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La crisi dei pubblici esercizi nel savonese, Fipe-Confcommercio: “Sostegno per mantenere i posti di lavoro”

Uno studio rivela il drastico calo di consumi che ha colpito in maniera drammatica il comparto

Savona. Sono ancora troppo pochi gli italiani tornati al bar per fare colazione, o al ristorante per un pranzo o una cena. E’ quanto emerge dall’indagine condotta dal Centro Studi di Fipe-Confcommercio per analizzare le cause del drastico calo di consumi che ha colpito in maniera drammatica il comparto dei pubblici esercizi. I numeri, purtroppo, sono molto chiari: il 72% non ha ancora mai fatto colazione al bar, il 67,9% un pranzo fuori casa e il 69,4% una cena. Peggio va solo per il dopocena ma è noto che questa sia un’occasione di consumo che riguarda principalmente la fascia giovanile della popolazione.

“Le imprese – afferma Pasquale Tripodoro, presidente della Federazione Pubblici Esercizi di Savona – stanno subendo pesanti cali di fatturato ed un aumento delle spese per mantenere con i giusti standard di sicurezza nei propri locali, igienizzando e sanificando. Circa un 30 per cento non ha ancora ripreso perché con l’apertura e gli incassi risicati, non si riesce a far fronte alle spese. Una situazione difficile anche per i posti di lavoro che il comparto riesce ad assicurare sia in maniera diretta che indiretta attraverso fornitori ed altre attività collaterali. Il settore dei pubblici esercizi in provincia di Savona, nel suo complesso, rappresenta circa il 70% delle imprese turistiche e assume un ruolo di primo piano, il suo tracollo rappresenterebbe un notevole danno per tutta l’economia provinciale”.

“I dati ci restituiscono la fotografia di un settore in grande sofferenza – dichiara Pasquale Tripodoro – è indispensabile mettere in campo strumenti che stimolino la domanda con l’obiettivo di compensare le pesanti perdite determinate dalla mancanza di turismo internazionale e dal perdurare dello smart working. Sarebbe utile lo stanziamento di un fondo finalizzato a rimborsare una quota parte della spesa al ristorante, sarebbe certamente un provvedimento che va nella giusta direzione, ma sono altrettanto urgenti ulteriori misure per il contenimento dei costi a cominciare da quelli del lavoro e dei canoni di locazione, magari attraverso l’introduzione della cedolare secca sugli affitti”.

“Tuttavia – prosegue Pasquale Tripodoro – dobbiamo registrare da parte di alcuni imprenditori coraggiosi la propria volontà di non mollare ma essere ancor più attrattivi per la clientela. Nel periodo del blocco totale delle attività molti ne hanno approfittato per rinnovare i locali, nuovi impianti, nuovi arredi, nuovi colori, un tocco di novità, grandi pulizie per essere sempre in grado di fornire il miglior servizio. Di fronte all’incertezza della situazione, notevoli investimenti per riuscire a superare la crisi. Questi sono aspetti che ritengo siano molto positivi e che meritano attenzione e sostegno” conclude.

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