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Radura della Memoria per le vittime del Morandi: rabbia, dolore e voglia di giustizia fotogallery video

La toccante cerimonia di oggi a Genova

Liguria. Rabbia, dolore, voglia di giustizia: sentimenti che si rincorrono oggi, 14 agosto, a due anni esatti dalla tragedia del ponte Morabdi costata la vita a 43 persone.

Questa mattina l’inaugurazione della nuova “radura della Memoria” a Genova, alla presenza dei familiari delle vittime, ma anche del premier Giuseppe Conte e dei ministri De Micheli e Bonafede: presenti il governatore Toti, il commissario Bucci e molti parlamentari liguri, oltre ad autorità civili, religiose e militari.

“Qualche giorno fa eravamo sopra per recuperare quel filo di rete autostradale che si era interrotto, per colmare la frattura, il vuoto che si era creato tra il levante e il ponente della città, oggi siamo qui per pensare ancora una volta alle 43 persone che non ci sono più” ha detto Giuseppe Conte, presidente del Consiglio.

“Durante il viaggio ho ripercorso quei giorni, lo shock, la triste contabilità che cresceva di ora in ora, la speranza di poter recuperare qualche vita, il lutto, ma poi anche il ricordo di piazza De Ferrari, il mese dopo, una piazza gremita dove si misero in chiaro due cose: che Genova non sarebbe stata lasciata sola e che sarebbe stata fatta giustizia”, continua Conte.

“La politica a volte promette e crea delle illusioni, noi ci siamo assunti una responsabilità e abbiamo garantito un impegno – ha continuato Conte – abbiamo lavorato con la comunità e gli amministratori locali per fare in modo che Genova possa rinascere”.

“E poi c’è stato un altro impegno, che non avremmo lasciato soli i familiari delle vittime, noi continueremo a sostenervi in questa vostra richiesta dell’accertamento della verità processuale e delle responsabilità di questo crollo, il vostro dolore e la vostra ferita sono il nostro dolore e la nostra ferita”, prosegue.

“Tutto questo non resterà confinato nel quadro dell’esperienza di vita familiare, vi sosterremo nel vostro sforzo di costruire una memoria collettiva – conclude il premier – Infine altro impegno è quello di fare sì che le infrastrutture siano più sicure”.

“Il silenzio profondo e commosso di fronte alle 43 vittime del Ponte Morandi e alle loro famiglie segna la misura della sofferenza di una comunità e dell’Italia intera per quanto accaduto in quel maledetto 14 agosto 2018. Non ci sono parole o denaro che possano lenire il dolore per una tale tragedia – ha sottolineato Franco Vazio, parlamentare Dem -. Serve uno Stato che non faccia sconti, che sappia rispondere alle domande di tutto il Paese in nome della GIUSTIZIA e della chiarezza. Uno Stato pronto a sostenere i familiari delle vittime. Perché siano accertate le responsabilità e irrogate pene esemplari per coloro che in nome di soldi e o di superficialità possano aver agevolato questa immane sciagura. Per farci comprendere come sia potuto accadere. Per spazzare via, infine, l’ambiguità di chi partecipa alle cerimonie, inneggia alla propria efficienza, ma non da spiegazione dei cospicui finanziamenti ricevuti dai concessionari autostradali”.

“Ora è il momento del silenzio e della preghiera, ma subito dopo, però, sarà il tempo delle risposte: lo dobbiamo alle vittime e ai loro familiari in primis, ma a tutto il Paese affinché non succeda mai più!” ha concluso.

LA CERIMONIA

La messa in suffragio per i morti di ponte Morandi si è aperta con la lettura dei nomi delle 43 vittime da parte di Don Gianandrea Grosso, parroco di San Bartolomeo della Certosa, ed in questo modo è iniziato il giorno del secondo anniversario del disastro. La funzione religiosa è celebrata dall’arcivescovo di Genova Marco Tasca che, prima di entrare in chiesa, ha ribadito come “quanto accaduto non si debba dimenticare mai, ma il dolore può essere vissuto con speranza, bisogna guardare avanti con fiducia”.

E poi, durante la messa, altre parole di concreto stimolo, pur nella constatazione del difficile stato in cui versano, tutt’oggi, i familiari di chi ha perso la vita. “Siamo anche oggi qui a chiederci perché e non avere risposte ma bisogna ricordare che il dolore e la sofferenza non hanno l’ultima parola, al Signore dobbiamo chiedere di darci la grazia per sperimentare questo”, uno dei passaggi dell’omelia.

Tra i familiari delle vittime Paola Vicini, madre di Mirko, i genitori e il fratello di Luigi Matti Altadonna, Emmanuel Diaz, fratello di Henry. Alla messa anche l’architetto Stefano Boeri, ideatore del progetto di riqualificazione delle aree sotto il nuovo viadotto.

Alla messa hanno preso parte molti cittadini e diversi rappresentanti delle istituzioni tra cui il sindaco di Genova Marco Bucci: “Oggi la giornata sarà tutta per il ricordo di queste persone, anche la targa che scopriremo a Tursi ha questo significato, ma da Genova oggi deve partire un altro messaggio, un monito, affinché si trovino le risorse umane, finanziarie e tecnologiche per fare sì che le infrastrutture non siano solo belle ma anche sicure”. Presente per la regione l’assessore alla Formazione Ilaria Cavo. In disparte, il candidato alla regionali Ferruccio Sansa con Marco Preve.

Tra le parole dei familiari delle vittime: “Dopo due anni, non abbiamo ancora un processo, aver perso la famiglia è un dolore che non si può raccontare”, afferma Amelia Napolitano Cecala quando ricorda la piccola nipote Crystal, il figlio Cristian e la nuova Dawna, la famiglia di Novara le cui vite sono state spezzate in quel tragico 14 agosto 2018.

Altra testimonianza: “Oggi è un giorno di tristezza ma anche un giorno di rabbia, sono passati due anni ma io sono sempre fermo alle 11e36 di quel giorno”, così Giuseppe Altadonna, padre di Luigi, che a 34 anni, lasciando la moglie Lara e quattro figli piccoli, è morto precipitando con il furgone di Mondo Convenienza su cui lavorava. Il suo collega, Gianluca Ardini, riuscì a salvarsi dopo essere rimasto appeso nel vuoto per lunghissimi minuti alla cintura di sicurezza.

“Mischio rabbia e tristezza perché non doveva succedere, era una strage annunciata, perciò c’è tanta rabbia – dice Altadonna, presente alla commemorazione delle 43 vittime nel secondo anniversario del crollo – il nuovo viadotto? Ci passo tutti i giorni qui, purtroppo, perché abito in questa zona, ma sopra no, non ci andrò mai, da lì è volato mio figlio e non credo che ci andrò mai”.

“È una giornata di memoria, niente di più, in un luogo che è un cimitero. Io sono sempre fermo alle 11:36 di due anni fa”, ha concluso prima di prendere posto nello spazio riservato ai familiari. Con lui la moglie e il figlio minore.

MINUTO DI SILENZIO NELLE SPIAGGE SAVONESI

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