Sentenza

Morte di Luisa Bonello: Bonvicini condannato per circonvenzione e truffa, Acquarone per omicidio colposo

Tre anni e nove mesi all'ex dirigente della polizia postale, 10 mesi all'ex marito. Assolto il medico curante Debenedetti

Savona. Condanna a 3 anni e 9 mesi per Alberto Bonvincini, ex comandante della polizia postale di Savona, per circonvenzione di incapace e truffa; assoluzione invece per le accuse di falso e omicidio colposo. Condanna di 10 mesi (con la condizionale) per Mauro Acquarone, ex marito di Luisa Bonello, per omicidio colposo. Assoluzione per Roberto Debenedetti, medico curante di Bonvicini, che era accusato di falso. Il giudice Matteo Pistone ha disposto inoltre la trasmissione degli atti alla Procura per procedere per omicidio colposo nei confronti dello psichiatra Antonio Ferro.

Ecco la sentenza emessa questa mattina in Tribunale a Savona al termine del processo legato alla morte di Luisa Bonello, trovata senza vita il 19 settembre del 2014 nella sua casa al civico 17 di via Genova a Savona. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro 90 giorni. Sia i legali di Bonvicini che quelli di Acquarone hanno già preannunciato l’intenzione di ricorrere in appello. Il giudice Pistone ha infine disposto di procedere per il reato di falsa testimonianza nei confronti di due testimoni, Alketa Mecani e Besnik Mecani.

Il processo non verteva tanto sulle cause della morte di Luisa Bonello (la Procura non ha mai avuto dubbi sul suicidio nonostante le perplessità degli amici, le contestazioni della difesa e la testimonianza dell’armaiolo Tessitore) quanto sul fatto che, secondo gli inquirenti, non sarebbe stato fatto abbastanza per impedire che la dottoressa continuasse a tenere in casa diverse armi, tra cui la pistola con la quale quel 19 settembre si era sparata.

A giudizio c’erano tre persone. Il personaggio di maggiore spicco era Alberto Bonvicini (difeso dagli avvocati Cesarina Barghini e Francesca Iovine), allora comandante della polizia postale di Savona: era accusato di omicidio colposo, circonvenzione d’incapace, truffa e falso. In merito alla prima accusa (da cui è stato assolto) gli veniva contestato di “non aver impedito la morte di Luisa Bonello” perché pur essendo a conoscenza del suo “stato di grave dipendenza da sostanze psicoattive e del possesso e del costante utilizzo da parte della donna di armi comuni da sparo” non aveva provveduto in qualità di pubblico ufficiale al ritiro dei fucili e delle pistole che la dottoressa deteneva senza i necessari requisiti.

La stessa accusa veniva contestata, in concorso, anche all’ex marito di Luisa Bonello, Mauro Acquarone (avvocati Paolo Nolasco e Fausto Mazzitelli), che era anche il suo medico curante: conoscendo la situazione della vittima (che soffriva di depressione ed aveva già tentato il suicidio) sarebbe dovuto intervenire perché non avesse più la possibilità di tenere le armi. In questo caso è arrivata una condanna in 10 mesi ma è stata esclusa la cooperazione colposa con Bonvicini.

Bonvicini è stato invece condannato in merito all’accusa di circonvenzione d’incapace, sempre nei confronti della dottoressa Bonello, in relazione ad un prestito da 70 mila euro. Bonvicini si è sempre difeso sostenendo che sarebbe stata la stessa Bonello a offrirsi di prestargli quella somma (leggi qui).

L’ex dirigente della polizia postale era accusato anche di truffa e falso (in concorso col suo medico curante Roberto Debenedetti) in riferimento ad alcune assenze dal lavoro che non sarebbero state giustificate. Contestazioni, mosse dal pm Giovanni Battista Ferro, che avevano dato vita ad un vero e proprio filone d’indagine bis che ruotava intorno all’ispettore Bonvincini.

Il terzo professionista a giudizio era quindi proprio il dottor Debenedetti (avvocato Rosanna Rebagliati), medico curante di Bonvicini: la Procura lo accusava di avergli avrebbe rilasciato dei certificati falsi (per la precisione undici per “gastroenterite acuta” e diciannove per “crisi ipertensive”) utilizzati dal dirigente della polizia postale per giustificare l’assenza dal lavoro mentre, sempre secondo la tesi dell’accusa, anziché essere in malattia, era impegnato in attività personali. Questa mattina il medico è stato assolto.

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