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Pensiamoci
di Sandro Chiaramonti

Rispettare le regole anti Covid, perché Savona non merita di essere trattata come Bergamo ai tempi bui

Gli insegnamenti del caso cluster alle Fornaci, che ha coinvolto tutti i savonesi o quasi, sfiorando la psicosi

Savona. Il cluster del sushi bar delle Fornaci ci ha toccato da vicino e resi più consapevoli che il Covid è sempre in agguato e che no, non è proprio il caso di abbassare la guardia. Quel contagio ha coinvolto migliaia di persone (leggi qui l’ultimo bollettino, quello di sabato 25 luglio) e soprattutto causato ansie e timori, in alcuni casi qualcosa di simile a una psicosi.

Tutti i savonesi o quasi avevano un amico, un parente, un conoscente in qualche modo coinvolto: “Io conosco uno che conosce un altro che ha detto di essere venuto a contatto con un terzo che ha mangiato al Sushi, vuoi vedere che mi sono preso il Covid?”, è il ragionamento un po’ surreale, ma poi non troppo, che hanno fatto molti.

Stesso discorso per qualche attività che ha abbassato le serrande, forse per cautela o magari perché il titolare ha portato il figlio in gita. Ma tant’è…

Meglio allora trarre da questa vicenda qualche insegnamento, perché essere toccati da vicino è molto diverso che leggere la stessa storia in Lombardia o in Sicilia.

Intanto, prudenza, prudenza e ancora prudenza. Ciò non significa privarci di quelle piccole libertà che ci siamo guadagnati durante il lockdown, ma mettere in atto tutti gli accorgimenti che gli scienziati, pur così divisi, ci raccomandano ogni giorno.

E allora: mascherine, distanziamento fisico (a noi piace chiamarlo così, più che distanziamento sociale), niente assembramenti.

È finita anche la storia che i giovani siano supereroi immuni al Covid perché purtroppo l’età degli ultimi contagiati sta scendendo fino ad arrivare, seppur in qualche raro caso, ai bambini.

Privilegiamo se possibile i locali all’aperto e gli imprenditori noti per la loro serietà. Scegliamo l’intrattenimento ‘ufficiale’, diffidando delle feste private organizzate dagli amici degli amici.

Bene ha fatto chi ha rinunciato (spontaneamente o perché costretto non fa alcuna differenza) alle pericolosissime feste di fine anno scolastico, anche perché in fondo un vero anno scolastico non c’è neppure stato.

Gli scienziati, sempre loro, stanno intanto dissertando se il virus che gira ora sia lo stesso o di un ceppo diverso: la verità è che della bestia sappiamo ancora pochissimo.

Certamente sembra causare conseguenze meno gravi, ma qualcuno in ospedale ci è pur finito e non è mai una cosa piacevole.

Meglio non sfidare la sorte e starsene bravini bravini rispettando le regole anche a 16 o 20 anni, senza vergognarsi di dare il gomito all’amico di turno invece di abbracciarlo.

Basta un nulla e il lockdown può essere di nuovo lì, dietro l’angolo.

Savona sta pagando anche in termine di immagine, in alcuni casi trattata come noi trattavamo Bergamo ai tempi bui delle bare caricate sui camion militari.

Rispettare le regole è anche un modo per godersi con più tranquillità qualche ora di svago. Buona domenica.

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