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Savona, la lista civica: “Pasticcio Tari, lo sconto ai commercianti dovranno pagarlo i cittadini”

E con le 4 rate anziché 3 i negozianti si troveranno nel 2020 a pagare metà tributo anziché un terzo

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Savona. Approvare gli emendamenti della minoranza sulla Tari, che hanno diluito il pagamento della tassa in 4 rate e applicato lo sconto del 25% ai chi è stato chiuso durante il lockdown? Un rimedio “peggiore del male”, poiché porterà i cittadini a pagare di più e commercianti e aziende a sborsare una cifra maggiore nel 2020. Lo sostiene la Lista Civica 2.0 di Savona, composta da Alessandro De Lucis, Gian Dogliotti, Alberto Marabotto, Maurizio Scaramuzza, Andrea Sotgiu e Alessandro Venturelli.

Non si placano dunque le polemiche dopo l’incredibile consiglio comunale di martedì, nel quale l’amministrazione è ripetutamente “andata sotto” a causa del voto contrario di tre consiglieri di maggioranza. Una bocciatura talmente sonora che ieri l’assessore al bilancio Silvano Montaldo ha di fatto annunciato la disponibilità a farsi da parte (eventualità prontamente respinta dal sindaco Ilaria Caprioglio). E oggi altri consiglieri di maggioranza spiegano perchè votare quegli emendamenti, apparentemente “popolari” e pensati per agevolare i savonesi, in realtà sortirà l’effetto contrario.

“Le utenze domestiche ‘in condizione economico sociale disagiate’ avrebbero dovuto ricevere l’agevolazione tariffaria direttamente dall’Autorità Regolatrice – ricordano – A fronte delle imminenti scadenze, la Lista Civica ha chiesto al Comune con una mozione urgente (recepita dall’Assessore al Bilancio nell’ultimo regolamento) di farsi carico dei bisogni di detti cittadini qualora lo Stato non avesse provveduto. Per le utenze non domestiche colpite più direttamente dall’emergenza COVID con la sospensione delle loro attività, lo stesso governo dichiarava uno sconto del 25% sulla parte variabile di tariffa legata allo smaltimento rifiuti, senza meglio specificarne le modalità attuative. Dopo approfonditi consulti con le associazioni di categoria, l’Amministrazione provvedeva ad una dilazione dei pagamenti, lasciando la questione scontistica in mano all’Autorità centrale”.

“Con l’approvazione degli emendamenti della minoranza, votati (ahimè) da due consiglieri di maggioranza senza che lo palesassero in precedenza, il Comune sconterà il 25% della quota dell’intero servizio TARI alle utenze sopra citate. Se questo può sembrare positivo per i pubblici esercizi messi in ginocchio dal Coronavirus, è vero che crea problematiche non immediatamente risolvibili. Stando al regolamento della stessa Autorità regolatrice ARERA, gli sconti sono da spalmare sulle tariffe di tutti gli altri utenti, la quasi totalità dei quali, in modo più o meno grave, colpiti anch’essi dall’emergenza sanitaria. Di fronte a questa riflessione, c’è ancora da essere convinti delle scelte apparentemente popolari?”.

Sotto accusa anche l’ulteriore dilazione in 4 rate: “Oltre a costringere gli uffici a rifar tutto da capo, spendendo ulteriormente per gli invii, non dà alcun vantaggio apprezzabile agli utenti che, per assurdo, si troveranno a pagare due rate entro fine anno il cui importo complessivo è superiore all’importo dell’unica rata inizialmente prevista”.

“La politica è un percorso fatto di scelte, pochissime delle quali semplici o ovvie. Le scelte da affrontare per una città in predissesto finanziario e, conseguentemente, con le casse vuote, sono spesso impopolari a breve termine e gli amministratori che se ne prendono carico, mai lo possono fare a cuor leggero. Piacerebbe a tutti poter erogare la giusta quantità di esenzioni, di bonus e di finanziamenti ma, oltre che con la cronica mancanza di quattrini, i comuni devono convivere con una serie di norme rigide definite dagli enti regolatori dei diversi servizi ed alle promesse sovente non mantenute dal Governo centrale o regionale di turno” concludono.

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