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L’investitura di Sansa smarca Italia Viva per le regionali: corsa solitaria del partito di Renzi

Italia Viva e la galassia centrista fuori dalla coalizione: dialogo con Massardo e Serafini come possibili nomi alternativi

Liguria. Prima le distanze, poi una possibile apertura alla coalizione anti-Toti, ora l’investitura ufficiale di Sansa segna il distacco definitivo e Italia Viva andrà da sola per le prossime elezioni regionali in Liguria. Una prima rottura nella possibile grande alleanza anti-Toti, sperata e invocata dal Pd e dal centrosinistra.

Le beghe romane e altri dissidi nel contesto ligure sembrano ormai aver fatto maturare questa decisione. Se pur vero che il M5S rappresenta ancora un elettorato più forte rispetto ad Italia Viva, è altrettanto vero che il partito dell’ex segretario Pd fuori dalla coalizione stona rispetto all’opinione dell’uomo della strada, per lo meno in un ambito di coalizione.

Massardo era senz’altro il nome preferito al cosiddetto polo moderato-riformista che si è riunito nei giorni scorsi proprio in vista delle regionali e che comprende, oltre a Italia Viva, anche il partito di Calenda, Più Europa della Bonino e Italia in Comune. Forze politiche che mal digeriscono la candidatura a presidente di Ferruccio Sansa.

L’attuale scenario politico, tuttavia, è in fondo già una prefigurazione di quello che sarebbe una sorta di “partito di Conte” e che vede sempre più critica la presenza in maggioranza dei renziani di Italia Viva. Così all’indomani dell’investitura di Ferruccio Sansa a candidato per il centrosinistra e per il M5s il suo percorso sembra già in salita. Perché la coalizione gli ha dato il compito di provare a convincere gli scettici, Italia Viva in primis, ma anche i centristi e poi lo zoccolo duro che avrebbe preferito anche altri candidati come Dello Strologo o lo stesso Bandiera.

Dalla deputata di Italia Viva Raffaella Paita arriva già un primo, perentorio, stop. “Renzi aveva posto una sola condizione per restare nell’alleanza, e questa condizione era che il nome non fosse quello di Ferruccio Sansa”, afferma. “Non c’è una pregiudiziale nei suoi confronti come persona ma esiste una distanza culturale incolmabile rispetto a certe visioni e a certi punti del programma, a partire dal nostro sostegno alla gronda, non sarebbe possibile trovare un punto di congiunzione”, continua.

Raffaella Paita, spezzina, cinque anni fa fu sconfitta alle elezioni regionali da Giovanni Toti, candidata per un centrosinistra azzoppato che puntò anche sull’allora sindaco di Bogliasco Luca Pastorino, oggi deputato di LeU e sostenitore di Sansa candidato. “In passato ho vissuto sulla mia pelle gli effetti di una divisione – afferma – per questo ce l’abbiamo messa tutta e abbiamo anche fatto nomi che avrebbero potuto essere accettati come quello di Massardo, di Bandiera o della Furlan ma il Pd e il M5s hanno scelto per la non unità”. Non a caso Paita ha abbandonato il vertice di mercoledì sera non appena ha capito come sarebbe andato a finire.

E adesso cosa succede? Italia Viva “si prepara per un percorso sicuramente autonomo”. In queste ore il partito sta dialogando sia con l’ex preside di Ingegneria, che ha deciso di candidarsi comunque alla presidenza e con Elisa Serafini, ex assessore poi critica della giunta Bucci, convinta liberale e autrice del libro “Fuori dal Comune”. Ancora da capire, ma sembrano parimenti inamovibili, quali saranno le posizioni di altri partiti come i pizzarottiani di Italia in Comune, Centro Democratico o Alleanza Civica.

Ricapitolando, a correre contro Toti, a questo punto, ci sarebbero (già) tre diversi candidati, sempre che riescano a raccogliere le firme per poterlo fare: Ferruccio Sansa, Alice Salvatore e Aristide Massardo.

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