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Scomunicato ex parroco di Garlenda e Casanova Lerrone: è “vescovo” di una comunità ortodossa non riconosciuta

Un passato turbolento alle spalle, a dicembre avrebbe festeggiato i 50 anni di sacerdozio. Il vescovo di Albenga Borghetti: "Grande dolore, lo affido al Signore"

Garlenda/Casanova. “E’ una cosa che crea molto dolore. Un uomo di quasi 80 anni che quest’anno avrebbe celebrato i 50 anni di sacerdozio nella chiesa cattolica e compie questa scelta di essere ordinato ‘vescovo’ in una comunità ecclesiale ortodossa, appartenente a una chiesa che non ha alcun legame con le chiese ortodosse che noi siamo abituati a concepire, e per altro non ha nessun dialogo con la Santa Sede: questo il motivo per cui è scattata la scomunica“.

A dichiararlo a Riviera24 è il vescovo della diocesi di Albenga-Imperia Guglielmo Borghetti, in merito alla vicenda che ha visto protagonista Giovanni Ferrando, 79 anni, che si è fatto ordinare “vescovo” da una non ben definita comunità ortodossa. Questo il motivo per cui è scattata, come prevede il codice di diritto canonico, la scomunica “latae sententiae”.

Borghetti ha conosciuto don Ferrando nel 2015: “All’epoca era ancora parroco di Marmoreo (frazione di Casanova Lerrone). Due anni fa è andato in pensione, tornando a Rocca Grimalda, nella diocesi di Acqui Terme, in provincia di Alessandria, di dove era originario”.

Un passato un po’ turbolento, quello di don Ferrando, accusato nel 2003, quando era parroco di Garlenda, di essere un prete a cui piaceva “la bella vita”, di avere automobili costose e anche appartamenti a Ibiza e a Firenze. Proprio per il suo stile di vita i parrocchiani avevano iniziato a disertare la messa della domenica. Vicende sul quale il vescovo non vuole tornare: “Questo era il passato. Io l’ho conosciuto dopo. Poi si è ritirato a vita privata, non aveva più nessun impegno e nessun incarico”, dice.

Ora il nuovo colpo: lo scisma dalla chiesa cattolica all’interno della quale era stato ordinato presbitero il 19 dicembre 1970. “Sono molto amareggiato– conclude Borghetti -. Abbiamo cercato di comunicargli tutta la nostra grande tristezza dovuta alla sua decisione, ma non c’è stata risposta. Lo affido al Signore, altro non posso fare”.

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