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Ciangherotti: “Diamo formazione e lavoro nei nostri ospedali, impariamo dalla Germania”

Ecco la proposta del candidato consigliere regionale sul personale medico

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Ponente. “Presto, a fine novembre, il nostro Dea di II^ livello al Santa Corona perderà ben cinque medici che, per varie ragioni, cesseranno il rapporto di lavoro con Asl2. Pare non ci siano più medici specialisti che partecipino ai concorsi di assunzione per i nostri Pronto soccorsi, adesso si dia la possibilità di formazione all’Università e di lavoro nei nostri ospedali anche ai medici esclusi dalle specializzazioni dove i posti disponibili sono la metà rispetto al numero dei candidati. Impariamo dalla Germania, prima ancora che dall’Emilia Romagna e dal Piemonte”.

“In tutta Italia, infatti, sono circa 15.000 i ‘camici grigi’, medici che, pur con la laurea e l’esame di abilitazione in mano da diverso tempo, non riescono ancora a lavorare per mancanza di possibilità di entrare in un canale formativo post-laurea: specializzazione (necessaria per assunzione ospedaliera) o formazione con i corsi per medici di medicina generale (gestiti dagli Ordini dei medici). Sono medici che restano al palo, per lo più disoccupati o sottoccupati nel nostro SSN se pur nel precariato e in totale assenza di tutele, a causa dell’inadeguatezza delle norme precedenti basate su un ottuso risparmio”.

Situazione che ha conseguenze pesantissime sulla rete sanitaria nazionale. La Liguria, ad esempio, ha un numero insufficiente di anestesisti e di medici per la medicina d’urgenza, ma la carenza di specialisti riguarda anche altri settori. I pazienti con traumi importanti ma non urgenti devono aspettare anche lunghi periodi di attesa per essere sottoposti ad un intervento: “Il problema – sottolinea Eraldo Ciangherotti, consigliere comunale e provinciale di Forza Italia – si trascina da almeno un decennio. Purtroppo si avvia a diventare un dramma entro il 2025 quando, secondo le stime, mancheranno nei nostri ospedali circa 16.500 figure, soprattutto specialisti in medicina d’emergenza-urgenza, pediatria, chirurgia generale, medicina interna, anestesia, rianimazione e terapia intensiva. Vuol dire che se andiamo avanti così, il Sistema sanitario nazionale potrà erogare sempre meno servizi e che tanti reparti chiuderanno. La capacità della rete sanitaria di erogare i servizi necessari rischia di diminuire e il sistema rischia di andare in tilt”.

I giovani laureati in medicina e chirurgia ci sono ma non possono lavorare negli ospedali perché non hanno la specializzazione necessaria: “In pratica non riescono ad accedere alle scuole per diventare cardiologi, ortopedici, internisti o pediatri», spiega Ciangherotti che insiste sul punto «l’obiettivo da perseguire deve essere quello di permettere a tutti i laureati di specializzarsi, frequentando la parte teorica all’Università e svolgendo la parte pratica nei nostri Ospedali. Già quest’anno un primo passo è stato fatto aumentando anche le borse disponibili ma questo sforzo non basta per assorbire anche tutti i candidati, oltre 15 mila, rimasti fuori nei concorsi passati. Dobbiamo consentire ai nostri camici grigi di frequentare i reparti di tutti i nostri ospedali e di conseguire la specializzazione lavorando sul campo». Ma c’è un altro problema in Liguria, come in altre regioni d’Italia. «Purtroppo – spiega Ciangherotti – da un lato non sappiamo quando saranno banditi i concorsi e per quali numeri, e dall’altro va ricordato che, in varie regioni, è ancora in atto il blocco del turn-over parziale o totale. Le stime del personale necessario vanno concertate e condivise, serve un dialogo più stretto tra tutti i soggetti in gioco”.

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