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Lettere al direttore

Liguria, Savona… Il futuro delle infrastrutture

di Franco Astengo

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In occasione dell’inaugurazione del rifacimento del ponte sul Polcevera, è uscito unito a “Repubblica” un album dal titolo “La Liguria da ricostruire” dedicato ad alcuni aspetti delle esigenze infrastrutturali della Liguria.

La coincidenza (la si può senz’altro ritenere non casuale) con le elezioni regionali rende l’operazione ancora più interessante e meritevole d’attenzione.

Non si esamina qui nel dettaglio il contenuto del fascicolo che si apre con quella che è stata definita come “la storia infinita della Gronda” e va avanti analizzando, per quel che riguarda il Ponente, l’eterna vicenda del raddoppio della linea ferroviaria tra Finale e Andora ma saltando completamente Savona, il suo comprensorio e la Val Bormida (come del resto aveva già fatto il Governo nelle fasi preparatorie dedicate all’utilizzo dei fondi del “Recovery fund”).

Al di fuori da qualsiasi ipotesi di spirito campanilistico il tema dell’area compresa tra Savona, Vado e la Val Bormida deve essere, invece, affrontato avendo a cuore una prospettiva di sviluppo complessivo della Liguria.

In questo senso il tema riguardante l’area del comprensorio savonese e della Val Bormida assume un’importanza fondamentale.

Sono necessari: 1) un incremento delle potenzialità logistiche dell’area savonese 2) una ripresa della Val Bormida.

Due opzioni da collegare in una proposta che tenga assieme infrastrutture e bonifica e riutilizzo delle aree industriali.

Al di fuori di un progetto di questo livello la situazione resterà molto difficile, in una provincia come quella di Savona che conta migliaia di disoccupati.

Già abbiamo verificato le forti difficoltà incontrate con la dichiarazione di area industriale di crisi complessa.

Dal punto di vista delle infrastrutture mancano: l’aggancio della linea ferroviaria alla piattaforma Maersk, il raddoppio della ferrovia per Altare(di cui esiste già il tracciato) onde consentire il massimo dello smaltimento su ferro delle merci in arrivo nella già citata piattaforma, il ripristino della funivia Savona – San Giuseppe, i caselli autostradali tra Savona e Albisola e a Vado Ligure (già individuati nelle loro sedi).

Non approfondisco nel dettaglio il discorso sulla bonifica delle aree ex-industriali per non appesantire il discorso ma è evidente che qualsiasi progetto di reindustrializzazione ad alto livello tecnologico passa da quella strada, abbandonata da troppi anni.

A questo punto è necessaria una ripresa di confronto partendo dall’idea di una progettualità a livello comprensoriale.

Una progettualità che unisca Savona e la Valbormida : una prospettiva completamente assente nei contenuti espressi nell’Album di Repubblica (questo sarebbe il meno, da un certo punto di vista) ma soprattutto un livello di progettualità che pare posto in secondo piano anche nel dibattito riguardante la scadenza elettorale.

La sinistra savonese dovrebbe riuscire a farsi sentire sull’argomento investendo in un confronto diretto investendo il il candidato – presidente Ferruccio Sansa con lo scopo di mettere a punto assieme almeno alcune linee- guida da sostenere nel corso della campagna elettorale e da proiettare sulla futura attività legislativa dell’Ente Regione.

Ad esempio del metodo che potrebbe essere seguito nell’occasione: un modello di confronto è stato offerto, limitatamente ai temi più strettamente savonesi, dal convegno svolto lo scorso 30 luglio su iniziativa del gruppo “Il rosso non è il nero” e che ha visto protagonisti alcuni dei più importanti soggetti, singoli e collettivi, attivi in questa fase politica.

In quella sede, al termine di un dibattito particolarmente complesso, ne è sortita una significativa spinta in avanti proprio sul piano della costruzione progettuale.

Tentare di svolgere un momento di discussione di quel livello potrebbe forse rappresentare un possibile punto di partenza.

Franco Astengo

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