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Dalla gavetta al Paradiso: la bella favola di Ciccio Caputo

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Non gli sembra ancora vero, eppure è proprio così. “Per me è un sogno essere qui”. Ciccio Caputo lo ha ripetuto probabilmente decine di volte a partire dalla conferenza stampa andata in scena giovedì a Coverciano. L’attaccante, reduce da una grande stagione con il Sassuolo, si è guadagnato la prima convocazione in Nazionale della sua carriera.

A 33 anni potrebbe diventare il secondo esordiente più anziano, dopo Moretti. La sua incredibile story ha fatto il giro d’Europa, con l’Equipe in Francia che ha parlato di lui. Ma non solo è diventata internazionale. Si parla del centravanti anche in Brasile. “Il bomber di provincia del Sassuolo arriverà all’Europeo?”.

Si parla della gold gallery dei bomber di provincia, da Protti a Hubner, da Riganò a Ferrante, ora invece c’è Caputo. “Non mi infastidisce questa etichetta, me la porto dietro da tanto tempo e non rinnego nulla. Sono contento del percorso che ho fatto e ora mi godo con tanta voglia questa opportunità. Sono il ragazzo più felice al mondo”.

E’ giusto così. A tutta birra e sempre a testa alta. Ai tempi moderni del coronavirus Caputo è stato l’uomo simbolo del lockdown. Il foglio che mostrò alle telecamere dopo il primo dei suoi due gol in Sassuolo-Brescia del 9 marzo scorso, ultima partita prima che il calcio italiano entrasse in quarantena, era una didascalia da cinema muto, un messaggio di prudenza contro la paura. Era scritto in stampatello. Il Charlie Chaplin in maglia neroverde, barba oltre ai baffi e sguardo serio, lo reggeva con le mani: “Andrà tutto bene #Restate a casa”. Popolato di calciofili, il Paese annotò mentalmente l’hashtag, che fece più presa di una conferenza del comitato tecnico scientifico.

Eppure, quand’era giovane, stava per smettere. Due volte. La prima da ragazzino, quando sfumò il passaggio al Grosseto e lui per la delusione andava a lavorare col papà muratore. Lo spinse a continuare Onofrio Colasuonno, mister del Toritto, Prima Categoria pugliese. La seconda a 26 anni, quando al Bari fu squalificato: 3 anni e mezzo per frode sportiva, accusa stordente poi derubricata a omessa denuncia di una combine, con riduzione della squalifica a un anno, e infine cancellata dall’assoluzione della giustizia ordinaria. Intorno gli si era fatto il vuoto: tutti spariti i finti amici, che nella scia di un calciatore professionista abbondano. Lo persuase a tenere duro la moglie Annamaria.

Un tatuaggio chilometrico sulla gamba riassume tutto: “Sono convinto che nella vita la parola impossibile sia un’invenzione di chi ha troppa paura per crederci davvero”. Lui ci ha creduto. Ma fino a 31 anni Francesco Caputo, attaccante normotipo, 1.81 per 74 chili come da scheda tecnica, soprannome normale come può essere Ciccio per uno nato ad Altamura, famiglia normale con padre muratore e mamma casalinga e moglie dello stesso paese e tre bambini, carriera normale con 11 campionati di serie B, 300 presenze e 117 gol suddivisi tra Bari, Salernitana, Siena, Entella ed Empoli, era il classico centravanti di categoria. Stasera in Italia-Bosnia gara del Gruppo A Nations League che si gioca a Firenze insieme a tanti altri che hanno avuto la fortuna di conoscerlo tiferò per lui.

Lo ricordo nel 2016 a Brentonico (TN) durante il ritiro dell’Entella. Da solo teneva su di morale tutti e tirava il gruppo. Quante avventure, quante risate. Dal suo diario di bordo delle giornate biancocelesti ne esce una figura carismatica, altruista, umile, solare. E poi in campo che magie. Il 26 luglio nella seconda amichevole stagionale con il Real Vicenza buttò dentro la prima di una lunghissima serie di reti che mi auguro possano tingersi anche di azzurro.

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