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Pronto soccorso di Cairo ed emergenze sanitarie, Brunetto: “La gestione non potrà più essere come prima”

Il primario interviene in merito all'esposto alla Procura della Repubblica di Savona presentato dal "C.S.L. Comitato Difesa Sanità Locale-Permanente (Valbormida)

Cairo Montenotte. Brunello Brunetto, direttore della Struttura complessa di anestesia e rianimazione degli ospedali di Savona e Cairo Montenotte e candidato alle elezioni regionali della Liguria, interviene in merito all’esposto alla Procura della Repubblica di Savona presentato dal “C.S.L. Comitato Difesa Sanità Locale-Permanente (Valbormida)” e riguardante il funzionamento del pronto soccorso dell’ospedale San Giuseppe.

“Tra i problemi più comuni che si pongono di fronte al medico che assiste un paziente appena arrivato in ospedale in questo periodo c’è quello di evitare che questi possa essere contagiato o contagiare altri pazienti. Come gli scorsi mesi e ancor più la fase post lockdown hanno dimostrato, pur essendo asintomatiche per la sindrome Sars-CoV2 molte persone possono infettare gli altri. L’unica maniera per accertarlo è sottoporre tutti a tampone, ma spesso le necessità di trattamento urgente non consentono di attendere il risultato per poter agire”.

“Per ridurre al minimo questo rischio, in ASL2 abbiamo classificato i pazienti in quattro categorie, alle quali sono riservati quattro diversi percorsi. I pazienti sospetti e sintomatici per Covid-19 vengono isolati in apposite aree e trattati con percorsi dedicati, anche dal punto di vista chirurgico, con sale operatorie separate. I pazienti affetti da Covid-19 vengono trattati in altre aree specifiche. I pazienti senza sintomi per Covid-19 ma che necessitano di cure per altre cause vengono inizialmente isolati e trattati in aree distinte rispetto ai sospetti e ai positivi, in attesa del risultato del tampone; se necessitano di interventi chirurgici urgenti vengono operati in una sala operatoria dedicata. Infine, i pazienti risultati negativi al tampone vengono curati nelle normali aree di trattamento. Solo in questo modo è possibile ridurre i rischi di contagio nelle strutture ospedaliere; questo può comportare qualche disagio, ma a vantaggio di tutti”.

Aggiunge Brunetto: “I protocolli attualmente in vigore stabiliscono che, in caso di recrudescenza dell’epidemia, tutte le strutture allestite nella fase più acuta e in parte ‘smantellate’ a seguito del calo del numero e della gravità dei casi debbano essere riattivate e ritornare a funzionare a pieno regime entro un massimo di 72 ore. Questa emergenza, dunque, ha richiesto la predisposizione di procedure del tutto nuove, che sono entrate a far parte in pianta stabile del funzionamento del nostro sistema sanitario. Alla luce di ciò, molti aspetti legati alla gestione delle emergenze-urgenze non potranno più essere gestiti come avveniva in passato”.

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