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Pensiamoci
di Sandro Chiaramonti

Siamo entrati nella “bolla di Ferragosto”: orari di chiusura dei locali, ordine pubblico e ancora Covid i problemi

Tra i temi del giorno anche gli stravaganti provvedimenti a favore del turismo

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Savona. Dai, lo sappiamo tutti, non sarà un Ferragosto come gli altri, con i contorni delineati dalla fine del lockdown, le riaperture e l’attesa di un difficile autunno che è lì, così vicino che quasi lo tocchi. Però le città, le abitudini, anche i problemi, sembrano quelli di sempre, con Savona deserta perché molti sono a spiaggia o i parcheggi lungo l’Aurelia in Riviera che hanno l’aspetto familiare del tutto esaurito.

Viviamo in una bolla che finirà domenica 23, giuste giuste due settimane, ma guai a farla scoppiare, la bolla, perché siamo aggrappati a lei per vivere comunque il sacro rito del Ferragosto.

In questi giorni tengono banco e si intrecciano molti problemi. Il primo è l’ora di chiusura dei locali e il problema della vendita degli alcolici. Un gruppo di Comuni ha raggiunto un accordo, altri vanno per conto loro. Confessiamo di averci capito poco, se non che la sindaca di Savona Caprioglio, optando per la chiusura alle 2, abbia ben mediato tra le varie esigenze. Su questo tema c’è anche da considerare che le polizie locali, le prime a dover far rispettare le ordinanze, hanno tutte organici limitati e si muovono in ordine sparso come possono o come vogliono.

L’orario della vendita degli alcolici sta raggiungendo ormai toni da proibizionismo, che non è mai la soluzione. Vieta di qua e vieta di là, si è arrivati a capire (non era poi così difficile) che molti giovani comprano i superalcolici al supermercato e allora via, altre limitazioni per lo più inutili.

Ci sentiamo comunque di affermare che sono sempre preferibili le feste ufficiali, come quelle delle discoteche, che nella maggior parte dei casi sono gestite da bravi professionisti.

Ogni tanto pure le discoteche hanno i loro problemi, piccoli e grandi. Venerdì è saltato fuori l’Hospital Party della Kava di Bergeggi, offensivo per le infermiere (leggi qui) e non è neppure il caso di dilungarsi. Ci ha invece sorpreso e un po’ preoccupato che il locale, scusandosi, abbia scaricato le responsabilità su un ‘collaboratore esterno’. La tutela del proprio nome dovrebbe essere una delle preoccupazioni principali di qualsiasi azienda, da chi vende panini a chi fabbrica missili. Insomma, il rimedio forse è peggiore del male.

Il problema principale, orari a parte, è però quello dell’ordine pubblico, con singoli o bande di giovanotti che ne combinano di tutti i colori (l’ultimo episodio stamattina, un treno preso a sassate). Per spiegare il perché si sono mobilitati poliziotti, psicologi, sociologi, preti, esperti in varie materie. Noi non ci siamo fatti un’idea precisa (i motivi possono essere molteplici e quindi a trarre conclusioni si rischia di sbagliare), ma che il lockdown abbia lasciato tracce pesanti qualcosa deve entrarci. Comunque via ai controlli, reparti specializzati, riunioni a tutti i livelli. Male non fa, e su questo fronte ci sembra molto attento (e molto attivo) il vicesindaco reggente di Alassio, Angelo Galtieri.

Sull’argomento economia e turismo ogni giorno piovono provvedimenti di ogni genere. Ci viene da citare gli aiuti agli esercizi dei centri storici (però solo nelle grandi città, Albenga si aggiusti), bonus – parolina magica – a chi propone prodotti a chilometro zero (ma chi li conta, i chilometri?), sovvenzioni varie ai ristoratori purché siano veramente sull’orlo del fallimento. Non resta che attendere che si richieda di conoscere colore dei capelli e degli occhi dei clienti, mentre alberghi e ristoranti sono alle prese con turisti sempre più nervosi e con pochi quattrini, che piantano liti sulla mezza minerale o sull’ora in cui devono lasciare la camera.

L’ombra del Covid, purtroppo, non ci lascia tranquilli neppure nella bolla. I nuovi contagiati sono sempre più giovani e aumentano persino gli under 18, che pensano di non fare nulla di male a bere una birra in gruppo, magari in un locale chiuso e senza mascherine: bisogna tenere sempre alta l’attenzione perché i ragazzi sono spesso asintomatici, ma il virus ci vede benissimo.

È un periodo, quello di Ferragosto, a cavallo di molte sensazioni e percezioni. Avete mai fatto caso che un po’ di vento e qualche goccia di pioggia il 10 agosto è una salutare rinfrescata contro l’afa e la medesima cosa il 20 è invece il segnale dell’autunno in arrivo?

E allora rinchiudiamoci nella bolla e godiamocela. Che nessuno si permetta di scoppiarla con uno spillo. Al resto penseremo dopo.

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