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Pensiamoci
di Sandro Chiaramonti

L’infausto compleanno della presa da parte di Genova del porto di Savona-Vado: storia di un fallimento

Grazie alla riforma Del Rio la nostra città trattata con metodi feudali. In ritardo tutti i lavori più importanti. Il caso della sede devastata dall'incendio

Savona. Graziano Del Rio. Partiamo da qui, prima che la campagna elettorale entri nel vivo (chissà se vorranno parlarne Toti e Sansa), per ricordare – solo ricordare, non c’è nulla da festeggiare – l’infausto compleanno che si celebrerà tra pochi giorni: il 26 luglio saranno infatti quattro anni dalla presa del porto di Savona da parte degli “odiati” (storicamente intendiamo) genovesi, con conseguenze nefaste per l’economia della città. 

A Graziano Del Rio, questo politico dall’aspetto rassicurante, si devono alcune delle peggiori riforme che si ricordino, visto che oltre a occuparsi dei porti ha firmato la riforma delle Province: provvedimento a metà, perché ha abolito le Province e tolto loro le relative risorse, ma lasciato numerose competenze senza i quattrini per svolgerle. Un capolavoro. 

Devo ricordare per completezza di informazione un fondo che scrissi per La Stampa in occasione della riforma e che avevo titolato ‘Ci interrano il porto ma questa volta per decreto’, riferendomi ovviamente ai genovesi e alle loro malefatte storiche, cannoni del Priamar rivolti verso la città compresi. 

Le grancasse del Pd (ricordiamo le parole di giubilo di Debora Serracchiani) batterono per festeggiare l’accorpamento dei porti di Genova e Savona, a cui venne imposto il pomposo nome di ‘Autorità di Sistema del Mar Ligure Occidentale’. 

La storia di questi quattro anni ci ha purtroppo insegnato che non si è trattato di un accorpamento. Genova con una mossa feudale si è presa il porto di Savona-Vado, compresi (ciò che le interessava di più) la piattaforma Maersk e gli attracchi Costa (che ora sta cercando per quanto possibile di riportare a Genova). 

Che si trattasse di una mossa politica lo si capì subito, quando dall’accorpamento dei porti liguri venne esclusa La Spezia.

Savona funzionava bene, pur con tutti i suoi difetti, aveva idee e progetti, e la storia che si poteva competere con Rotterdam solo unendo le forze era una balla colossale. 

Orbene, chiunque abbia a che fare con il porto, da mangiare un gelato in Darsena ad occuparsi dei traffici più importanti,  sa che Genova trascura Savona in ogni suo atto amministrativo. 

Lo ha capito a sue spese (anzi, a spese della città)  anche la sindaca Ilaria Caprioglio, a cui l’Autorita di Sistema manco risponde più.

Sono indietro i lavori di ripristino dei danni della mareggiata, sono indietro i lavori per completare le infrastrutture stradali e ferroviarie della piattaforma. Per spiegare tutto ci vorrebbe un libro, ma la sostanza è questa. 

C’è infine il capitolo della nuova sede dell’Autorita Portuale (qui la notizia e il video dell’incendio), certo non un bel biglietto da visita per chi arriva in Darsena. 

Avviata l’inchiesta giudiziaria, andrebbe abbattuta o recuperata. Forse meglio questa seconda strada per avere almeno una sede per i dirigenti e i lavoratori rimasti a Savona. Erano una settantina, oggi saranno più o meno trenta, ma nella sede ripristinata potrebbero trovare spazio anche servizi tecnico-logistici come piloti, ormeggiatori, personale dei rimorchiatori e altro ancora. 

Una sede del porto a Savona è anche una bandiera: biancorossa, i colori della nostra città, o vogliono issare anche qui la Croce di San Giorgio? 

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