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Concessioni autostradali, dopo il picche di Atlantia rabbia dei familiari del Morandi: “Risalire a responsabilità”

Dopo lo scontro tra il Mit e la concessionaria

Liguria. Dopo il rifiuto al Mit da parte di Atlantia sulla manleva della responsabilità del crollo del Morandi in vista della cause civili e la vendita diretta a Cassa, depositi e prestiti del pacchetto azionario di Autostrade per l’Italia anche il comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi interviene sulla vicenda. Egle Possetti, presidente del comitato dei familiari, dirama una nota, che riportiamo: “Leggiamo stamattina le determinazioni da parte di Atlantia che non aderisce completamente alle richieste del governo e alla manleva legale per CDP, dal nostro punto di vista questo è molto grave, questa società dovrebbe mettersi in ginocchio e cospargersi il capo di cenere, siamo scandalizzati da tanta arroganza, siamo anche molto amareggiati che tanti italiani non comprendano la portata di questo gesto che ha il significato di schiacciare con un piede tutte le nostre teste di cittadini, è una vergogna!”, scrive la presidente del comitato.

“Chiediamo al governo di valutare con attenzione, sia la possibilità che la concessione originaria possa essere dichiarata illegittima, sia la ricerca con determinazione e tranquillità delle responsabilità di chi aveva promosso e firmato una concessione di questo tipo, in barba agli interessi prioritari dei cittadini che sono sempre da proteggere da parte di chi è stato eletto”, continua.

“Attendiamo ovviamente con fiducia ed attenzione le risultanze del secondo incidente probatorio nel mese di dicembre, che darà certezza alle motivazioni del crollo del Ponte Morandi, sgombrando il campo da ogni possibile dubbio. Le vittime ed i cittadini non meritano un’altra presa in giro”, conclude Possetti.

“La manleva della responsabilità del crollo del Morandi in vista della cause civili e la vendita diretta a Cassa, depositi e prestiti del pacchetto azionario di Autostrade per l’Italia non erano previsti dall’accordo del 14 luglio, a cui l’azienda “è sempre stata coerente”, e per questo sono considerate “inusuali e non accettabili”, era stata la riposta di Atlantia all’ultimatum del Mit previsto per il 30 settembre, chiudendo ulteriormente la porta alle richieste dello stato per un accordo blindato.

Nella lettera di accompagnamento, Aspi ricorda che, in assenza di alcun accertamento di responsabilità, “pur di giungere ad una non più procrastinabile definizione della procedura di contestazione avviata a seguito della tragedia del Ponte Morandi, ha dato seguito a tutte le intese intercorse con il governo, formalizzate in diverse comunicazioni, tra cui l’adozione del nuovo sistema regolatorio, con una generale riduzione del tasso di remunerazione degli investimenti ed un incremento della tariffa pari all’1,75%, che già include gli oneri per i mancati ricavi dovuti alla flessione di traffico nel periodo di lockdown da Covid-19; l’impegno a realizzare fino a 14,5 miliardi di euro di investimenti in nuove opere e 7 miliardi di euro di spese di manutenzione per l’ammodernamento della rete con la possibilità di aprire da subito importanti cantieri a livello nazionale; la messa a disposizione di 3,4 miliardi di euro di fondi a titolo compensativo per investimenti e sconti tariffari non remunerati, inclusivi degli oneri sostenuti per la ricostruzione del nuovo Viadotto sul Polcevera; l’accettazione di una profonda revisione delle clausole contrattuali nei termini previsti dall’art. 35 del Decreto Milleproroghe”.

“La formalizzazione del suddetto accordo, come indicato chiaramente nella lettera del 14 luglio 2020, era il necessario presupposto per il riassetto societario – si legge nella nota stampa che accompagna la bozza dell’accordo – Pertanto la subordinazione dell’efficacia dell’accordo alla cessione del controllo di Aspi a Cdp, contenuta nell’articolo 10, risulta estranea all’intesa intercorsa, oltreché giuridicamente impropria“.

La lettera odierna inviata da Aspi ricorda inoltre che “risulta del tutto evidente la totale disponibilità della Società ad aderire alle richieste del governo, dopo aver doverosamente adempiuto all’obbligo di ricostruzione a proprie spese del Viadotto sul Polcevera”.

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