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Per mesi hanno terrorizzato la Riviera con metodi in stile Gomorra e Mafia Capitale: arrestati

Atti persecutori ai danni di cittadini di Alassio, Andora e Borghetto e, in un caso, contro amministratori pubblici

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Alassio. Entravano nei locali per tentare di ottenere denaro o per piazzare merce per il consumo alimentare e, davanti alle resistenze dei titolari dei ristoranti, li minacciavano, lasciando intendere di avere contatti con la malavita organizzata o associazioni di tipo mafioso.

Una pratica andata avanti a lungo e culminata addirittura con minacce ad amministratori pubblici. Ma alla fine, i protagonisti, quattro uomini, sono finiti in manette dopo che i carabinieri sono riusciti a ricostruire varie azioni criminali che si sono concretizzate in condotte vessatorie, di angherie e di atti persecutori commessi ai danni di cittadini di Alassio, di Andora e Borghetto Santo Spirito, zone vicine e, in un caso, ai danni di amministratori pubblici.

Le indagini, coordinate da Elisa Milocco della Procura di Savona, hanno avuto origine nel momento in cui un militare ha ricevuto le confidenze di un commerciante alassino, terrorizzato e preoccupato, per essere stato minacciato di morte da uno degli estorsori, qualora non avesse acconsentito alla sua richiesta di  “piazzarsi”, arbitrariamente, a vendere i suoi prodotti di ristorazione, peraltro senza alcuna autorizzazione amministrativa.

Di fatti, per evidenziare la sua arroganza, non ha esitato a presentarsi al Comune di Alassio per il rilascio del titolo autorizzativo, ma al diniego espresso dagli addetti ai lavori, per insussistenza delle condizione, non ha indugiato a minacciare di morte anche due funzionari pubblici, responsabili del rifiuto, paventando nei loro confronti conseguenze ritorsive.

Gli accertamenti, corredati da plurimi riscontri indiziari, hanno permesso di acclarare il medesimo modus operandi portato avanti dai 4 responsabili dei fatti. M.G., pregiudicato che, in ogni occasione, faceva riferimento alle  “sue origini siciliane” e di praticare le azioni di vendetta tipiche della “ Mafia” e , rivolgendosi ad un complice, con note espressioni stile mafioso, gli diceva: “Sangue Blu è tornato, mamma ora metto i pagliacci al circo, il re è tornato sul suo trono, pensavano che mi ero ritirato e invece sono tornato in azione, diglielo alla gente che M. G. è tornato in azione, m’o tengo conoscenze, soldi, capacità ed armi. Io ho una parola. non lo fare perché lo metto dentro un freezer”. 

E.P., invece, avendo in uso una Smart bianca, in ogni incontro si vantava di essere stato in galera e di perpetuare il mito di Carminati, sfoggiando il suo carattere tracotante, duro, irruento e spocchioso, girando per Alassio allo scopo di ostentare “onore e rispetto”, caratteristiche, secondo lui, strumentali alle loro attività illecite, tra cui anche lo spaccio di stupefacenti. In una occasione, per dimostrare la sua temerarietà, ha detto ad un “creditore”: “Tu mi devi rispetto, io sono stato già dentro e se non mi paghi ti taglio la gola”.

Particolarmente significativo un episodio:  per dimostrare la loro supremazia e dominio hanno fatto inginocchiare una persona, forse per lanciare un segnale concreto della loro pericolosità. Un altro fatto inquietante è l’inseguimento, da parte di E.P.  e F. J., nei confronti di un “creditore” che, a bordo della sua auto, è stato bloccato, da due auto e, nel tentativo di farlo scendere, il medesimo, impaurito,  si è chiuso in auto e, con una improvvisata  manovra, è riuscito a fuggire. L’azione ostile era finalizzata a regolare un debito di droga, rimasto insoluto.

Infine, a conferma dello stile delinquenziale, che avevano probabilmente tratto da alcune scene di Romanzo Criminale”, volevano, a tutti i costi, acquisire, usando violenza e minaccia, con la conseguenza ritorsiva di mettere una bomba al locale, una attività commerciale, terrorizzando sia i titolari che i clienti di questa esercizio, rendendo loro la vita insostenibile e facendoli vivere nel continuo timore di subire ritorsioni. Alcune scene sono avvenute alla presenza di minori.

All’attività di indagine hanno collaborato la stazione di Andora, Borghetto Santo Spirito e il dipendente nucleo operativo.

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