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Savona 2021, il sogno di città di Marco Russo: “Punto su comunità, cultura, città strategica e sviluppo”

L'avvocato, coordinatore del Laboratorio, propone ufficialmente un progetto per le prossime elezioni: "Occorre ridare speranza e costruire insieme una visione"

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Savona. “C’è bisogno di rimettere in moto le energie che esistono e che oggi sono un po’ disperse, stanche, disilluse. Occorre ridare speranza. Una città che è in grado di scommettere su se stessa è una città che decide di costruire insieme una visione: noi vorremmo provare a mettere in moto un processo che consenta di fare questo”. Marco Russo rompe gli indugi e si fa ufficialmente avanti come possibile candidato sindaco di area centrosinistra alle prossime elezioni comunali: e lo fa presentando in pillole l’idea di città portata avanti negli ultimi mesi non solo da lui, ma da un vero e proprio “laboratorio” che racchiude varie figure di diversa estrazione civica (quindi non solo del Pd) interessate a creare un nuovo progetto.

Marco Russo

Russo spiega che, da parte sua, c’è la disponibilità, anzi “la volontà”, di essere il front-man di questa proposta. Certo, non c’è nulla di deciso: “Io il candidato sindaco? E’ una domanda prematura. Savona ha bisogno di un progetto che sia forte, di visione e di prospettiva della città. I nomi verranno dopo, in funzione del progetto. Dobbiamo finire di pensare di mettere prima le persone e poi le idee, mettiamo prima le idee e poi le persone”.

Le idee, dunque. Quelle su cui ruota la Savona del 2026 immaginata da Marco Russo e dal suo Laboratorio sono essenzialmente quattro. “Con gli amici del laboratorio abbiamo individuato le chiavi sulle quali si può ricostruire la città: la comunità, la cultura, la città strategica e lo sviluppo. Sono quattro idee di città che devono essere pensate in sinergia tra loro: si toccano, non sono a compartimenti stagni. E non sono idee astratte, ma hanno linee di azione concrete. Devono essere pensate restituendo alla città un suo respiro comprensoriale e provinciale che da troppo tempo è stato perduto. Savona è una città che si colloca in un contesto più ampio e deve recuperare una visione più ampia”.

COMUNITA’ – “Quando parliamo di comunità – spiega – parliamo di un nuovo welfare, che sappia affrontare i problemi delle persone, il disagio sociale, che oggi è una delle tematiche più delicate che la società moderna sta affrontando. Ma significa anche investire sui quartieri, dando una nuova visione di cosa è il quartiere. Quelli savonesi tra l’altro hanno caratteristiche particolari, e devono essere di nuovo valorizzati nell’ottica di una città più moderna”.

SVILUPPO – Sul fronte dello sviluppo, prosegue, “occorre individuare  dei nodi strategici che vanno costruiti. Trovare ad esempio un intreccio forte tra porto e città, e lavorare al rapporto tra Savona e il campus universitario. Oltre a definire una visione di turismo finalmente più identificata, più riconoscibile, in sinergia con il comprensorio. Ma significa anche investire sul commercio, che oggi è in sofferenza e che invece deve diventare un elemento strategico della nostra città. Insomma, ci sono tante indicazioni”.

Il tema della relazione con il porto è forse uno di quelli più importanti nel lungo periodo: “Tra città e porto c’è un rapporto che io definisco di ‘indifferenza conflittuale’ – chiarisce Russo – Questo non va bene. La città deve sapersi riappropriare del porto come risorsa di prospettiva, e quindi stringere un’alleanza col porto che sia in grado di creare una sinergia positiva. Il porto è una delle carte dello sviluppo che Savona deve utilizzare mettendola in sinergia con le altre. C’è il tema infrastrutturale, quelli della compatibilità ambientale e delle ricadute economiche. Ci sono tanti risvolti che devono essere approfonditi ma che devono poi diventare il contenuto di una nuova alleanza tra città e porto”.

CITTA’ STRATEGICA – “E’ la costruzione di una città ‘fisica’, con tutte le politiche che attengono i rifiuti, la mobilità, l’urbanistica, al verde, che devono essere costruite secondo una prospettiva strategica ben definita. Esistono esperienze, in Italia, importantissime, che hanno saputo trasformare le città percorrendo queste indicazioni. Significa scommettere sui luoghi simbolici che sono i contenitori storici, per Savona molto importanti ma spesso dimenticati. Ma sono anche nuovi luoghi che identificano la città: penso alla biblioteca o all’ospedale, che in questi mesi è finito al centro dell’attenzione, sia per l’emergenza Covid che per le problematiche che lo riguardano in maniera più diretta. Luoghi che diventano fondamentali per la costruzione di una comunità civica che scommette sulla propria città”.

CULTURA – “Questo vale anche per la cultura, che è un elemento centrale della nostra visione – insiste – servono politiche per la produzione culturale, ma anche per progettualità sociali che attengono la cultura. Sono tanti i temi che identificano quello che stiamo cercando di proporre, e credo che Savona abbia bisogno di questa visione”.

Un sogno, per ora. A un anno (forse meno, leggi qui) dalle elezioni è troppo presto per scendere in maggiori dettagli: il progetto è ancora in fase di scrittura. “E’ presto perchè per costruire su questi temi delle linee strategiche operative occorre il contributo di tutti – spiega Russo – occorre mettere insieme le risorse, le capacità, le conoscenze di tutti. E’ per questo che è un progetto collettivo, di visione collettiva”.

Presto anche per parlare di nomi, dunque. Anche se su uno, quello di Pietro Santi, è impossibile non soffermarsi dopo l’intervista a IVG in cui non solo ha annunciato il desiderio di provare a candidarsi sindaco in prima persona, ma anche strizzato l’occhio al Pd. Immaginare Russo sindaco e Santi suo vice è fantapolitica? Russo dribbla e torna al suo mantra: “Questo è il momento di mettere al centro un progetto e una visione. E su questo aprire un confronto molto ampio, molto aperto con la città e con le forze politiche. Per costruire dalla visione un progetto e dal progetto un programma. E’ presto per affrontare questi discorsi, non distraiamoci dal nostro obiettivo”. Non è un no… “Lo valuterei”.

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