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Morte di Mirco Pellegrini, smantellata la rete di spaccio che lo uccise foto

Nove persone arrestate, più un latitante e una persona ancora ricercata

Savona. Nove arresti (7 in carcere e due ai domiciliari), più altre due persone (una una latitante all’estero e l’altra ricercata in Italia) per le quali è stata emessa la misura di custodia cautelare in carcere. E’ questo il bilancio dell’Operazione “Veleno” conclusa dai carabinieri di Cairo Montenotte questa mattina all’alba, dopo quasi un anno e mezzo di indagini.

CC Mirco Pellegrini Cairo Montenotte Operazione "Veleno"

La vicenda è legata alla morte dell’ex batterista 57enne di Millesimo Mirco Pellegrini, deceduto per overdose nel marzo 2019. Da lì è partita l’indagine che ha portato a identificare una rete di spaccio e all’arresto di 3 italiani e 6 stranieri. A finire in manette sono stati Roberto Bacchis (43 anni), Vincenzo Maletta (59) e Jennifer Maletta (28), tutti e tre residenti a Savona; l’ecuadoriano Juan Manuel Macias Caicedo (42 anni, Savona); l’albanese Enkeled Mertiri (48 anni, Spotorno); i fratelli tunisini Bel Hassan El Hai El Bahri (33 anni) e Chedli Hai Bahri (42), residenti a Loano; i tunisini Mourad Ben Ali (41 anni, Loano) e Mohamed Mamlagh (45 anni, Borghetto Santo Spirito).

A questi si aggiunge Sami Maayoufi, 37 anni, tunisino domiciliato a Monza: al momento si trova all’estero e sono già state effettuate le pratiche per l’arresto. E’ latitante già dal mese di febbraio di quest’anno, da quando, scarcerato per essere sottoposto al regime degli arresti domiciliari, una volta uscito dal carcere non ha mai raggiunto il domicilio facendo perdere le proprie tracce. C’è infine un’undicesima persona della quale non sono state rese note le generalità (un marocchino di 28 anni residente a Pero, in provincia di Milano), poiché è ancora ricercata sul territorio italiano.

Non è ancora chiaro, al momento, chi abbia ceduto materialmente la dose mortale a Pellegrini: su questo punto gli accertamenti sono ancora in corso.

Le attività investigative dei carabinieri hanno permesso di ricostruire la filiera di spaccio dello stupefacente sulle varie piazze valbormidesi, individuando il canale di approvvigionamento nelle città di Savona e Loano dove la droga giungeva dall’hinterland milanese trasportata da corrieri. Secondo quanto ricostruito la droga partiva da Pero e arrivava ai fornitori di Loano, che poi la distribuivano agli spacciatori savonesi.

Il mercato della droga era gestito da i cittadini nordafricani che ricevevano le forniture di stupefacente e poi lo immettevano nelle piazze di spaccio con l’ausilio degli italiani, albanesi ed ecuadoregni deputati al piccolo spaccio che, in alcuni casi, rappresentava una attività collaterale funzionale ad ottenere il proprio fabbisogno di stupefacente.

Nel corso delle indagini sono stati eseguiti 5 arresti in flagranza di reato di corrieri e pusher con il recupero di circa 1 kg di droga (eroina e cocaina) e il sequestro di circa 8000 euro in contanti quale provento dello spaccio.

Trattandosi di soggetti operanti in contesti lontani dalla Valbormida, le indagini si sono avvalse della collaborazione fondamentale dei carabinieri di Savona, Loano e Chiavari (GE) per procedere al controllo, perquisizione e successivo arresto dei corrieri e pusher che di volta in volta venivano osservati e pedinati nei loro spostamenti.

L’esecuzione dei provvedimenti ha visto l’impiego di circa 30 carabinieri della Compagnia di Cairo Montenotte (comandati dal maggiore Daniele Quattrocchi), 8 della Compagnia di Savona, 6 della Compagnia di Albenga e 2 della Tenenza di Pero. Inoltre è stato impiegato un equipaggio del 15° Nucleo Elicotteri Carabinieri ed una unità del Nucleo Cinofili, entrambi di stanza a Villanova d’Albenga, in supporto alle attività.

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