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Lettere al direttore

Savona, quando la squadra di calcio era la Città

Una foto per la città quando Savona aveva una identità

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Questa foto risale all’estate del 1960 e ci appare come emblematica dell’apertura di una nuova fase storica per la nostra Città.

Vi sono ritratti i protagonisti, dirigenti e giocatori, del Savona FBC che stava per iniziare il campionato di Serie C e aveva trasferito la sede sociale dal Bar Splendid al nuovo circo Bianco blu , sito al mezzanino di via Paleocapa 18, proprio sopra stante il celebre bar Moscino di proprietà dell’ex portiere degli anni ’50 (in alto nella foto tra due tifosi storici).

Riconosciamo nella foto persone, giocatori, dirigenti, semplici sportivi, che hanno rappresentato un pezzo della storia di Savona: il primo da sinistra è il giornalista-promoter-inventore del Giro-Miss, Enrico Fabbri, al suo fianco il dirigente Tonini, poi lo storico segretario Gaetano Chiarenza, l’uomo dei cartellini e dei contratti, subito dietro Chiarenza spunta Ezio Volpi sfortunato, grande allenatore negli anni seguenti. Al centro del gruppo in piedi riconosciamo niente meno che Stefano Del Buono il “presidentissimo” l’uomo che per decenni ha impersonificato l’anima, il cuore, la bandiera di quella che lui definiva “navicella biancoblu”, affiancato dai dirigenti Conti, l’imprenditore che realizzò con l’amico Stirner Palmieri il complesso di Artesina, e Prezioso; davanti a tutti a braccia conserte Valentino Persenda il capitano “per sempre” colui che rimarrà nella storia per il record di presenze con la maglia degli striscioni, alle cui spalle spuntano Pierino Cucchi e Giulio Mariani, altre due colonne storiche di quell’indimenticabile Savona, al suo fianco Rinaldo Roggero “l’ala più veloce”, unico savonese a giocare in nazionale da giocatore del Savona FBC, da ultimi in piedi il dottor Danesi, un fedelissimo del Circolo Biancoblu, e un altro dirigente storico Romildo Cirio. Da citare ancora tra gli accosciati Luciano Teneggi, Nino Parodi, Bruno Ferrero, Nanni Ciglieri tutti protagonisti che hanno onorato la storia del nostro sodalizio e dei quali abbiamo tante volte scritto nel blog e nei libri che sono stati dedicati alle ultracentenarie vicende del Savona FBC.

Abbiamo citato soltanto alcuni dei cari amici qui ritratti cui ci lega la memoria di tanti ricordi, rivolgendo anche un pensiero ai tanti scomparsi.

Lo scopo dello scrivere queste poche righe non era però quello di parlare del Savona FBC.

Certo, quello per gli striscioni era un momento magico: nell’anno precedente, il 1959, era stato inaugurato il nuovo stadio di Legino, la squadra era tornata trionfalmente in Serie C (una terza serie di lusso, il campionato che stava per cominciare sarebbe stato vinto dal Modena), la città seguiva la squadra con un’attesa che coinvolgeva tutto il suo tessuto sociale portando allo stadio 7-8.000 spettatori.

La squadra era la Città e la Città in quel momento aveva ripreso a crescere.

Esaurita la fase drammatica della riconversione dell’industria bellica, spenti anche i fuochi polemici del “caso Ghelardi” (ricordato come il “ragionier miliardo”), nel novembre dello stesso anno 1960, si sarebbero svolte le elezioni e la sinistra, dopo una fase di commissariamento, sarebbe ritornata alla guida dell’Amministrazione Comunale, eleggendo sindaco Angelo Carossino, futuro presidente della Regione e poi parlamentare europeo.

Il porto ferveva di attività commerciali favorite dalla capacità di una fortissima Compagnia Portuale, la “Pippo Rebagliati”, e dalla presenza di grandi agenzie marittime, le industrie rappresentavano ancora la spina dorsale dell’economia, si stava lanciando l’avveniristico strumento del PRIS un gioiello di programmazione economica e del territorio, si stavano costruendo i quartieri dell’Oltreletimbro da via Don Minzoni e da Corso Tardy e Benech, nel 1964 sarebbe stata terminata la costruzione della nuova stazione ma inghippi burocratici delle FFSS ne impedirono l’attività fino all’allora lontano 1977.

Era una città diversa da adesso: stretta attorno ad alcuni simboli con il Teatro Chiabrera diretto da Renzo Aiolfi, il Circolo Calamandrei di Mirko Bottero fucina di intellettuali di primo piano poi sparsi per l’Italia. Lo sport non era rappresentato soltanto dal calcio se pensiamo al basket di Pagnini, all’atletica di Manfredi, Siccardo, Ottolia che negli anni ’60 avrebbe prodotto due nazionali prima Pietro Agretti, poi Furio Fusi, al pugilato, alla lotta, alla ginnastica, all’hockey tutte discipline nelle quali Savona era presente nelle massime categorie nazionali.

Quattro quotidiani (l’Unità, Il Lavoro, Il Secolo XIX, la Gazzetta del Popolo) contenevano la “pagina di Savona” e la raccontavano attraverso la penna di giornalisti (Nelda Mura, Fausto Buffarello, Carlo De Benedetti, Ivo Pastorino, Enrico Fabbri, Nicolò Siri) presenti nella parte viva di tutte le attività politiche, sociali, culturali, economiche.

Per lo sport, presso l’editore Marco Sabatelli si stava preparando la stagione di “Riviera Notte”, la rivista che nel decennio avrebbe raccontato lo sport savonese fornendogli linfa, popolarità, vera partecipazione e passione popolare.

A distanza di tanti anni in questi tempi difficili ci siamo trovati a scrivere di “Savona senza identità”. Lo abbiamo scritto con tristezza proprio noi che di Savona siamo stati testimoni attenti in tutti questi decenni.

Ebbene a quel tempo, all’inizio dei “favolosi” ’60 Savona possedeva un’identità ben precisa.

Era la “Savona del lavoro”.

La sua squadra di calcio interpretava benissimo quell’identità, ne era sicura vessillifera e questo oggi volevamo ricordare senza inutili nostalgie, ma con l’orgoglio di chi ne ha fatto parte. Una testimonianza e un messaggio. Magari uno sprone.

di Luciano Angelini e Franco Astengo (dal blog Storia del Calcio Savonese)

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