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“Il negro o lo tratti così o niente”, ora l’Anpi chiede al Comune di Finale di “far sentire la sua voce”

"Parole palesemente razziste, molti iscritti ci hanno contattato indignati"

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Finale Ligure. “In relazione al commento ad un post ad opera di un noto medico finalese, il Comitato di Sezione dell’Anpi di Finale Ligure esprime disappunto e forte preoccupazione per il clima che si sta generando nel nostro paese”. Nella polemica per le parole scritte su Facebook da un ginecologo di Finale Ligure (“il negro o lo tratti così o niente”, riferendosi a una colluttazione tra un cubano e un agente a Vicenza) interviene ora il Comitato di Sezione ANPI Mirko Bruzzi di Finale Ligure.

“Esortiamo caldamente il consiglio comunale di Finale Ligure, fino ad ora in silenzio assordante, a far sentire la sua voce – scrivono – magari proprio nella persona del presidente Franco De Sciora che tanto si è adoperato (in collaborazione con la lista di minoranza con la quale proprio il medico si era candidato) per modificare lo statuto comunale accogliendo i termini antisemitismo e, al comma 2 art.11, antirazzismo. Con questa modifica, votata a larghissima maggioranza, il consiglio comunale si impegna prontamente a vigilare ed intervenire (testualmente: denunciare, contrastare e rimuovere ogni forma di discriminazione per ragioni di razza, colore, sesso, etc.) nel caso in cui si ravvisassero episodi riconducibili a tali e deprecabili fenomeni. Quindi ci chiediamo se non è proprio questo uno di quei casi nei quali non è solo auspicabile ma doverosa una forte e decisa presa di posizione! Quelle parole sono, a nostro avviso, palesemente razziste”.

“Molti nostri iscritti ci hanno contattato indignati – racconta l’Anpi – perché ritengono inaccettabile una frase violenta e razzista scritta proprio da un medico. Un uomo chiamato alla cura del prossimo, alla solidarietà, all’accoglienza e alla misura che sono i valori in cui l’ANPI e i suoi iscritti si riconoscono. Una frase che va combattuta e stigmatizzata in ogni luogo attraverso l’esempio di coloro che pensano l’opposto”.

Aggiunge poi la giovane vicepresidente e segretaria della sezione Marta Dabove: “Uno dei tanti, troppi, episodi che siamo tristemente costretti a vedere ed hanno un’elevata risonanza in quanto ‘rimbalzati’ sui social. Sappiamo tutti che attraverso questi ognuno si sente libero, e in dovere, di poter esprimere qualsiasi tipo di commento diventando così culla di ogni tipo di sentimento negativo, razzista, fascista, omofobo, xenofobo e provocatorio. Diversamente sarebbe impensabile un commento che recita testualmente ‘il negro o lo tratti così o niente’. Verrebbe da pensare uno dei tanti commenti ignoranti… A me, che ho 23 anni, il termine ‘negro’ mai verrebbe in mente di usarlo e, solo vederlo scritto, mi fa venire in mente uno di quegli scenari dell’Italia coloniale di cui non mi andrebbe proprio di vantarmi. Se poi un commento di questo tenore esce da un medico che rappresenta per me ed ogni cittadino una figura di riferimento, che dona il suo sapere e la sua competenza alla cura del prossimo, una persona che dovrebbe incarnare i principi dell’uguaglianza e della fratellanza, siamo davanti al rovesciamento ed alla smaterializzazione di tutti questi principi”.

“Ci troviamo di fronte ad un mero atto di razzismo – prosegue – e non importa che si sia consumato tramite un piccolo ed insignificante (potrebbe erroneamente pensare qualcuno) commento sui social perché, se le parole hanno un peso, come ci insegnano a scuola, bisognerebbe usarle consci del loro significato primo. Il dottor Battaglieri, dopo la bufera che si è scatenata sul web a causa del suo commento, ci tiene a sottolineare che ‘se nel mio studio arriva una persona di colore la curo, se mi assale no’ e prosegue dicendo che il termine ‘negro’, sempre secondo lui, non è offensivo. Innanzitutto sarebbero state doverose delle scuse, quantomeno dovute a tutti coloro che si sono sentiti offesi da questa esternazione. Ma probabilmente chi, nel 2020, si fa vanto di tali convinzioni non è altro che all’altezza, o forse bassezza, degli stessi termini da lui utilizzati”.

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