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Lettere al direttore

Quel 1036 che pende sulla testa della nostra sanità provinciale

di Ivano Rozzi

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Ero Sindaco allora di un piccolo Comune ma il problema toccava il più grande ospedale del Ponente . Sotto la pressione della “spending review” era sul tavolo dei legislatori della sanità nazionale e regionale l’annoso problema della diseconomicità e insicurezza dei piccoli ospedali. Con la bozza di decreto del luglio 2012 (D.L. 95 del 6.07.2012) adottata nel “Patto per la salute” il 10.07.2014 alla Conferenza Stato-Regioni, il Ministero della Sanità stabiliva alcuni parametri: la diminuzione del numero di posti letto da 4 a 3,7 per mille abitanti per acuti comprensivi dello 0,7 per mille per post-acuzie. Ciò implicava una riduzione delle unità operative dopo “verifica della funzionalità delle piccole strutture pubbliche” promuovendo il passaggio da ricovero ordinario a DH e da DH a regime ambulatoriale. Tante furono le paure e le preoccupazioni sul territorio, alimentate dalla conseguente ricerca della salvezza che ciascuno poneva in atto e che di riflesso costringeva a Ordini del Giorno a difesa di quello e di quell’altro nosocomio. Questo problema , nella nostra Provincia di Savona , non venne mai risolto. La politica è riuscita per circa 10 anni a galleggiare in un mare increspato ma sufficientemente protetto dall’orografia del territorio , usata con successo per timonare verso riva ciò che altrove sarebbe entrato in cantiere per rimessaggio o demolizione.

E’ indubbio allora e anche oggi che nella nostra provincia gli standard ospedalieri, per essere raggiunti , dovrebbero prescindere (non tenere conto) dove sono allocati i contenitori “gli ospedali” , altrimenti sarà giocoforza trovare forme di coesistenza , anche “forzose “ e antieconomiche , quindi costantemente instabili e variabili. Questo perché il grado di libertà che allora, il Ministero della Salute, ha lasciato alle Regioni sulla materia , trova il suo invalicabile limite in qualcosa di non banale e di assolutamente necessario e rilevante. Qualità e sostenibilità da ricercare anche in forme di “autonomia” gestionale in concorso con il privato ma che NON possono derogare su aspetti critici e definiti, ad esempio : la necessità di definire nel minimo dettaglio cosa deve essere considerato ospedale, posto letto, efficienza e ospedalizzazione appropriata. Condizioni a prima vista semplici da sembrar scontate , ma che invece sono il vero centro dell’arcano per il quale , da anni ormai nella nostra provincia (parliamo solo di questa) arranchiamo sulla difficile china di una tentata innovazione , con tratti di recessione e perdita di valore.

L’impressione che se ne è avuta è stata che tutti , a partire ancor prima dalla giunta Biasotti, poi via via all’attuale , abbiano ragionato di più su singoli aspetti elettoralistici che su una visione strategica da proporre o di un ospedale del futuro da promuovere, spesso accogliendo istanze territoriali che non sarebbero neppure sfuggite ad un profano in materia , di quanto si sarebbero rivelate inutili e insostenibili. Pensare ad avere ospedali di base, dove qualsiasi altro tipo di attività più impegnativa sarebbe stata, dal punto di vista qualitativo, al di sotto di standard assistenziali accettabili è qualcosa di criticabile e di non corretto.

E quindi oggi la politica in coro chiede NUOVAMENTE : innalziamo questi almeno a 1° Livello, cioè dotiamoli di quei servizi che sentiamo essere necessari per il nostro territorio, e facciamolo in un bacino di utenza di due , tre volte sotto la dimensione prevedibile. Mah!! Con che garanzia di reggere poi ? Con quali soldi? Perché ? Si ritorna anche a livello politico a riparlare di far rete tra ospedali in provincia , o meglio , a definire sinergie come paradigma dell’ottimo, con il probabile rischio forte di cadere dell’annuncio mania, finendo quindi col far confluire in una organizzazione pensata per determinati problemi la visione di una rete di ospedali organizzati per linee di produzione di specifiche attività. In pratica arrivando anche a penalizzare le Strutture Complesse per far fronte ad un “falso” equilibrio. Tra l’altro è ampiamente provato che un minimo di economia sostenibile dimostra che la dimensione ottimale per avere strutture ospedaliere efficienti è dell’ordine di 400-600 posti letto.

Ma proprio perché oggi la sfida è soprattutto nell’ integrazione tra medicina territoriale e eccellenza ospedaliera si dia un futuro vero alla sanità in Provincia di Savona attraverso il potenziamento dei due principali ospedali Il #SantaCorona Dea di II° Livello e il #SanPaolo Dea di I°Livello che proprio per l’orografia della nostra Provincia sono baricentrici e in grado di vincere la sfida e non si commettano gli errori del passato di togliere ai poveri per dare ai meno ricchi. Ci si assuma la responsabilità politica di dire Chi , Cosa e Come. Ma lo facciano tutti , affinchè i cittadini possano comprendere se le “promesse “ elettorali saranno fake o verità possibili.

Ivano Rozzi

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