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I Magazine di IVG.it - Nera-Mente

L’omicidio del medico

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

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Alcune settimane fa ho dedicato un articolo ai cosiddetti “angeli della morte”, ossia una categoria di serial killer atipici, che lavorano in ambito ospedaliero/sanitario, medici o infermieri prevalentemente, la cui caratteristica attitudinale è quella di procurare la morte ai loro pazienti.

Ma esiste anche un rovescio della medaglia, per quanto meno diffuso, ossia quello del paziente che uccide il medico.
Jonathan Preston Haynes, trentacinquenne americano, era un folle sostenitore della supremazia dei bianchi. Nel 1994 viaggiò per ben dieci ore, dal Maryland a Chicago, per uccidere un chirurgo plastico nel suo studio. L’uomo, dopo l’arresto, aveva poi confessato che, una volta arrivato a destinazione, aveva scelto a caso la sua vittima cercando sull’elenco telefonico tra i chirurghi plastici.

Aveva quindi preso un appuntamento con il dottore sessantottenne Martin Sullivan, atteso tranquillo il suo turno nella sala d’aspetto, dopodichè era entrato nello studio del medico e lo aveva giustiziato senza battere ciglio. Haynes avrebbe poi riferito di avercela a morte con la gente che “diluiva la bellezza ariana creando dei surrogati”.

Senza andare così lontano, a Sanremo, il 27 setttembre 2018, un ex commerciante ambulante, Vincenzo Mercurio, cinquantacinquenne, aveva ucciso, massacrandolo a coltellate, il medico legale Giovanni Palumbo, ritenendolo responsabile di una mancata perizia che gli avrebbe permesso di ricevere un risarcimento per alcuni danni subiti alla vista. Mercurio è stato condannato a trent’anni di carcere.

Una categoria particolarmente a rischio di aggressioni da parte dei propri pazienti è quella degli psichiatri. Secondo un rapporto dell’American Psychiatric Association, infatti, nel corso della carriera professionale il 40% dei medici psichiatri subisce almeno un’aggressione, di cui quasi i tre quarti durante il primo incontro.

In quel momento, infatti, lo psichiatra non sa quanto sia grave la malattia del paziente, né se in costui siano presenti impulsi omicidi. Non ha ancora avuto il tempo di instaurare una relazione terapeutica che possa impedire o limitare atti pericolosi. Ed è possibile che in una situazione simile uno psichiatra, così come uno psicologo, si trovino in pericolo, perché potrebbero essere assunti all’istante come oggetto dei deliri di persecuzione di un paziente disturbato.

Per questo motivo, durante il periodo di specializzazione, agli psichiatri viene consigliato di portare cravatte con la clip, per evitare di essere strangolati dal paziente, così come di prediligere uffici con due porte: se ci fosse una sola porta, alle spalle del medico, il paziente potrebbe avere l’impressione che gli venga bloccato il passaggio di cui avrebbe bisogno se temesse di perdere il controllo dei propri impulsi violenti.

Sembrano accorgimenti assurdi, questi, ma purtroppo non lo sono affatto: sono molti gli operatori psichiatrici rimasti vittime di violenze sul lavoro.

Uno di questi, ad esempio, è stato gravemente mutilato da una lettera contenente dell’esplosivo. Altri sono stati uccisi.

A Portland, negli Stati Uniti, Michael McCullock, quarantun anni, decise di trattare nel suo studio privato un trentottenne affetto da schizofrenia paranoide, con una lunga storia di violenza alle spalle. Il medico prese questa decisione nonostante sapesse che l’uomo aveva precedentemente minacciato di uccidere un suo professore all’università e avesse subito diversi trattamenti psichiatrici obbligatori.

Questo paziente sviluppò un vero e proprio delirio persecutorio nei suoi confronti: immaginò che questi lo stesse torturando con una macchina per stimolare il cervello. Nella sua mente, l’unico modo per porre fine alla tortura ed al dolore era quello di ucciderlo. E così fece: un giorno, l’uomo, irruppe nello studio di McCullock e gli sparò a bruciapelo, estraendo un fucile dall’impermeabile. Dododichè rimase tranquillo ad attendere l’arrivo della polizia. Quando successivamente fu interrogato, non mostrò rimorsi. A causa del suo delirio, era convinto di aver avuto dei buonissimi motivi per ucciderlo.

Nel 1994, a Genova, la neuropsichiatra Fernanda Conterno, trentaquattrenne, venne uccisa con sei coltellate da un paziente, Flavio Macchi, di cinquantadue, per cui aveva disposto un ricovero coatto. L’uomo, affetto da disturbo dissociativo, era, fino a quel momento, considerato un paziente tranquillo. La tragedia avvenne nel pieno centro della città.
Un discorso ancora a parte è quello dei medici uccisi dai propri pazienti in seguito a comportamenti di stalking.

Monica Moretti era un’urologa di Sassari, di trentotto anni. Venne uccisa nel 2002 da Raimondo Gaspa, trentunenne ,che era stato ricoverato nel reparto dove la donna lavorava. Già durante la degenza, Gaspa, equivocando un complimento della dottoressa, diede inizio ad un comportamento di stalking (telefonate, pedinamenti), facendole capire di conoscerne abitudini, spostamenti, turni di lavoro. Tuttavia la dottoressa sottovalutò la situazione, non sporse denuncia, pur comunicando all’uomo,durante una telefonata, l’intenzione di farlo. Venne uccisa con cinquantuno coltellate sul pianerottolo di casa sua.

Casi come quelli sopra citati, per quanto, appunto, abbastanza ridotti in percentuale (secondo uno studio pubblicato su rivistadipsichiatria.it , in Italia, nel periodo compreso tra il 1988 e il 2013, diciotto medici sono stati vittime di omicidio lavoro-correlato, con un tasso di 0,3/100.000. Il dato è fortunatamente scarso e non presenta un andamento crescente nel tempo), dovrebbero comunque far riflettere chi lavora in ambito medico.

Prendere precauzioni e mai scelte avventate, la persona che si ha davanti potrebbe essere (o diventare) chiunque. Agire con prudenza, specialmente in caso di pazienti affetti da disturbi particolari. E non sottovalutare mai i campanelli d’allarme, quando si ha la fortuna che ce ne siano.

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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