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Regionali. Trame, indiscrezioni, lotte intestine e una certezza: Savona non conta nulla

Tanti casi anomali come quelli di Albenga e Vado Ligure. La rivalità infinita Vaccarezza-Melgrati

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Provincia. A risultati ormai acquisiti e dopo che IVG ha informato con dovizia di particolari i suoi lettori, proponendo anche alcune riflessioni, è venuto il momento di analizzare certi aspetti della consultazione regionale che – in larga parte – sfuggono a un primo giudizio anche tenendo conto di qualche possibile retroscena.

Ci sono dati di fatto certi (come quella che potremmo definire l’irrilevanza della classe politica savonese, intesa come Savona città, e in parte della Valbormida), e aspetti che sono sfuggiti a qualsiasi pronostico, come il fatto che il tema della Sanità, così sentito da parte dei cittadini e al centro delle polemiche in campagna elettorale, abbia scalfito poco o nulla lo strapotere di Toti.

SAVONA CAPOLUOGO

Un po’ per le candidature, un po’ per gli schieramenti e un po’ per i risultati, risulta evidente (per alcuni è solo una conferma) che Savona non conta nulla. Siamo costretti, noi savonesi, ciondolando tra via Pia, il Prolungamento, Villapiana e Legino (riconquistati, questi ultimi due quartieri, dagli ex comunisti) a ricorrere a palliativi. Ci riferiamo al fatto che Arboscello lavora a Savona e che Bozzano, reduce da un buon risultato, ha subito assicurato che rappresenterà il capoluogo e tutto il Levante. Ottima iniziativa, per carità, ma in Savona rappresentata dal sindaco di Varazze troviamo lo stesso qualcosa che non funziona. E non riusciamo a immaginare che cosa potrà accadere in vista delle Comunali, capitolo complesso di cui è difficile scrivere persino l’inizio. Salvini comunque ha parlato chiaro: il candidato del centrodestra deve essere espressione della Lega. Facile, più difficile ipotizzare il nome giusto.

VALBORMIDA

La scissione interna alla Lega per la mancata candidatura di Ardenti aveva già fatto squillare il campanello d’allarme. E alla fine è accaduto davvero: fuori tutti. Nessun consigliere della Valle, e non era mai successo. Righello sconfitto da Savona da Arboscello, spinto anche da chi voleva mandare un messaggio a Franco Vazio e al vecchio establishment dem premiando un delfino di Pinotti. Garra inevitabilmente chiusa dalla scelta di schierare due “campioni” Vaccarezza e Bozzano (ma almeno lei potrebbe rientrare in caso di dimissioni di uno dei due per entrare in giunta). E poi Maria Zunato, candidata un po’ qui e un po’ lì: per i savonesi era dell’entroterra, per i valbormidesi del capoluogo, e alla fine non l’ha premiata nessuno. Insomma, la Valbormida non è riuscita a puntare compatta su un cavallo vincente, e alla fine è diventata terra di conquista.

ALBENGA

È retta da una giunta di centrosinistra, al centro di ogni disputa c’è una gestione dell’ospedale da parte della Regione almeno poco convincente. Persino Salvini intervenne criticando in qualche modo Sonia Viale. Bene: appurato tutto questo, chi vince? Il centrodestra. Può significare molte cose, a partire dal fatto che i giochi della politica sono più forti delle esigenze dei cittadini. Positiva ma sfortunata la performance di Eraldo Ciangherotti: chi lo conosce è certo, al di là dell’appartenenza politica, che continuerà a battersi per il suo territorio con la passione di sempre.

LOANO CAPUT MUNDI

Due consiglieri su 5. Sono made in Loano gli exploit di Angelo Vaccarezza e Brunello Brunetto. Ma il primo è stato battuto proprio a casa sua. Anche se l’ex sindaco ha prontamente sottolineato che la soddisfazione maggiore gli arriva dal risultato di Alassio, patria del suo eterno rivale Marco Melgrati: quando le rivalità personali contano più di ogni altra cosa.

ALASSIO, TRIONFANO I “NEMICI”

Il risultato di Vaccarezza nei seggi del Muretto non avrà fatto piacere al “sindaco sospeso” Melgrati. Che non ha risparmiato frecciate all’eterno rivale persino in campagna elettorale (ma senza nominarlo mai, perché “siamo alleati”). E che ha spinto il sindaco di Villanova d’Albenga, Pietro Balestra. Non solo di Vaccarezza, però, dobbiamo parlare, ma anche di Jan Casella. Un risultato da applausi in una lista che per il resto ha raccolto poco. Anche qui, premiate due cose: la coerenza di una lunga militanza, e la voglia degli ingauni di mandare un messaggio al parlamentare Vazio, che avrebbe dovuto sostenere Niero e invece ha spinto Righello. Sacrificati (e sconfitti) entrambi.

VADO LIGURE, QUANTO PESA UN SINDACO?

Bel caso anche questo. C’è una sindaca di centrosinistra che poco prima delle elezioni passa al centrodestra. Dentro l’urna prevale però l’anima dura e pura della sinistra vadese. Qualche retroscena attribuisce a Monica Giuliano una seconda piroetta, ovviamente non dichiarata, a favore di Roberto Arboscello: i due lavorano a braccetto da sempre, e la svolta totiana di Giuliano aveva deluso non poco il suo collega di Bergeggi

TOTI SUPERSTAR

Il successo del presidente uscente e della sua lista è andato oltre ogni più rosea previsione. Certamente l’hanno aiutato il governo con la pessima gestione dell’emergenza autostradale, il completamento e l’inaugurazione del nuovo ponte, l’ottimo lavoro in tandem con Bucci e la tardiva e contraddittoria candidatura di Sansa. Ma deve aver avuto un ruolo importante la sua continua presenza sui social, una “bestia” al cui confronto quella di Salvini è un giocattolo per bambini dell’asilo.

LA NUOVA GIUNTA

Toti ha già messo le mani avanti: c’è tempo, ha detto. Poi ha aggiunto in sostanza che tutti i suoi assessori hanno lavorato bene ma che – certo – qualcosa bisognerà rinfrescare. I posti chiave sono due, Sanità e Turismo. Nel primo Sonia Viale è fuori dai giochi. Toti potrebbe tenere la delega per se’, magari avvalendosi di una serie di esperti (Brunello Brunetto non sarebbe tra i favoriti). Il secondo assessorato era diviso tra Ilaria Cavo e Gianni Berrino, che hanno ottenuto entrambi ottimi risultati.

C’è comunque chi dice che Toti non si limiterà a qualche limatura ma opterà per una rivoluzione. Sarebbe nelle corde del personaggio. E gli screzi delle ultime ore con Salvini e Rixi hanno messo in allarme più d’uno: che Toti sogni da tempo una svolta centrista non è certo un mistero…

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