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Pontinvrea, Camiciottoli si autodenuncia per concorso in sequestro di persona: “Processatemi come Salvini”

"Con il mio voto alla Lega ho dato mandato a Salvini di mettere in pratica il suo programma elettorale che prevedeva la chiusura dei porti"

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Pontinvrea. Ha deciso di autodenunciarsi ai carabinieri “per concorso in sequestro di persona” e ha chiesto “di essere processato per gli stessi motivi del Senatore Salvini, perché lo stesso ha attuato quello per cui, con il mio voto, gli ho dato mandato” il sindaco leghista di Pontinvrea Matteo Camiciottoli.

Una scelta che potrebbe apparire quantomeno “eccentrica” ma che ha una motivazione precisa: “Ho deciso di farlo non tanto per difendere Salvini – ha spiegato Camiciottoli all’agenzia Ansa – ma perché dopo le intercettazioni su Palamara vedo un rischio democratico in Italia. E quindi lo faccio perché i miei figli possano continuare a vivere nella democrazia conquistata con il sacrificio di tante persone. Se oggi processano un ministro per aver dato mandato a una volontà popolare, domani potrebbe accadere la stessa cosa a un sindaco o un presidente di Regione. Salvini non ha rubato, ha attuato un programma annunciato in precedenza che conoscevano anche le pietre”.

Nella sua autodenuncia, Camiciottoli scrive: “La sovranità appartiene al popolo. Con il mio voto al movimento guidato dal Senatore Matteo Salvini ho dato mandato di mettere in pratica il suo programma elettorale che, tra le altre cose, prevedeva la chiusura dei porti per fermare l’arrivo in Italia di immigrati trasportati da Ong che, nella maggior parte dei casi, non scappavano da nessuna guerra ma che potevano essere classificati come meri migranti economici nella migliore delle ipotesi”.

Il sindaco del piccolo paese valbormidese non è nuovo a iniziative di questo genere. Nel 2012, ad esempio, si era rifiutato di applicare l’Imu per protesta contro il governo. E tre anni dopo fece anche causa allo stesso governo dichiarando che si trattava di un tributo “incostituzionale” e azzerando le tasse comunali.

Ma il caso che ebbe più risalto mediatico avvene nel 2017, quando un suo post sull’allora presidente della Camera Laura Boldrini diede vita a una polemica nazionale che coinvolse anche Enrico Mentana e sfociò in una causa in tribunale con la stessa Boldrini: Camiciottoli fu condannato per diffamazione ma assolto dall’accusa di incitazione allo stupro.

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