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I Magazine di IVG.it - Nera-Mente

Amanda Playle: una terribile storia di stalking

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

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“Ci sono stati dei momenti in cui credevo che nessuno potesse aiutarmi e ho pensato di farla finita.”

Così parla Amanda Playle, la vittima di questa incredibile ed inquietante storia di stalking, in un’intervista sul canale BBC. Il suo viso è molto provato, gli occhi sono stanchi. “Molte persone che mi stavano vicino sminuivano la situazione dicendomi ‘Sono solo messaggi’. Ma no, non erano semplicemente messaggi: la mia intera esistenza è stata compromessa. Mi sembrava di essere chiusa in una scatola senza alcuna via di uscita. Sono arrivata anche a compiere atti di autolesionismo, per la disperazione.”

Ci troviamo nell’East Sussex, una contea dell’Inghilterra sud-orientale. Amanda è una donna che conduce un’esistenza tranquilla con suo marito, dal quale ha avuto tre figlie.
Finchè un giorno, sul suo profilo Facebook compare una richiesta di amicizia: è Anthony Reynolds, una sua vecchia fiamma del liceo. La donna accetta ed i due iniziano a parlare del più e del meno. Finchè l’ex fiamma non la invita a bere un drink, in memoria dei vecchi tempi. Amanda, con gentilezza, rifiuta l’invito, spiegando all’uomo di avere una famiglia. Da quel momento, per due settimane, Reynolds scompare. Ma è un silenzio provvisorio. L’uomo, infatti, ritorna alla carica, ma con messaggi molto più violenti. Amanda, a questo punto, tenta di bloccarlo ripetutamente, ma l’uomo riesce sempre a contattarla. Così la donna decide di cancellare ogni profilo sui social network.
Ma questo non basta, purtroppo, perché in poco tempo vede la sua casella email riempirsi di messaggi, centinaia, ogni giorno, nonostante non avesse mai comunicato il suo indirizzo di posta elettronica a Reynolds.

Con queste email, inviate tra il dicembre 2015 e il giugno 2017, l’uomo definisce la donna come una moglie infedele e una madre inadeguata. Inoltre la interroga su precedenti incontri sessuali, definendola una “scoria”. Fa commenti sul fatto di averla vista fare jogging. Inizia a descrivere come è vestita, con chi parla e cosa sta facendo. Le invia addirittura delle sue fotografie scattate di nascosto. Insomma, sembra che la stia controllando giorno e notte, come un vero e proprio stalker.

Ma non solo: Reynolds contatta anche i genitori e i colleghi di Amanda, oltre ad hackerare i suoi account per inviare messaggi simili a tutti i suoi conoscenti.

Finchè un giorno, esausta e terrorizzata, la Playle decide di recarsi dalle forze dell’ordine, accompagnata dal marito.

Ed è a questo punto che viene a galla l’impensabile. Dopo alcune indagini, infatti, la polizia scopre che l’indirizzo IP dal quale provenivano le email corrisponde a quello di casa di Amanda. Inoltre, viene recuperato un video di sorveglianza all’ingresso di un aereoporto, in cui erano state scattate alcune delle foto inviate alla sua casella email, che registra il vero colpevole di questo stalking estremo arrivare con la sua automobile munito di fotocamera, e passare all’azione: si tratta di Paul Playle , il marito di Amanda. Proprio così: non è mai stato nessun Anthony Reynolds a contattare la donna. Nessuna vecchia fiamma, bensì l’uomo con cui è sposata da ben ventisette anni, con cui ha condiviso una casa, con il quale ha messo al mondo tre figlie. Lo stesso uomo che ogni sera la tranquillizzava dopo l’ennesima email terrificante ricevuta, vedendola isolarsi sempre di più e tentare il suicidio.

“Non ci credevo, non volevo crederci. Ero irremovibile con la polizia, ero sicura che si fossero sbagliati. Era la mia roccia … Ho sempre detto alle persone intorno a me che questo stalker conosceva i miei pensieri e sentimenti interiori … Ed in realtà era seduto proprio accanto a me.”, ha poi affermato la donna.

Oltre alle terribili conseguenze psicologiche su Amanda e le figlie, Paul Playe ha lasciato la consorte con un debito di 80.000 sterline per far fronte al recupero della casa di famiglia. L’uomo, pur negando ogni accusa, è stato condannato a tre anni e mezzo di prigione per stalking e comportamento coercitivo e di controllo.

Quali siano le cause (patologiche, è quasi scontato) che abbiano spinto Paul Playle a mettere in atto tale macabra dinamica di comportamento, non è stato reso noto.

Quello che è certo è che la povera Amanda aveva sposato un vero e proprio mostro.

È possibile che l’uomo non avesse dato alcun segno di tale disagio? O forse Amanda era troppo innamorata e coinvolta nella vita di famiglia per potersene accorgere?

Anche questo, probabilmente, non lo sapremo mai. L’unica cosa tristemente certa, dopo aver letto questa storia, sembrerebbe essere una sola: non possiamo mai conoscere nessuno fino in fondo.

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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