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Coronvirus, l’epidemiologo Icardi: “Vaccino? Non deve essere un obbligo”

Il medico del San Martino d’accordo con il governo: “Meglio informare che imporre, sarà efficace nonostante i no vax”

Genova. Obbligatorio o facoltativo? È acceso il dibattito sul vaccino contro il coronavirus diverse sono le posizioni. Giancarlo Icardi, l’epidemiologo e direttore dell’unità operativa di igiene del San Martino di Genova, è d’accordo con la linea lanciata da Giuseppe Conte e dall’assessore ligure Sonia Viale, secondo cui è giusto optare per una “adesione consapevole“, garantendo l’accesso gratuito al farmaco per le fasce di popolazione più a rischio.

“In una situazione come questa, in cui la popolazione italiana ha dimostrato grande maturità e sensibilità socio-sanitaria rispettando le regole del lockdown, penso che un’adesione consapevole sia sicuramente preferibile rispetto all’obbligo”, spiega il medico, ricordando del resto che “nessuno in Italia propone una vaccinazione universale contro l’influenza”.

Il ragionamento è supportato dai numeri: “Partiamo dal presupposto che gli studi epidemiologici ci hanno detto che, tra gli italiani, la prevalenza di chi ha già incontrato il coronavirus è del 3%. Vuol dire che tutti gli altri sono suscettibili di ammalarsi. Allora – prosegue Icardi – conoscendo l’indice di contagiosità di questo nuovo virus, nel senso che ogni malato di solito ne contagia almeno altri due, con una stima la copertura vaccinale che potrebbe interrompere la circolazione si aggira tra il 75 e l’80% della popolazione”.

E la necessità di una percentuale così alta non rischia di essere vanificata dalle campagne no-vax? Secondo l’esperto genovese non è così: “Se parlassimo del morbillo, che ha un indice di contagiosità tale che un singolo caso ne provoca altri 14, se non vacciniamo almeno il 95% della popolazione rischiamo un flop perché si sviluppano continui focolai e il virus rimane endemico. Parlando di coronavirus, essendo stimato che gli ideologicamente contrari al vaccino si aggirano sul 3-5%, cercherei piuttosto di fare cultura, di avviare una dialettica con loro, ma non imporrei nulla in una situazione come questa che dovrebbe comunque garantire la possibilità di interrompere la catena epidemica”.

La valutazione in ogni caso sarà legata anche a fattori pratici che al momento sfuggono alle previsioni. “Dovremo vedere la disponibilità di risorse: ci saranno 60 milioni di dosi, una per ogni italiano, ammesso che non ne serva più di una, oppure una quota mirata?”. Nella seconda ipotesi bisognerà individuare una “popolazione target”, un po’ come avviene con l’influenza stagionale: “E’ evidente che tra le migliaia di morti che abbiamo avuto in Italia una quota elevata erano anziani o persone con patologie cardiache croniche. Farei di tutto perché la totalità di questi soggetti abbia diritto a una vaccinazione gratuita, e perché lo veda come un diritto piuttosto che un obbligo“, insiste Icardi.

Ragionamenti che prendono forma nei giorni in cui la Russia ha annunciato al mondo di aver registrato il primo vaccino in assoluto. Sollevando grandi dubbi nella comunità scientifica, compresa quella italiana e genovese: “Al momento non abbiamo grosse conoscenze, non ci sono pubblicazioni scientifiche per valutare. Sicuramente dal 31 dicembre, quando è stato lanciato l’allarme, nell’arco di pochissimo tempo è stato messo in rete a disposizione di tutti il genoma virale completo del virus, e da lì in due mesi sono partiti studi per oltre 165 vaccini. Di questi ce ne sono una trentina già in fase di sperimentazione”. Vaccino pronto già a ottobre? “Penso che ne parleremo nel 2021“, sostiene Icardi.

Molti elementi, insomma, sono ancora da chiarire: “Dovremo avere un vaccino che sia prima di tutto sicuro, dopodiché andremo a vedere la capacità di generare anticorpi e quella di garantire una memoria immunologica, cioè una risposta che duri nel tempo. Se dopo sei mesi gli anticorpi non ci sono più, il vaccino diventa inefficace”. Improbabile, tuttavia, che il meccanismo sia simile a quello dell’influenza, che ogni anno richiede un farmaco nuovo: “In questo caso – spiega Icardi – parliamo di un virus più stabile. Il Sars-Cov-2 non ha le stesse mutazioni dell’influenza, ecco perché si parla di vaccini basati su rna messaggero o dna ricombinante: significa usare un vettore virale come il morbillo e inserire un pezzo di gene del coronavirus”.

E sul rischio di una seconda ondata, l’epidemiologo del San Martino avverte: “Molte nazioni sono ancora in piena epidemia, il virus è ancora endemico. Sappiamo che il 15 ottobre inizierà la stagione influenzale che durerà fino al 15 aprile. Di fronte agli elementi che abbiamo oggi, è abbastanza probabile che il coronavirus continui a circolare favorito dalla stagione fredda che ci porta a vivere di più al chiuso e con minore distanziamento. Che ci sia una ulteriore circolazione epidemica è probabile”.

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