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Hanno rischiato la vita, ora scendono in piazza a protestare. Le lavoratrici Rsa: “Nessun riconoscimento” fotogallery

La protesta indetta dei sindacati per il mancato rinnovo dei contratti, ma il grande tema resta la pandemia e il timore di un seconda ondata

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Liguria. Hanno rischiato la vita, ora, senza “nessun riconoscimento” e con il mancato rinnovo di un contratto che attendono da tempo proprio nell’anno più difficile in assoluto per i lavoratori della sanità, hanno deciso di scendere in piazza per protestare.

Sono le lavoratrici delle Rsa, che hanno vissuto in prima linea la pandemia e ora temono l’arrivo di una seconda ondata: “Speriamo non arrivi una seconda ondata – dice Tatiana che lavora all’Rsa Doria – in primis per i pazienti ma anche per noi lavoratori che abbiamo davvero rischiato la pelle quanto i lavoratori della sanità pubblica”.

“Sono stati mesi pesanti – ricorda la collega Maria Luisa Ghiselli, che lavora al don Orione di via Cellini – all’inizio dell’emergenza non avevamo nemmeno i dpi, le mascherine non esistevano, alcuni se le facevano a casa. Arrivano pezze di stoffa o peggio, avevamo i copriscarpe fatti coni i sacchetti della spazzatura e avevamo moltissima paura”.

I lavoratori della sanità privata questa mattina hanno protestato, nell’ambito di una manifestazione indetta a livello nazionale da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl per il mancato rinnovo dei contratti, 14 anni l’età di quello della Sanità privata e da 8 anni per ii lavoratori delle Rsa. “Senza i rientri guadagno circa 1300-1400 euro – racconta una lavoratrice – e con sei notti al mese è faticoso. In più chi viene assunto oggi guadagna il 30% in meno”

Rispetto a chi lavora nella sanità pubblica si sentono un po’ di “serie B” e non vogliono sentir parlare di “eroi”: “Ci hanno chiamato eroi perché servivamo, poi si sono dimenticati”. “A noi la Regione non ha nemmeno dato il bonus e ci sono colleghi che si sono ammalati ma visto che non venivano fatti i tamponi sono andati in mutua e non hanno preso nemmeno il premio di produzione” raccontano le lavoratori.

“Non siamo eroi – conclude Tatiana – ma stiamo in quelle strutture ogni giorno qualsiasi cosa accada e lì dentro abbiamo rischiato la vita”.

“In Liguria sono coinvolte oltre tremila persone. Le associazioni Datoriali Aris e Aiop, dopo aver sottoscritto la pre-intesa con i sindacati il 10 giugno, si sono vergognosamente rifiutati di apporre la firma definitiva. Le motivazioni adotte, sono le stesse che vengono reiterate  da 14 anni di mancato rinnovo per il CCNL Sanità privata e da ben 8 anni per il CCNL RSA. Le associazioni datoriali lamentano scarsi finanziamenti da parte della committenza pubblica, e tariffe inadeguate per le loro prestazioni”, spiegano le segreterie di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

“Continuano nelle loro reiterate lagnanze, nonostante il formale impegno del Ministro Speranza, che ha garantito in sede di confronto , risorse aggiuntive alle Regioni al fine di dare copertura al 50% dei costi dell’intervenuto aumento del costo del lavoro. A fronte di questi impegni Istituzionale le associazioni datoriali ARIS e AIOP hanno continuato nella loro politica dilatoria, rifiutandosi di sottoscrivere il ccnl e di aprire il confronto per il rinnovo del CCNL RSA , negando di fatto a una platea di oltre 100mila lavoratori in tutta Italia, diverse migliaia nella nostra Regione, il sacrosanto diritto ad un rinnovo contrattuale disatteso da 14 e 8 anni. In un periodo contrassegnato da una gravissima emergenza sanitaria derivante dalla pandemia di covid 19, i lavoratori e le lavoratrici del comparto della sanità privata e delle Rsa, definiti Eroi dai media e spesso anche dai loro datori di lavoro, sono già stati derubricati dalle aziende a mero costo, non sostenibile in termini di bilanci societari, anche da parte di grandi gruppi quotati in Borsa”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

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