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Discoteche, il Tar dice “no”: “Interessi dei gestori secondari rispetto alla salute. Niente riapertura”

Il 9 settembre, l’udienza in camera di consiglio per la valutazione collegiale del ricorso

Italia/Liguria. Il Tar dice “no”: respinte le richieste, niente riapertura. Il motivo? “Gli interessi dei gestori sono secondari rispetto alla salute”. La presentazione del ricorso era stata annunciata nella giornata di ieri (18 agosto), da Maurizio Pasca, presidente nazionale del Silb Filp, l’Associazione Italiana Imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo (leggi qui). 

E così è stato, ma già nel giro di 24 ore è arrivata la prima doccia fredda da parte della terza sezione quater del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. La “richiesta di sospensione cautelare urgente dell’ordinanza con cui il Ministro della Salute  ha chiuso le discoteche e introdotto l’obbligo di mascherina nei luoghi pubblici dove c’è il rischio assembramenti” è stata respinta. 

È stata già fissata per il 9 settembre, come si evince da Ansa, l’udienza in camera di consiglio per la valutazione collegiale del ricorso.

“Nelle premesse del provvedimento impugnato si richiama la comune volontà della Conferenza dei presidenti delle Regioni e del Ministero dello sviluppo economico di aprire con immediatezza un tavolo di confronto con le Associazioni di categoria, al fine di individuare interventi economici di sostegno nazionale al settore interessato”, – si legge nel decreto del Tar in merito alla ricorso. 

Per il Tar, “nel bilanciamento degli interessi proprio della presente fase del giudizio, la posizione di parte ricorrente risulta recessiva rispetto all’interesse pubblico alla tutela della salute nel contesto della grave epidemia in atto e tale interesse costituisce l’oggetto primario delle valutazioni dell’amministrazione, caratterizzate dall’esercizio di un potere connotato da un elevato livello di discrezionalità tecnica e amministrativa in relazione alla pluralità di interessi pubblici e privati coinvolti e all’esigenza di una modulazione anche temporale delle misure di sanità pubblica nella prospettiva del massimo contenimento del rischio”.

La decisione irrevocabile del Governo (con il secco “no” ad eventuali deroghe regionali) è arrivata domenica scorsa (16 agosto), con un’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza, che ha di fatto spento la musica in tutta Italia: dal 17 agosto e almeno fino al 7 settembre (leggi qui). Ma qualcuno, in particolare nella nostra Riviera, ha già studiato qualcosa di alternativo ed anche una forma di protesta molto particolare: si tratta de “La Suerte” di Laigueglia (leggi qui).

Diverse le reazioni in relazione alla decisione del Governo. In primis quella del presidente di Regione Liguria Giovanni Toti (leggi qui) che ha palesato la sua contrarietà al provvedimento, che è stato “mitigato” e reso meno “duro” nel corso della video-conferenza Stato-Regioni, con la decisione di impedire sì il ballo all’interno dei locali, ma con la possibilità, per tutti coloro che possono contare anche su attività alternative come ristorazione e/o bar di proseguire almeno quelle. 

Pesanti saranno le ricadute economiche e le difficoltà per i tanti dipendenti che si sono ritrovati, da un giorno all’altro, senza lavoro. Ma, attraverso i ministri Speranza e Patuanelli, il Governo ha fatto sapere che “sarà fatto il possibile per dare un sostegno economico alle attività che avranno delle perdite”. 

Dal Silb precisano che “il Tar del Lazio non ha respinto il ricorso di Silb, ma ha stabilito che la decisione verrà presa il 9 settembre e non da un giudice monocratico”. L’avvocato Lamberto Ferrara dichiara: “Non mi aspettavo la sospensiva ex articolo 56, è normale che il diritto alla salute venga prima della tutela economica. L’articolo 56 del codice amministrativo dice che il provvedimento viene sospeso quando foriero di danno grave e irreparabile. In questo caso, quel danno potenziale può essere risarcito, la salute no”.

Ma non è affatto scongiurata l’ipotesi di risarcimento del danno a vantaggio dei ricorrenti: “Quando, il 9 settembre si entrerà nel merito della questione, potrebbe profilarsi l’opportunità di un risarcimento del danno. Se infatti l’ordinanza fosse dichiarata illegittima, le discoteche rimaste chiuse dal 17 agosto avrebbero diritto al risarcimento del danno pieno. Non parlo solo agli imprenditori, ma dei lavoratori e le loro famiglie”.

“L’invettiva contro le discoteche ha fatto dimenticare due fattori: non c’è un solo contagio attribuibile a una discoteca; i lavoratori di questo comparto hanno gli stessi diritti degli altri. E non abbiamo considerato l’80% dei locali, chiuso da fine febbraio. Aziende che devono pagare affitti, tasse, stipendi. Alcune stanno già portando i libri in tribunale – afferma il presidente di Silb Maurizio Pasca – Al problema economico si aggiunge quello sociale: dove si concentreranno ora i ragazzi? Abbiamo già notizia dei primi rave, di feste abusive organizzate e promosse attraverso i social. Il virus lì non c’è? Non sarebbe stato più saggio farli radunare in luoghi sanificati, con capienze controllate e registrazione dei partecipanti?”

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