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Continua il “terremoto” nella Lega: a Savona nasce un nuovo gruppo consiliare

"Una presa di posizione netta e avversa al metodo di gestione della Lega Nord in provincia di Savona"

Savona. Si è propagato fino al Comune di Savona il terremoto politico innescato dalla mancata ricandidatura di Paolo Ardenti alle elezioni regionali di settembre e che già aveva creato una “secessione” in seno alla maggioranza di Cengio.

Tre esponenti del Carroccio savonese, Giancarlo Bertolazzi, Silvio Rossi, Alda Rebagliati, hanno deciso di costituire un nuovo gruppo consiliare: “La formazione del nuovo gruppo consiliare, del quale fanno parte i tre membri del consiglio comunale di Savona di più anziana militanza leghista, vuole significare una presa di posizione netta e avversa al metodo di gestione della Lega Nord in provincia di Savona, che ha causato una fuoriuscita dal nostro movimento di numerosi militanti di esperienza ultra decennale, profondamente delusi dalla condizione in cui il nostro movimento è stato portato dal gruppo ristretto della dirigenza provinciale, così come è stata esercitata in questi ultimi 10 anni”.

“A nostro parere, tale gruppo ha condizionato negativamente l’attività del nostro movimento al punto di portare la Lega alla sconfitta elettorale in tutte le amministrazioni comunali della riviera di ponente in occasione delle ultime elezioni, oltre ad aver influito ancor peggio sulla gestione della nostra città, come purtroppo risulta dalle numerose lamentele da noi raccolte quotidianamente presso una crescente platea di cittadini savonesi, i quali avevano votato per la Lega con la speranza di un cambiamento, che purtroppo non hanno visto realizzarsi”.

Ed ecco il casus belli: “L’esclusione all’ultimo minuto dalla lista dei candidati alle elezioni regionali di Paolo Ardenti, storico militante leghista della Val Bormida, al contributo del quale si devono i tanti risultati positivi ottenuti dalla Lega alle elezioni tenutesi nella Val Bormida (per altro in totale controtendenza a ciò che è avvenuto nelle Riviere) è solo l’ultima di una serie di decisioni relative alle nomine, tanto nei vari Enti quanto all’interno del movimento, dettate unicamente da motivi di mero clientelismo, attuato ormai da oltre un decennio dalla dirigenza rivierasca e che, temiamo, non mancherà di portare una battuta d’arresto del movimento nella nostra città, malgrado che nel Paese si registri ovunque una tendenza favorevole, dovuta principalmente all’apporto trainante del nostro segretario federale Matteo Salvini. Savona, capoluogo di Provincia, non può essere alla mercé di un sistema di potere, basato su una filosofia politica, che, anziché essere dedita agli interessi del territorio, ha come unico scopo quello di favorire interessi personali o di terzi, mettendo in secondo piano le problematiche dei cittadini”.

“Noi, militanti leghisti di vecchia data, che in questa lunga avventura ci abbiamo messo la faccia e pagato spesso di tasca nostra i costi della politica quando la Lega Nord a Savona non raggiungeva nemmeno il 2% e non c’era trippa per i gatti, non possiamo accettare che i nostri sentimenti, i nostri ideali e le nostre speranze di cambiamento vengano disattesi in tal modo, e che dall’esterno si possa essere visti come succubi, se non complici di tali metodi, che non appartengono alla Lega Nord la quale, al contrario, ha sempre combattuto il clientelismo da Prima Repubblica”.

“Questa è la ragione per cui abbiamo deciso, dopo una lunga e sofferta riflessione, di organizzarci in modo autonomo per la difesa della nostra città e a salvaguardia della nostra coerenza. Da parte nostra siamo tranquilli e sereni, non abbiamo bisogno di poltrone, che peraltro, al contrario di altri, non abbiamo rivendicato in passato e, in quest’ultimo anno di legislatura, agiremo solo nell’interesse dei savonesi, sempre portando avanti i principi e i valori della Lega Nord, che ormai appartengono al nostro DNA”.

Il mancato rispetto della candidatura di Paolo Ardenti, data per certa dal senatore Ripamonti a noi consiglieri in occasione dell’incontro ufficiale che aveva per oggetto i ‘Candidati alle prossime elezioni’, ha dimostrato ancora una volta lo sprezzante ed ambiguo atteggiamento verso la militanza, per noi la classica ultima goccia che ha fatto traboccare il boccale e ha determinato la nostra decisione, per la quale lasciamo al tempo il giudizio finale contando sul fatto che egli ‘è sempre galantuomo’”.

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