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Presunti insulti razzisti a una ragazza, il sindaco di Cairo smentisce: “Racconto non verificato, nessun insulto”

Paolo Lambertini ridimensiona: "La giovane è stata solo accompagnata a casa, qualcuno ha ricamato e inventato falsità"

Cairo Montenotte. Nessun insulto razzista, nessuna “scorta” a casa, un caso “gonfiato” insomma partendo da un racconto “non verificato”. E’ questa la replica del sindaco di Cairo Montenotte, Paolo Lambertini, alla vicenda raccontata martedì da IVG, nella quale una ragazza (italiana ma di origine pakistana) e suo padre raccontavano che la giovane sarebbe stata fatta oggetto di insulti razzisti da alcune persone in attesa dell’arrivo di Matteo Salvini (leggi qui).

La ricostruzione non è andata giù al primo cittadino che, in una lettera aperta alla cittadinanza, ridimensiona l’episodio. “Premetto subito che in generale, prima di formulare giudizi e affermazioni su fatti, è sempre doveroso prima di tutto accertare le informazioni, anche quando sono riportate da organi di stampa (il riferimento è proprio a IVG, che aveva dato la notizia dopo aver parlato con la famiglia, ndr) o social media. Trovo grave, pericoloso e triste che un avvenimento riportato sui social sia subito considerato ‘oro colato’ e da lì si formulino giudizi, sentenze e perfino insulti, senza che ad alcuno venga in mente di verificare la veridicità di queste informazioni”.

“Detto questo – prosegue – in merito al presunto avvenimento, come amministrazione comunale abbiamo immediatamente sentito le persone interessate, anzitutto le Forze dell’Ordine, verificando che non c’è stato da parte di nessuno alcun insulto razzista verso la ragazza, la quale non è stata ‘scortata’ ma semplicemente accompagnata a casa e che via Roma risultava ormai libera da ogni forma di assembramento e che pertanto non c’è stato alcun problema affinché la ragazza potesse raggiungere la sua abitazione”.

“Per quanto mi riguarda ritengo che il caso si possa chiudere qui – scrive Lambertini – prima di tutto nel rispetto della ragazza e poi di tutta la comunità cairese che è stata additata come razzista quando non lo è e non lo è mai stata, né in questa circostanza né mai in precedenza, sempre dimostrandolo nei fatti e nelle azioni e non con affermazioni o slogan vuoti e ipocriti”.

Nei giorni scorsi la minoranza aveva chiesto al sindaco di condannare l’episodio. Secondo Lambertini, però, non sarebbe mai avvenuto: e sul banco degli imputati finisce chi (come IVG) ha dato credito al racconto del padre. “Una cosa mi permetto di chiedere a tutti: verifichiamo sempre che quello che ci viene raccontato sia vero e non frutto di invenzioni, magari create ad arte per alzare polveroni, per screditare una o l’altra parte politica. Molti si sono sentiti in diritto di manifestare indignazione, perfino schifo per azioni che non sono successe. Sarebbe giusto e doveroso che gli stessi provassero e manifestassero gli stessi sentimenti verso chi ha ricamato e inventato, comunicando falsità che hanno leso sia la ragazza sia tutti i cairesi. La costruzione e la crescita di una Comunità deve passare dalla lealtà e dalla ricerca del vero”.

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