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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Del nuovo idolo

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Lo Stato non è qualcosa che si può distruggere con una rivoluzione, dato che esso esprime una condizione, una certa relazione tra gli esseri umani, una modalità del comportamento umano; lo possiamo distruggere solo contraendo altri tipi di relazioni, assumendo altri tipi di comportamento.” Si tratta di una delle più citate tesi di Gustav Landauer, un anarchico tedesco vissuto tra la fine dell’800 e l’inizio del XX secolo. Il suo pensiero è stato ripreso e apprezzato da diversi studiosi, fra i molti basti ricordare Colin Ward ed Erich Fromm, tanto da essere considerato, senza nulla togliere alla fondamentale centralità dell’opera di Proudhon, il fondatore di un nuovo anarchismo che sappia combattere, eliminare e sostituire pacificamente il concetto di Stato attualmente considerato da tutti o come incontrovertibile e da accettare come male minore o come nemico da eliminare con la violenza.

Come spesso è occorso a pensatori anarchici, la formazione e l’inizio del percorso di Landauer si realizza nell’ambito dell’area marxista ma ben presto il suo progetto rifiuta la lotta di classe e la violenza, non solo per ragioni etiche, ma fondandosi su una precisa analisi filosofico politica. Era sua convinzione, infatti, che non sarebbe stato possibile per un sistema di persone distruggere lo Stato in quanto “lo Stato sono le persone stesse”. Da questa premesse consegue inevitabilmente che, se non è possibile eliminare lo Stato, diviene indispensabile adeguarlo, renderlo funzionale ai bisogni dell’uomo, alla sua ricerca della felicità. Come non riconoscere, infatti, che lo Stato, che avrebbe dovuto essere a nostro servizio, è divenuto il nostro despota? Credo che il presupposto logico si potrebbe così sintetizzare: noi abbiamo costruito lo Stato per consentirci ad una organizzata vita sociale, ebbene, poiché siamo stati noi a costruirlo saremo noi a modificarlo. Mi ricorda, mutatis mutandis, la riflessione roussoiana: se è responsabilità dell’uomo la perdita del paradiso ed è nel potere e nelle scelte dell’uomo il riconquistarlo, a che serve Dio? Ho inevitabilmente sintetizzato ma la prospettiva è chiara, può essere applicata anche al concetto di denaro: com’è possibile che noi che lo abbiamo creato per nostra esclusiva comodità si sia diventati oggetto di mercato con un cartellino del prezzo stampato sulla fronte o, più tecnologicamente, un codice a barre? E lo stesso vale per il mercato, anch’esso una nostra creazione nei confronti della quale siamo divenuti proni “produttori consumatori” in ottusa e disperata lotta per guadagnare di più e acquistare di più, incomprensibilmente convinti che questa corsa verso l’abisso sia, al contrario, la risalita all’Eden.

La proposta di Landauer per un mondo diverso prospetta un ritorno alla terra, la costituzione di fattorie comunitarie, ricorda alcuni progetti di Fourier e poi di Ward, nelle quali il concetto di proprietà privata verrebbe meno non grazie all’azione dall’alto di uno stato comunista e dittatoriale ma attraverso la creazione di nuovi e più naturali rapporti tra le persone e tra le stesse e la natura. Il suo sogno era di dimostrare operativamente che l’uomo è naturalmente felice in una condizione prossima ed armonica con la natura che, inevitabilmente, deve fare a meno di Stato, Denaro, Mercato. Ovviamente il primo pensiero di ogni lettore sarà: “Certo, sarebbe bello, ma è un’utopia”. I più strutturati sosterranno, come Wayne Price, che “Le classi al governo hanno raramente permesso agli sfruttati di vivere diversamente; esse usano la forza per mantenere le loro istituzioni, specialmente lo Stato – e gli oppressi sono costretti ad usare la violenza per difendere le loro scelte oppure ad arrendersi ai padroni.” o che anche l’esperimento israeliano dei kibbutz sia poi sfociato nell’ennesima forma di stato capitalista. Mi torna tristemente alla memoria il racconto sveviano “La tribù”, ma sarà per un prossimo incontro. Riprendiamo il nostro ragionamento dalle fondamenta: perché sostenere l’impossibilità di modificare una struttura che noi stessi abbiamo prodotto se ci rendiamo conto che qualcosa in essa non funziona? Con quale logica possiamo sostenere che la violenza esercitata dallo Stato borghese sia intrinsecamente una bestemmia etica per giustificare l’ipotesi di uno Stato comunista altrettanto violento, anzi, molto di più, con l’arroganza di sostenerne l’assoluta eticità? Possibile che dopo secoli di errori ci siano ancora fanatici, in nome di una fede religiosa, politica o etica che importa, convinti di fare il bene di chi subisce la violenza della loro fede?

In verità temo che la vera forza del potere non risieda nelle grandi istituzioni, queste sono l’effetto, non la causa. Non avrebbero nessun potere se ogni uomo non glielo riconoscesse arrogandosi la supponente certezza di essere un agente, in nome di Dio o dell’uguaglianza sociale, la cui missione sulla terra è controllare e censurare i comportamenti altrui. Il marcio, il peccato originale risiede nel credere di poter combattere i pochi degenerati che reclamavano il potere dando vita ad un presunto soggetto super partes che li tenesse a bada. Una volta nata la bestia, questa ha trovato facili alleati nei primi e, successivamente, ha ingoiato la possibilità di “un pensiero altro” rendendo tutti parte di sé. È evidente che chi è nato e cresciuto nel ventre della bestia non sappia che pensarsi come sterco del demonio, ma se non riusciamo a trasformare anche questo fango in oro, per dirla con Nietzsche, davvero saremo perduti. Diffidate dei fanatici, ammoniva inascoltato Kant, il suo riferimento era Robespierre, e quanti piccoli fanatici, infatti, celebrano ogni giorno la propria mediocrità confermando il sistema!

Può sembrare contraddittorio ma nel 1919, ricordiamo che da poco si era conclusa la prima guerra mondiale ed aveva preso il potere la rivoluzione bolscevica negli ex territori dello Zar, Landauer prese parte in Baviera al tentativo di dare vita ad una repubblica dei lavoratori. Lo Stato socialdemocratico, non quello borghese o di destra, reagì con estrema durezza. Landauer venne arrestato, prima fu colpito più volte con armi da fuoco ed infine, grazie ai calcagni di altri “esseri umani” che lo calpestarono, trovò la morte come accadde a Rosa Luxenburg. Ancora Erich Fromm afferma che, con la morte di Landauer e della Luxemburg “venne uccisa insieme a loro anche l’umanistica tradizione di aver fede [nell’umanità]”. Mi è occorso di avere uno scambio di pensieri con una intelligente lettrice che mi ha scritto sottolineando la mia visione tragica del rapporto dell’uomo col potere, in realtà credo profondamente nella possibilità di una palingenesi generata dall’uomo, anche se troppo spesso mi è capitato di incontrare chi, in buona o cattiva fede è tutto da decidere anche se poco rilevante per gli effetti, ha assunto il ruolo di faccia individuale della bestia. Ma questo non ha ucciso la mia fede nella possibilità della parola, del rispetto dell’intelligenza, della disponibilità ad osservare il mondo con gli occhi dell’altro.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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