IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Savona, giunta Caprioglio al capolinea? Ecco il piano per farla cadere dopo le regionali

Gli emendamenti alla Tari sono stati la prova generale: o l'amministrazione "svolta" o si punterà a ottenere l'uscita di scena di Caprioglio per avere reggente Arecco. L'ipotesi più estrema è quella di un commissario

Savona. L’amministrazione Caprioglio, salvo clamorosi ripensamenti dell’ultima ora (e una possibilità, scopriremo, ancora esiste), è destinata a concludersi prima del tempo: precisamente tra poco, in un periodo variabile da agosto a novembre 2020. E’ questa la notizia che emerge nelle ultime ore a Savona nei corridoi di palazzo Sisto. Una notizia di quelle ovviamente non ufficiali, mai confermate da nessuno, appena sussurrate quando le porte sono chiuse. Una notizia, eppure, più concreta che mai: ci sono i numeri, le strategie sono pronte, le date individuate, i piani alternativi sul tavolo.

Chi c’è dietro

Non una singola eminenza grigia, né un partito specifico individuabile in modo chiaro, bensì un gruppo di consiglieri. Che tra i banchi della maggioranza il malumore serpeggi è ormai cosa arcinota: in pratica è così fin dall’inizio del mandato, con tanti, troppi consiglieri che si sono sentiti ridotti al ruolo di “yes man” senza alcuna possibilità di contribuire a indirizzare l’azione amministrativa della giunta. I casi sono tanti: emblematici quelli di Simona Saccone o Elda Olin che più volte hanno ampiamente esternato la loro contrarietà a decisioni imposte alla coalizione dall’alto (entrambe, alla fine, sono uscite per questo dal gruppo di appartenenza). E nell’ultimo consiglio Emiliano Martino è stato protagonista di uno sfogo simile, dai toni estremamente critici (con riferimenti al “guardarsi allo specchio e chiedersi in coscienza se si è fatto il massimo”).

Poi, è chiaro, anche i partiti non vedrebbero con sfavore un addio anticipato di Caprioglio. I rapporti del sindaco con la Lega sono ormai azzerati da troppo tempo, quelli con Toti e il suo Cambiamo incrinati in modo irrimediabile. E per questo anche i vertici non esiterebbero a dare “luce verde” ai dissidenti.

Le prove generali: il consiglio del 30 giugno

Le cose sono precipitate nell’ultima settimana, con il consiglio comunale del 30 giugno sulla Tari. La vittoria totale della minoranza su ogni emendamento presentato, permessa dal voto favorevole e/o dall’astensione di 4 consiglieri di maggioranza, ha avuto il duplice ruolo di prova generale e di “avvertimento concreto” a partiti, sindaco e assessori. E lo denunciano due fatti. Il primo è che la ribellione non ha riguardato un singolo punto ma tutti quelli all’ordine del giorno. Il secondo lo si scova analizzando la seduta. Per un errore di conteggio il primo emendamento è stato inizialmente respinto (secondo il sistema c’erano 13 favorevoli, 13 contrari e 2 astenuti). A quel punto uno dei due astenuti, Silvio Rossi, nel votare il secondo emendamento si è visto “costretto” a passare al voto favorevole, dando la spallata decisiva (solo dopo si è scoperto che non sarebbe stata necessaria). Il messaggio era chiaro: “Abbiamo i numeri, e possiamo mandarvi sotto quando vogliamo”. Una dimostrazione di forza dall’alto della quale, ora, arriva l’ultimatum al Comune.

L’ultimatum

La scorsa settimana i messaggi hanno iniziato ad arrivare in sala giunta: o si cambia qualcosa nell’amministrazione della città, o si svolta, oppure si va a casa. E la “svolta” prevede una serie di paletti. Primo: l’individuazione di almeno due punti del programma elettorale del 2016 da mettere realmente in pratica nei prossimi mesi. Secondo: un “repulisti” della giunta (un rimpasto per renderla finalmente efficiente e/o la “cacciata” di un paio di assessori considerati più inutili degli altri). Terzo: una ben maggiore condivisione delle azioni di governo con i consiglieri (un rapporto paritario che, di fatto, in questi 4 anni non è mai iniziato).

Il piano

Il messaggio è lampante: o si accettano le condizioni o l’amministrazione verrà esautorata di fatto facendo mancare la maggioranza su ogni pratica presentata. A quel punto, cosa accadrà? Il primo obiettivo di chi manovra è quello di spingere Caprioglio farsi da parte in qualche modo (ma va capito come), così da far subentrare come reggente il vicesindaco Massimo Arecco. Di fronte all’impossibilità di proseguire – questa è la speranza – il sindaco potrebbe “aver un moto di orgoglio” e farsi da parte “per il bene della città”. A quel punto toccherebbe ad Arecco: e la Lega (sempre nelle intenzioni di chi sta lavorando al piano) avrebbe finalmente l’occasione, anche solo per pochi mesi, di mostrare cosa si sarebbe potuto fare. Una sorta di all-in per lanciare un segnale alla città. 

Ma Caprioglio, naturalmente, potrebbe non andarsene (e in ogni caso le sue eventuali dimissioni porterebbero alla caduta di tutta la giunta). A quel punto, mancando la maggioranza, sarebbe inevitabile l’arrivo del commissario. Una eventualità estrema, ma che i “dissidenti” sono pronti ad abbracciare in assenza di altre opzioni: un commissario potrebbe farsi carico di risolvere alcuni problemi, attirando su di sé il malumore dei cittadini e in qualche modo anzi consentendo al centrodestra di “sganciarsi” parzialmente da quanto accaduto in questi anni.

Quando?

Non immediatamente: il rischio sarebbe quello di tornare al voto in concomitanza con le elezioni regionali. Da un lato i consiglieri della Lega temono che i problemi savonesi potrebbero avere ripercussioni negative sulla coalizione di Toti, dall’altro in questo modo verrebbe meno il possibile interregno di Arecco o del commissario. Da agosto in avanti, dunque, quando sarà troppo tardi per andare al voto nella finestra di settembre.

Se materialmente prima o dopo le regionali dipende da tre fattori. Uno spicciolo: la convocazione o meno di consigli comunali nel mese di agosto. L’altro ideologico: una parte dei consiglieri della Lega, quelli “meno motivati” a silurare Caprioglio, preferirebbe attendere dopo il voto, mentre altri spingono per lanciare un segnale già prima, convinti che la mossa porterebbe consenso. L’ultimo, infine, politico: la Lega savonese spinge per avere un proprio rappresentante candidato alle elezioni regionali ma al momento non ha garanzie in tal senso, un “no” potrebbe gonfiare il malumore e accelerare i tempi.

Da ottobre in avanti, in qualsiasi caso, arriverebbe un “liberi tutti” che, tra la voglia di alcuni di ricandidarsi e i troppi sassolini nelle scarpe accumulati in questi anni, porterebbe a una sostanziale caduta di ogni freno inibitore e a una implosione pressoché immediata della maggioranza.

Le probabilità

Al momento, abbastanza alte. L’intenzione c’è, e che sia possibile è già stato dimostrato il 30 giugno; quindi ora rimangono solo due punti di incertezza. Il primo è che la giunta potrebbe “accettare le condizioni” e convincere i dissidenti che governare meglio, anche solo per pochi mesi, è ancora possibile. Il secondo è che i numeri per il “golpe” si fondano sulla convinzione che la minoranza farà la sua parte: ma se Caprioglio non dovesse accettare di fare un passo indietro, non è scontato che l’intera opposizione sia pronta a preferire l’arrivo di un commissario.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere IVG senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.