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Il piano di Ferruccio Sansa per ridurre il ricorso alle Rsa

Il candidato presidente della Regione presenta le sue proposte per curare a casa le persone anziane

Liguria. “Teniamo i nostri anziani a casa, non costringiamoli ad andare nelle Rsa. Si può fare, abbiamo questo piano che è uno dei punti fondamentali di tutta la nostra campagna”.

Così il candidato presidente della Regione Liguria Ferruccio Sansa, ha introdotto la presentazione del piano “Migliorare la sanità pubblica, superare le Rsa”, elaborato insieme a Demos Liguria.

“Quello che noi proponiamo è l’inizio di un percorso – ha spiegato Bruno Vitali di Demos – che tolga l’anziano e il disabile dall’istituto e cancelli l’idea che si tratti solo di un costo. Penso a quanto ha detto un po’ di tempo fa il commissario di Alisa Locatelli, secondo il quale per ottenere economie di scala occorre realizzare Rsa sempre più grandi, da almeno 100 posti. Eppure l’emergenza Covid ha dimostrato che questo è un modello inaccettabile. I numeri parlano chiaro. In Liguria ci sono almeno 12 mila persone nelle Rsa (dati del 2016, perché Alisa si rifiuta di fornire quelli aggiornati) e nello scorso aprile il 44 per cento dei contagi si è verificato nelle Rsa, contro solo un 24 per cento in ambito familiare. Il 3 per cento degli over 75 è ospite delle Rsa ma ha generato quasi la metà dei casi e si stima che in quel periodo poco meno di un quinto dei decessi negli istituti sia dovuto al Covid. Probabilmente i dati sono ancora peggiori: il numero dei morti da Covid è sottostimato, basti pensare che in Liguria tra il 1 marzo e il 15 aprile i morti over 80 sono stati il 157 per cento in più rispetto alla media dei cinque anni precedenti”.

“Superare le Rsa – ha proseguito Sansa – non è solo una questione di numeri e di conti economici. E’ una questione di benessere fisico e mentale, due fattori che aumentano la qualità e la durata della vita. Abbiamo esperienze molto positive come quella realizzata a Genova su mille persone da Sant’Egidio (dove tra parentesi è morta solo una persona per Covid). Allora abbiamo pensato che se uniamo l’esperienza del volontariato sociale alle risorse della Regione, anche utilizzando il personale attualmente in forza alle Rsa, potremo mettere a disposizione servizi territoriali per chi resta nella propria casa, o in case famiglia o sceglie la coabitazione con altri anziani. A Genova quasi il 40 per cento degli anziani vive da solo. Chi ha una casa grande potrà affittare alcune stanze a giovani che otterranno un abbattimento sul costo in cambio di un’attenzione a chi li ospita. Saranno allestiti centri diurni, in cui trovare compagnia e socialità. Nelle esperienze simili funzionano molto bene le integrazioni con farmacie, negozi di prossimità, medici. Noi aggiungeremo le case della salute e gli infermieri di quartiere”.

“Ovviamente – ha concluso Vitali – noi non vogliamo criminalizzare le Rsa e chi ci lavora, ma pensiamo che gli stessi operatori preferirebbero dedicarsi a strutture più a misura d’uomo, dove magari verrebbero anche pagati meglio. Il progetto, inoltre, sarà attuato gradualmente, anche per rimotivare e formare il personale. Le Rsa, infine, non saranno eliminate, ma mantenute per situazioni specifiche di non autosufficienza”.

Il piano e i dati

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