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La denuncia delle Rete L’Abuso: “Frate cappuccino accusato di molestie verso un dodicenne”

Due indagini parallele a Savona e Genova: i fatti di Loano sarebbero ormai prescritti, ma si teme l'esistenza di due casi più recenti

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Loano. Si sarebbe verificata a Loano e avrebbe come protagonista principale un padre cappuccino la nuova vicenda di presunti abusi denunciata dalla “Rete l’Abuso”, su cui indagano ora le Procure di Savona e Genova.

Secondo quanto ricostruito dalla Rete, a Loano “il nostro assistito (cioè la vittima dei presunti abusi) serviva la messa e frequentava il campo solare estivo gestito dai frati cappuccini, teatro delle presunte molestie che come da manuale la psiche fa riemergere dopo anni portando alla luce coperture e omertà”. Il sacerdote, ordinato nel 1994, venne assegnato al convento cappuccino di Loano: “In quegli anni – racconta Francesco Zanardi, portavoce della Rete – la famiglia del nostro assistito decide di mandarlo insieme ai cugini ai campi solari estivi. Da subito qualcosa non torna, i cugini non vogliono più andare ai campi solari e così i genitori, ignari del perché decidono di ritirarli. Ma il nostro assistito, che a differenza dei cugini in quegli anni ha problemi famigliari, resterà fino alla fine dell’estate durante la quale subirebbe più volte le attenzioni del frate”.

“Nel frattempo, da quanto siamo riusciti a ricostruire, il frate viene più volte denunciato, purtroppo solo all’autorità ecclesiastica. Secondo le nostre fonti nel 1998, nel 2013 e nel 2017, quando la situazione sembra tracollare, si decide improvvisamente di mandarlo a ‘curare’ negli Stati Uniti, da dove farà ritorno dopo qualche mese. Malgrado ciò resterà sempre a contatto con minori”.

Dopo la denuncia dell’uomo, oggi poco più che trentenne e padre di famiglia, la Rete L’Abuso ha dato il via ad alcune indagini interpellando anche i cappuccini e sentendo al telefono anche il frate accusato: “Pur negando i fatti con minori – rivela Zanardi – ammetterebbe problematiche che definisce di ‘eccessivo affetto’, le denunce e le successive cure negli Stati Uniti”.

Per i fatti di Loano (risalenti al 1994) sotto il profilo penale è ormai intervenuta la prescrizione. Zanardi ha però informato le Procure della possibile esistenza di altri due episodi, nel 2013 e 2017, che sarebbero stati denunciati solamente all’autorità ecclesiastica.

Nei giorni scorsi l’accelerazione in entrambe le indagini parallele: a Savona la Squadra Mobile ha sentito la presunta vittima, mentre a Genova i carabinieri hanno ascoltato Zanardi. Il portavoce di Rete l’Abuso ha riferito quanto da lui scoperto in queste settimane e consegnato anche la registrazione della telefonata avuta con il frate (fingendo di essere proprio la vittima degli abusi del 1994). Una telefonata inutilizzabile come prova ma che potrebbe contenere comunque qualche elemento utile per gli inquirenti. Zanardi ha inoltre chiesto alla Procura di Genova l’acquisizione di eventuali fascicoli relativi alle indagini interne alla Curia.

Sull’identità del frate al momento IVG preferisce mantenere il riserbo. Ad ora infatti esiste solo un fascicolo “modello 45” (registro degli atti che non costituiscono una notizia di reato): un passaggio obbligato che consente di fare indagini molto generiche (e di sentire ad esempio Zanardi e la presunta vittima) ma di fatto, almeno in questa fase, gli inquirenti non ipotizzano alcun reato nei confronti del sacerdote.

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