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Ex-cave Arene Candide a Finale Ligure, avviata la procedura di vendita all’asta

I Verdi: "Ora il Comune di Finale prenda in mano la situazione e dica addio al vecchio progetto urbanistico"

Finale Ligure. Il prossimo 6 ottobre, salvo imprevisti, presso il Tribunale di Savona verrà avviata la procedura di vendita all’asta dell’ ex-cava Arene Candide. Tramonta, molto probabilmente, un progetto criticato da molti perchè impostato, insieme al “progetto ex- Piaggio”, sulla realizzazione di un numero spropositato di seconde case: complessivamente quasi mille appartamenti programmati per un territorio estremamente delicato sotto il profilo urbanistico-ambientale.

All’inizio di quest’anno, prima che scoppiasse la pandemia, è stato nominato un commissario con il compito di stimare il valore dei beni pignorati. Secondo i tecnici, per giungere alla conclusione di questa complessa pratica, potrebbero trascorrere alcuni anni e nulla è dato sapere sul destino delle aree ex-Piaggio alla foce del torrente Pora.

Nelle settimana scorse un coro di voci si levò giustamente affinché il patrimonio storico-ambientale dell’Isola Gallinara venisse acquisito dal Comune di Albenga e reso fruibile dai cittadini per finalità turistico-culturali. Anche l’area della Caprazoppa rappresenta un valore storico-ambientale di grandissimo rilievo e il suo possibile recupero potrebbe rientrare in una logica virtuosa di “green economy”.

Il Comune di Finale Ligure si trova in una situazione particolarmente favorevole in quanto risulterebbe tra i creditori della società attualmente proprietaria delle ex-cave.

“La situazione critica di un progetto urbanistico economicamente non sostenibile è evidente e l’amministrazione finalese potrebbere prendere in mano la situazione orientando il recupero di un’area storicamente importante, oggi fortemente degradata dal punto di vista ambientale, ma con grandi potenzialità” afferma Gabriello Castellazzi dei Verdi.

“I motivi di interesse, per un recupero eco-sostenibile, si potrebbero orientare su tre diversi settori di intervento tra loro compatibili: la possibilità di un recupero delle cave, nel rispetto del “Protocollo di Kyoto”, era già stata ipotizzata circa dieci anni fa dall’Ing. Gianpiero Suetta del “Solar Technology Group” di Savona, il quale, proprio per la posizione ottimale dell’area propose di realizzare, nella parte alta della cava, una centrale solare con superficie di mq.11.250. L’impianto della potenza di 1.125 Kw, potrebbe produrre ogni anno 1.123.000 Kwh di energia elettrica e un risparmio ecologico-ambientale di 1350 barili di petrolio ( 670 ton. di CO2 non immessi in atmosfera)”.

“L’area situata in basso, vicino al mare, potrebbe ospitare invece un grande giardino botanico sull’esempio dei “Butchard Gardens” di Victoria (Canada), fornito di idonee strutture turistico-ricettive. In quella zona si trovava, abbandonata, un’ex-cava di pietra calcarea, esattamente come quella delle attuali ex Arene Candide finalesi. Oggi quel sito è diventato una meravigliosa attrattiva turistica, con fiori, piante, stagni, fontane e scenari suggestivi. In ogni stagione un arcobaleno di colori che attira visitatori da ogni parte del mondo.
Nell’area a ponente delle cave si affaccia la Caverna delle Arene Candide”.

“Tutti gli studiosi riconoscono questo patrimonio finalese come il più interessante sito archeologico dell’area mediterranea con aspetti culturali riguardanti le popolazioni neolitiche in modo così completo come non è stato rinvenuto in alcun altro sito preistorico affacciato sul nostro mare”.

“Teniamo presente che le Arene Candide sono state l’ultima dimora del “Giovane Principe”, vissuto nel Finalese 25.000 anni fa ed oggi “esule” nel Museo di Villa Pallavicini a Genova Pegli. Quindi un “Parco Archeologico” con vie di accesso facilitate, piccolo museo e foresteria, potrebbe collegarsi ai siti archeologici di BorgioVerezzi ubicati sulla Capazoppa (Villaggio fortificato dell’età del del ferro- Dolmen megalitico-Mulino Fenicio-Cava dei Fossili, ecc.)”.

“Questo progetto di “Parco”era addirittura già compreso nel progetto urbanistico approvato dal Comune. I Verdi ritengono che una situazione di degrado ambientale di tali dimensioni non possa più essere tollerata nel paesaggio del Finalese e se esistono altre proposte per un recupero eco-sostenibile dell’area, esse vengano discusse apertamente” conclude.

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