La Corte dei Conti bacchetta la Regione: "Fughe e disavanzo nella sanità". Nel mirino fusione Ire-Ips e partecipate - IVG.it
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La Corte dei Conti bacchetta la Regione: “Fughe e disavanzo nella sanità”. Nel mirino fusione Ire-Ips e partecipate

La relazione dei giudici contabili critica sulla gestione della finanza pubblica regionale

Sedi istituzionali e palazzi del governo

Liguria. Un’incidenza negativa continua ad avere il saldo della mobilità (negativo per 71,2 milioni di euro), con la necessità urgente di migliorare l’attrattività del sistema sanitario ligure o di ridurre le fughe dei pazienti verso altre regioni (nel savonese pensiamo al caso di ortopedia all’ospedale di Albenga). In tale direzione possono incidere gli obiettivi economico-finanziari e assistenziali attribuiti alle singole strutture e, in particolare, ai direttori generali (assegnati nel mese di gennaio 2019, in anticipo rispetto a precedenti esercizi). E in tema di sanità la Regione chiude con un disavanzo complessivo di euro 64 milioni e da questo dato “emerge che la Liguria ha il peggior disavanzo dopo quello del Molise”.

Questa la relazione del procuratore della Corte dei conti di Genova, Claudio Mori, nella propria requisitoria in occasione della sentenza di parifica di bilancio regionale.

“Nel 2019 la spesa farmaceutica si è attestata, in Liguria, al 15,92 per cento del fondo sanitario, inferiore alla media nazionale (16,39 per cento), ma non sufficiente a raggiungere l’obiettivo di contenimento posto dalla legge (14,85 per cento). Quest’ultimo, nello specifico, risulta conseguito per la farmaceutica convenzionata (6,58 per cento del FSR, contro la percentuale obiettivo del 7,96 e la media nazionale del 7,16), mentre non è raggiunto per quella ospedaliera (a cui va sommata la distribuzione diretta e quella per conto), in cui la percentuale è risultata pari al 9,34 per cento del FSR (superiore all’obiettivo del 6,89 e, lievemente, alla media nazionale del 9,23). Tale limite, va precisato, è penalizzante per le regioni nelle quali l’offerta ospedaliera è in prevalenza pubblica, posto che, nelle prestazioni di ricovero erogate da operatori privati accreditati, il costo del farmaco somministrato ricade nei costi per servizi, compreso nel corrispettivo modulato sulla tariffa DRG. Discorso analogo può essere fatto per il tetto posto ai costi per dispositivi medici, che registrano, a livello regionale, una percentuale pari al 5,4 per cento del FSR, non aderente all’obiettivo di finanza pubblica del 4,4 per cento del FSN (non conseguito nemmeno a livello nazionale)” si legge nella relazione presentata oggi.

Ancora tranchant il giudizio della magistratura contabile sulla sanità. Il disavanzo del 2019 è stato coperto con risorse proprie, ma si conferma la “scarsa attrattività del sistema sanitario ligure” mentre “i costi superano costantemente le entrate“. Si deve concludere, afferma il procuratore, che “il costo pro-capite molto elevato sostenuto dai cittadini liguri non finanzia la qualità delle prestazioni ma l’inefficienza del sistema sanitario ligure il quale, a sua volta, eroga prestazioni di media-bassa qualità”.

Il piano approvato dalla giunta Toti nel 2016 e modificato con una legge regionale nel 2018 ambiva a raggiungere il pareggio dei bilanci delle aziende e degli enti sanitari liguri entro il 31 dicembre 2020. Ma “gli obiettivi programmati non sono stati raggiunti”, osserva la Corte dei conti, e “sarebbe necessario comprendere le ragioni” oltre che “l’effettivo ruolo svolto da Alisa, soprattutto con riferimento al risparmio dei costi derivanti dall’esercizio centralizzato di diverse funzioni e al miglioramento delle prestazioni erogate”.

Ma non solo sanità nel mirino dei giudici contabili. Sempre secondo Mori, la Regione Liguria con “un abuso dello strumento societario, ha finanziato attraverso l’indebitamento” l’operazione di fusione tra Ire e Ips, società di sviluppo economico del savonese sull’orlo del baratro. E per questo non avrebbe rispettato il “criterio di ragionevolezza economica”, con una possibile violazione della normativa sugli aiuti di Stato. La corte ha accolto quindi la richiesta della procura di rinviare la questione alla Commissione europea. “Nell’operazione di aggregazione IRE/IPS, sono state esaminate le varie fasi in cui la medesima è stata articolata: aumento di capitale di IRE, finanziato, tramite Filse, da un mutuo regionale; cessione di ramo di azienda di IPS ad IRE; nuovo aumento di capitale di IRE, liberato mediante il conferimento in natura di azioni da parte dei soci IPS. L’operazione ha consentito, quale effetto finale, la sopravvivenza di un operatore economico (IPS, società in costante perdita di esercizio) attraverso il ricorso a risorse pubbliche finanziate da debito e, per tale ragione, presenta profili di criticità alla luce dell’art. 119 della Costituzione (che consente di ricorrere ad indebitamento solo per finanziare spese di investimento), oltre che degli artt. 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato”.

In pratica, secondo la Corte dei conti, la Regione avrebbe usato indebitamente 1,1 milioni, ottenuti grazie a un mutuo contratto con Intesa San Paolo, per l’aumento di capitale di Ire (società finanziaria del gruppo Filse), soldi che sarebbero poi serviti per inglobare il ramo d’azienda principale di Ips (insediamenti produttivi savonesi) e coprire così i debiti dell’operazione “parco Doria” che aveva causato perdite d’esercizio costanti negli ultimi cinque anni. “L’indebitamento della Regione, concretamente, dal punto di vista sostanziale, ha finanziato il pagamento dei debiti, di natura corrente, di Ips nei confronti di soggetti terzi” sostiene il procuratore Mori.

E poi le partecipate: “Con DGR n. 1186 del 27 dicembre 2019 la Regione ha approvato il piano di razionalizzazione annuale delle partecipazioni societarie, direttamente ed indirettamente, possedute. Il documento non ha recepito le pregresse indicazioni della Sezione, se non limitatamente alla possibilità di incorporazione di Liguria Patrimonio srl in Filse spa, valutata, peraltro, negativamente. La delibera prevede il mantenimento senza interventi, tra l’altro, di Liguria Digitale spa, Liguria Ricerche spa e Liguria International scpa. Permangono le criticità già evidenziate su Parco Tecnologico della Val Bormida srl, società in costante perdita di esercizio. L’amministratore unico, pur formulando una prognosi positiva in ordine al raggiungimento dell’equilibrio di bilancio, ha sottolineato le nuove difficoltà derivanti dall’emergenza COVID-19, che hanno costretto alla sospensione dell’attività, evenienza che rende ancora più dubbia la capacità della società di continuare a sopravvivere in assenza dell’intervento finanziario di FILSE spa e, per il tramite di questa, della Regione. Anche sul piano del contenimento dei costi, la limitatezza del percorso razionalizzatore viene confermata. Si consideri che, su un totale di euro 5.352.013 di costi complessivi delle società partecipate per beni acquisiti sul mercato nel 2018, euro 5.306.319 si riferiscono a Liguria Digitale S.p.a. e che, su un totale di euro 19.357.474 di spesa per servizi acquisiti sul mercato, euro 13.670.097 sono relativi sempre a Liguria Digitale. Con riferimento a Liguria Ricerche spa, si è sottolineata l’elevata spesa per consulenze (pari, nel 2018, a 374 mila euro, su un totale di costi sociali di 779 mila euro), dovuta all’esigenza di reperire sul mercato le professionalità per l’espletamento degli incarichi affidati in house dalla Regione. Liguria International scpa, infine, ha registrato un incremento della medesima voce di spesa (ma contestuale riduzione del valore della produzione)”.

Infine una riflessione sul sistema dei trasporti: “In tema di trasporto pubblico regionale e locale, posto che l’attività istruttoria non ha evidenziato particolari problematicità, si ritiene utile svolgere alcune considerazioni di sistema, a partire da quelle che afferiscono ai recenti sviluppi del quadro normativo di riferimento. A dicembre 2019 è stato introdotto, nella legislazione regionale, il Piano regionale integrato delle infrastrutture, della mobilità e dei trasporti (PRIIMT), quale nuovo strumento di pianificazione in cui dovranno essere definiti e coordinati gli obiettivi strategici riguardanti il sistema trasportistico regionale in tutte le articolazioni. Le finalità perseguite sono quelle di migliorare e potenziare le condizioni di connettività, sia interna che con le altre regioni e paesi europei, di promuovere l’integrazione delle iniziative infrastrutturali regionali con quelle di interesse comunitario e nazionale, nonché con gli interventi di competenza dei gestori delle infrastrutture (Anas, enti locali, autorità portuali, etc.). Per quanto concerne specificamente il trasporto pubblico locale, lo scopo è di realizzarne l’efficientamento sia funzionale che economico, anche attraverso l’integrazione delle diverse modalità, lo sviluppo della rete ferroviaria e l’incentivazione all’uso dei mezzi pubblici. L’intento è, pertanto, apprezzabile, soprattutto in quanto assegna alla Regione un ruolo di guida e di centro propulsore nella definizione delle azioni e delle opere necessarie per superare le attuali carenze strutturali e funzionali del sistema dei collegamenti, che, proprio in questo periodo, si stanno manifestando in tutta la loro evidenza, con grave nocumento allo sviluppo socioeconomico e al grado di competitività del sistema imprenditoriale ligure. L’auspicio è che la Regione si adoperi, concretamente e tempestivamente, attraverso la definizione del PRIIMT o altri strumenti programmatori, per realizzare quanto necessario per il miglioramento della situazione del trasporto nel territorio regionale” conclude la relazione.

“Spesso la corte esamina le scelte fatte senza tenere conto di un fatto sostanziale, e cioè l’interesse pubblico per lo sviluppo di territori e per l’occupazione che non sempre è del tutto compatibile col giudizio formale sul bilancio – ha commentato in contraddittorio il presidente Giovanni Toti ricordando che agli uffici della Regione sono arrivati 646 quesiti da parte dei giudici contabili, il 30% in più dell’anno scorso -. La parifica si inserisce nel più delicato dei gangli che è la divisione dei poteri, è sottile il passaggio tra l’applicazione di un profilo di legalità e la sovranità popolare espressa attraverso i rappresentanti. Come sempre è una chicane abbastanza stretta”.

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