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L’epidemiologo: “Il coronavirus non è meno aggressivo, fondamentale il tracciamento in locali e ristoranti”

Il direttore della prevenzione di Alisa Filippo Ansaldi: "I giovani quest'autunno potrebbero contagiare genitori e nonni"

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Liguria. Anche se la pressione sugli ospedali della Liguria (come sugli ospedali dell’intero nostro Paese) è oggettivamente molto inferiore a quella registrata questa primavera, nulla al momento può far pensare che il Covid-19 sia diventato un virus meno aggressivo. Per questo ieri Filippo Ansaldi, epidemiologo e direttore dei servizi di Prevenzione di Alisa ieri ha messo l’accento sulla necessità di tornare a comportamenti meno rilassati, con il rispetto del distanziamento, l’utilizzo delle mascherine.

Tra gli aspetti più importanti messi in evidenza da Ansaldi ieri quella del rispetto delle disposizioni in merito al tracciamento dei clienti all’interno di locali e ristoranti, fondamentale per individuare e circoscrivere velocemente un cluster, come è accaduto con il Best Sushi di Savona

– La registrazione delle prenotazioni è stata fondamentale?
Assolutamente e ci ha consentito di risalire abbastanza rapidamente alle quasi 100 persone che avevano cenato in quel turno del ristorante.

– Eppure non tutti tengono l’elenco per due settimane…
E’ una disposizione che viene ampiamente disattesa, eppure è uno strumento fondamentale per il tracciamento. Chiunque va a mangiare in ristorante dovrebbe essere tacciabile

– Le linee guida parlano solo dell’obbligo di tenere l’elenco delle prenotazioni, ma chi non prenota?
E’ ovvio che per chi non prenota i ristoratori dovrebbero comunque chiedere e segnare nome, cognome e un numero di telefono perché solo così possiamo risalire rapidamente ai potenziali contagiati

– Il tracciamento in ristoranti e locali di fatto sostituisce Immuni, che è fallita…
In Liguria l’hanno attivata solo 3 mila persone. E’ evidente che le persone, dopo il lockdown, non volevano saperne di ritrovarsi in nuove quarantene ed era prevedibile che, senza un obbligo, appellarsi alla buona volontà, non avrebbe portato ai risultati sperati

– Il tracciamento è fondamentale ma è sufficiente?
Difficile pensare che anche il miglior tracciamento attuato dalle strutture sanitarie da solo serva a contenere i contagi. Dalla metà di maggio in poi c’è stata un’attenuazione delle misure seguito da un comportamento sempre più rilassato delle persone, ad eccezione degli anziani che restano quelli più preoccupati, ed è inutile chiedere al sistema sanitario di fare tracciamenti se non c’è la collaborazione delle persone rispetto alle indagini ma anche ai comportamenti corretti da tenere

– I contagiati sono ora soprattutto i giovani…
Non sono certo un moralista ma quest’estate abbiamo visto ovunque immagini che non avremmo voluto vedere. In Liguria come ho mostrato ieri il 20% dei contagi deriva dai viaggi all’estero ma visto che abbiamo un 25% di contagi di cui non è nota l’origine possiamo dire che oggi quasi un contagio su tre avviene in seguito a viaggi

– Cosa può succedere in autunno?
Visto che siamo lontanissimi dall’immunità di gregge (in Liguria l’indice è 3.1) il rischio è che i giovani che in estate, come mostrano numerosi studi sui contagi collegati ai rapporti interpersonali, tendono a frequentare di più i coetanei e meno le persone di fasce di età diverse, quest’autunno potranno contagiare genitori e nonni per questo è fondamentale che capiscano quali sono i comportamenti da tenere

– Ma il virus è cambiato?
Dal punto di vita della contagiosità affatto, nel senso che attualmente R0 è pari a 2 e qualcosa e cioè ogni individuo infetto può contagiarne altri due. Grazie al contenimento l’indice Rt pari a 1 ma è vero che aumentato negli ultimi dieci giorni facendo passare la nostra regione da un numero di contagi inferiore a 5 a un aumento di 20-30.

– Qualcuno dice che il virus sarebbe meno aggressivo…
Ho fatto a lungo il ricercatore universitario e so che non è semplice né immediato arrivare a capire se e quando un virus muta. Basti pensare che a dimostrare come mutò il virus della Spagnola gli studiosi ci sono arrivati pochi anni fa. E al momento non esiste alcuna evidenza scientifica che ci dica che il Covid è diventato meno aggressivo.

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