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Scomunica Ferrando, la replica: “Per me una medaglia, conferma dei loro metodi immorali”. E annuncia rivelazioni foto

L'ex parroco di Garlenda e Casanova e il portavoce della Chiesa Ortodossa rispondono al vescovo di Albenga, "la diocesi più chiacchierata"

Albenga. “Invece che occuparsi, seriamente, delle mille problematiche della sua diocesi, il vescovo di Albenga, non personalmente ma dandone incarico al suo Vicario (primo punto interessante, la scomunica e’ inflitta secondo il Codice solo dall’Ordinario, e non si fa cenno degli estremi di una eventuale e discutibile delega “ad actum”), fa giungere, non prima di essersi coperto le spalle chiedendo un parere (stranamente non allegato) alla Pontificia Commissione per l’Unità dei Cristiani (bell’esempio di unità), una anacronistica e ridicola ‘scomunica latae sententiae’ – roba di ispirazione medievale che si fa una volta ogni cinque, dieci anni, e per casi ben diversi e più seri – a monsignor Ferrando, neo vescovo alessandrino della Chiesa Ortodossa Italiana. La scomunica, poi, e’ emessa ai sensi del canone 1364, con una evidente serie di superficialità giuridiche: Ferrando non e’ né apostata, né scismatico, né eretico, e non viene fornita nel preambolo e nel dispositivo del provvedimento alcuna prova effettiva di ciò’ e dei fatti concreti connessi. Inoltre, e’ in pensione da cinque anni, e l’ammonizione preventiva, secondo la procedura del C.I.C., doveva essere circostanziata con i dettagli e le fonti di prova precise, e non con il richiamo al semplice ‘flatus’, in pratica il chiacchiericcio”.

Così Padre Stefano Capponi, portavoce della Chiesa Ortodossa Italiana, commenta la decisione del vescovo di Albenga Guglielmo Borghetti di scomunicare don Giovanni Ferrando, ex parroco di Garlenda e Marmoreo (frazione di Casanova Lerrone), per la sua scelta di separarsi dalla Chiesa Cattolica per essere ordinato vescovo da una comunità ortodossa.

La Chiesa Ortodossa Italiana poi getta acqua sul fuoco attraverso il vescovo Filippo Ortenzi: “Dio perdoni questi metodi, noi perdoniamo questi fratelli che, per motivi che non comprendiamo, non ci ‘riconoscono’ ma cerchiamo da anni, e continueremo a farlo, ogni dialogo positivo con loro, li amiamo sempre e comunque, in pieno spirito di fratellanza. Solo Dio potrà’ giudicare se per amare serve il ‘riconoscimento’ e non l’Amore”.

“Dal punto di vista del diritto canonico, pero’, il provvedimento presenta, come ci è stato confermato da docenti del settore, numerosi vizi” prosegue Padre Capponi. “Non si precisano tempi e luoghi delle violazioni, si parla di effetto ‘automatico’ – locuzione semantica non certo da giuristi – e il dispositivo non è adeguatamente motivato non indicando neppure con la dovuta precisione che la gravita’ straordinaria dell’atto richiede il delitto commesso; l’indirizzo di residenza è sbagliato (Acqui Terme non ha nulla a che fare con l’abitazione del destinatario) e la notificazione reca l’intestazione del Tribunale Ecclesiastico, mentre è firmato dal Vicario (e, altrettanto stranamente, non dal Vescovo: l’indicazione ‘d’ordine’ non trasferisce certo con pienezza e validità’ assoluta la prevista competenza esclusiva dell’Ordinario)”.

Nell’attuale ordinamento canonico questo tipo di scomunica (“Latae sententiae”) può’ essere inflitta solo ed esclusivamente per i seguenti delitti:
– delitto di apostasia ed eresia; agli scismatici è comminata la medesima pena (can. 1364 §1),
– grave profanazione delle specie eucaristiche, oppure la loro asportazione o conservazione a scopo blasfemo (can. 1367) – (riservata alla Sede Apostolica)
– aggressione violenta e fisica contro il Papa (can. 1370) – (riservata alla Sede Apostolica) o registrazione di confessioni,
– L’assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento (“Non commettere adulterio”) da parte di un presbitero o vescovo (can. 1378 §1) – (riservata alla Sede Apostolica),
– consacrazione di vescovi senza mandato pontificio, e chi da esso ricevette la consacrazione (can. 1382) – (riservata alla Sede Apostolica),
– violazione diretta da parte del confessore del sigillo (can. 1388 §1) – (riservata alla Sede Apostolica),
– procurare l’aborto ottenendo l’effetto (can. 1398).

“Ferrando non ha, ovviamente, commesso alcuno di questi delitti. Quindi, al limite, gli doveva essere inflitta ferendae sententiae, e non latae sententiae” ribadiscono dalla Chiesa Ortodossa. “Il can. 1318 offre poi un altro criterio generale e tassativo per coloro che nella Chiesa possono stabilire pene: ‘Il legislatore non commini pene latae sententiae se non eventualmente contro qualche singolo delitto doloso, che o risulti arrecare gravissimo scandalo o non possa essere efficacemente punito con pene ferendae sententiae’. E il sacerdote, ora vescovo, non ha ne’ profanato ostie, ne’ dato alcuno scandalo se non quello immaginato da una diocesi cento chilometri distante. Ferrando ha l’unico torto di aver aderito ad una richiesta di disponibilita’ di una Chiesa cristiana ed ecumenica che ha l’unico torto di non essere ‘riconosciuta’ dal Vaticano, per cui non vi possono essere ‘relazioni fraterne’ (altra bella prova di rispetto della sostanza evangelica, specie giovannea). Ferrando, poi, ottant’anni portati benissimo ma suonati, e’ fuori dall’attività’ parrocchiale da tre anni”.

“Forse, anzi quasi di sicuro, hanno sbagliato secolo. E’ finito il tempo delle scomuniche ai comunisti, o ai roghi alle streghe. Del resto, queste scomuniche la Chiesa Cattolica Romana se le e’ assai spesso rimangiate. A queste baggianate formalistiche, dicono gli esperti di sociologia delle religioni, i veri cristiani non ci credono più. Non a caso disertano le Chiese, ed i seminari. Mostrare i muscoli sperando di spaventare un prete ottantenne, che ne ha passati quasi sessanta nell’ambiente cattolico e quindi ne sa ben più di loro su molte cose, anche intriganti e poco confessabili, è stato per il neo vescovo ed i legali della Chiesa cui appartiene un bell’autogol e Ferrando annuncia un memoriale molto, ma molto interessante per Papa Francesco, come reazione alla scomunica, e di cui una bella sfilza di pagine saranno proprio dedicate alla diocesi albenganese, che offre lezioni di moralità in modo forse un po’ troppo audace. Nella circoscrizione ligure se ne sono viste di tutti i colori: preti a luci rosse, processi, condanne, sacerdoti in carcere, materiale pornografico. Di quelli, non si e’ sbandierata sui giornali la scomunica”.

Ma qual’è la reazione del neo – vescovo della “Chiesa non riconosciuta”? “Per me, questa scomunica è proprio come una medaglia – ammette Ferrando – ed è come una liberazione. Una conferma, dei loro metodi, che fino a tre anni fa (la scomunica arriva dopo un lungo periodo dalla pensione, cosa che la rende ancora più ridicola) ho conosciuto molto bene, e mi rivolgerò direttamente, per chiarire bene le cose e salvaguardare il mio onore, a Bergoglio, che è sicuramente di una pasta diversa da questi personaggini provinciali ed ingrati”.

Ma perché ce l’ha tanto con la diocesi di Albenga, tanto da essersi fatto “scomunicare”? “Io non ce l’ho con qualcuno in particolare, ma con il sistema che molti di loro insistono nel difendere. E’ la diocesi di Albenga ed alcuni suoi metodi che io critico, e per questo mi son attirato la loro cattiveria, e questo atto ridicolo ne e’ la conferma. Ne faro’ decine di copie che distribuirò’, perché’ si capisca chi e’ il perseguitato, la vittima di questa reminiscenza dell’Inquisizione medievale, e la gente capirà’ chi e’ che davvero confonde e disorienta i cristiani, mettendo in secondo piano i veri valori evangelici. Hanno bruciato eretici per secoli, o poveri e soggetti deboli, hanno scomunicato Galileo, e poi han chiesto scusa. Hanno bruciato i gay ed i valdesi, e poi, dopo secoli, dicono ‘Ci siamo sbagliati’. Hanno scomunicato i comunisti, e ora con molti di loro ci vanno a braccetto. Le gerarchie, senza la Rivoluzione francese, probabilmente continuerebbero ad opprimere ogni dissenso, basta leggere quel che han scritto a me, ottantenne, solo e debole, e che tutti presto conosceranno: è troppo facile cercare di umiliarmi, ma non han fatto bene i conti. Per questo sono diventato ortodosso: il Vangelo di Cristo è solo Amore, e non Potere. E senza patriarcati stranieri cui sottomettersi, ma in una visione nazionale e aperta, tollerante ed ecumenica. In fratellanza e dialogo con tutti, e non solo con chi è ‘riconosciuto”.

Ora Ferrando annuncia “novità sconvolgenti” ed un dossier che porterà a Roma: “Chiederò udienza al Papa che, di sicuro, sa ragionare sicuramente meglio di questi moralisti d’accatto che avrebbero ben altre cose di cui preoccuparsi, come la crisi vocazionale e gli intrallazzi immobiliari. Ne ho viste talmente tante in questi anni: l’omosessualità condannata a parole, e diffusissima all’interno di seminari e diocesi, ed anche tra i vescovi. L’ipocrisia, la corruttela, il sesso, gli affari, i valori cristiani calpestati. Robe che un Papa dovrebbe davvero cancellare. Sono ben altri quelli che dovrebbero essere ridotti allo stato laicale. Ripeto, per me questa scomunica irregolare e invalida è anche un dono di Dio, la conferma piena di quel che pensavo: intolleranza, invidia e pancia piena sono ormai i valori dominanti, a dispetto della rivoluzione che Francesco ha annunciato. Dio ama i perseguitati, e non i persecutori. Il mio memoriale verrà depositato presso vari studi legali, in città diverse, e con procedura segreta, e inviato al Papa cui chiederò udienza. E poi, magari, ne vedremo delle belle…”.

Intanto, a Ferrando arrivano da amici e fedeli messaggi di solidarietà ed apprezzamento. Uno per tutti: “Hai fatto bene ad andartene”. “Perseguitare gli umili, soprattutto anziani, col pretesto della gerarchia, della Tradizione e dell’obbedienza formale e dei ridicoli “mancati riconoscimenti ufficiali”, cercando di intimidirli con procedure un po’ superate, questo si che è da condannare. Il Vangelo è sostanza, e non pura forma. Molti veri cristiani lo capiranno presto, e sempre di più. Da questo punto di vista, forse, questo Papa potrebbe rivelarsi un riferimento prezioso” concludono dalla Chiesa Ortodossa.

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