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Regionali 2020, Sansa in tour nell’entroterra ligure: “Migliorare sanità, turismo e trasporti”

Il candidato: "Le persone si sentono abbandonate e ci chiedono aiuto"

Liguria. Si è concluso il tour di Ferruccio Sansa nell’entroterra: una tre giorni molto intensa per il candidato presidente della regione per il Movimento 5 Stelle e il centrosinistra, che alla fine ha voluto lasciare le proprie impressioni di viaggio.

“Sono stati tre giorni intensi, bellissimi, costruttivi – scrive Sansa – Abbiamo girato la Liguria in lungo e in largo: 500 km dall’area archeologica di Luni al confine con la Toscana fino all’estremo ponente, nei paesi della Valle Impero come Pontedassio, Chiusanico e Lucinasco, passando per l’entroterra savonese, Sassello, Urbe, Rossiglione, Campo Ligure. Abbiamo incontrato i cittadini, sentito le loro storie e ascoltato le loro proposte, le loro richieste. In ogni borgo e località la prima domanda è stata quella di migliorare la sanità”.

“Le persone si sentono abbandonate e ci chiedono aiuto – prosegue – Così a La Spezia, dove i cittadini del comprensorio sono stati costretti a curarsi fuori regione per un totale di 53 milioni di euro per mobilità passiva, 71 milioni se si conta tutta la Liguria. I malati oncologici aspettano di fare la chemio all’afa nel giardino dell’ospedale perché a Sarzana il servizio è stato chiuso e mai più aperto”.

“La sanità è il principale problema anche a Sassello e nell’entroterra savonese – scrive ancora Sansa – In questo caso il dramma si lega all’altrettanto grave criticità del dissesto idrogeologico: solo la pazienza degli anziani cittadini, gente di 80 e 90 anni, ha evitato che la terra ai sbriciolasse sotto la pioggia, compressa e soffocata dal cemento che è stato costruito negli ultimi anni”.

“In questi paesi c’è assolutamente bisogno di un distretto sanitario che copra 24 ore su 24 – afferma il candidato – Se qualcuno sta male il venerdì, ci hanno raccontato i residenti, fino a lunedì non c’è nessuno per visitarlo. Per andare dal pediatra, da qui, ancora oggi, l’unica scelta è arrivare al Gaslini di Genova. Il collegamento viario è praticamente inesistente, motivo per cui i medici ma anche gli insegnanti non vogliono venire a lavorare in queste aree. ‘Ci sentiamo al confino’, ci raccontano”.

“L’altro grande tema è il turismo: per cinque anni l’entroterra è stato dimenticato e snobbato dall’attuale giunta – continua – Noi non vogliamo che il turista vada dalla costa fino all’entroterra e vogliamo valorizzare i paesi al di là del primo crinale. Il Parco Nazionale di Portofino è un progetto che porterebbe milioni di euro di investimenti e posti di lavoro. Il turismo sostenibile è possibile. Un turismo per tutti a vantaggio di tutti è possibile”.

“Come nella Valle Impero, dove i cittadini hanno redatto un progetto di ‘Rinascimento’ che dal digitale porti vantaggi ai vari settori di questa terra – sostiene Ferruccio Sansa – Quest’area, già molto attrattiva per il turismo, potrebbe ritrovare i mestieri di un tempo, messi nell’angolo dal modello di sviluppo degli ultimi anni fatto di industrie e cemento. Qui le nuove tecnologie, il digitale e le infrastrutture come la banda ultra larga saranno decisive per ammodernare il settore agroalimentare. Le eccellenze del territorio come l’olio, i fagioli o i funghi potranno essere venduti grazie all’e-commerce e le coltivazioni potranno essere favorite dalle nuove tecnologie. Allo stesso modo, i servizi potranno essere migliorati: come il Taxi rurale 2.0 realizzato in forma cooperativa, lo sviluppo del telelavoro e della teledidattica e corsi di riqualificazione per inoccupati e immigrati”.

“La questione dei trasporti è centrale in tutta la regione, soprattutto in Valle Argentina, che è lunga 30 chilometri ed è senza mezzi pubblici per gli anziani – conclude – La Liguria non deve più essere solo pochi chilometri di costa ma un insieme unito nelle proprie peculiarità. È dalle montagne dell’entroterra che noi liguri abbiamo trovato la spinta per il mare, per scoprire nuovi orizzonti. Per la nostra forza. Da qui dobbiamo rinascere. Insieme ce la facciamo”.

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