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I punti cedono e l’uomo muore di emorragia, Asl 2 condannata a risarcire 450 mila euro

L’autopsia rivelò che la legatura dell’arteria cistica non fu fatta correttamente

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Savona. I punti dati per legare l’arteria cistica non vengono dati correttamente, cedono e provocano un’emorragia che si rivela fatale. Un caso di malpractice sanitaria, che ha portato al decesso di un uomo di 62 anni a seguito di un intervento chirurgico nel savonese, per il quale i figli dell’uomo, assistiti dall’avvocato Gabriele Chiarini, hanno intentato e vinto una causa legale.

L’uomo era stato sottoposto d’urgenza ad intervento, tramite tecnica laparotomica, di colecistectomia, con esplorazione della via biliare mediante coledocoscopia e confezionamento di una anastomosi coledoco duodenale. Al termine dell’operazione, che sembrava essere stata eseguita da manuale, si è verificata una grave emorragia, che ha causato una piastrinopenia. La situazione è stata ulteriormente aggravata da carenze nell’assistenza post-operatoria del paziente, “al quale – secondo quanto riferisce il legale – erano stati somministrati analgesici in dosi abbondanti senza alcun controllo delle sue effettive condizioni”.

L’autopsia avrebbe evidenziato, come causa di tale emorragia, dei lacci non a tenuta sull’arteria cistica, ovvero la non corretta legatura di tale vaso che avrebbe ceduto poco dopo l’intervento, con conseguenze irreparabili.

“La causa dell’emorragia è stata individuata nel cedimento parziale dei punti di sutura a livello dell’arteria cistica – spiega l’avvocato Gabriele Chiarini – A tale condotta errata tenuta in sala operatoria, si sono aggiunte, inoltre, ulteriori condotte omissive colpose nella fase post-operatoria. Tra queste, il non aver indagato con la necessaria diligenza la causa dell’alterazione delle analisi del sangue, che indicavano una forte anemizzazione e non aver eseguito una TAC addominale, che avrebbe identificato tempestivamente la presenza il problema, permettendo ai sanitari di intervenire e, probabilmente, di salvare il paziente. Anche l’assistenza nelle ultime ore di vita dell’uomo si è rivelata inadeguata”.

Tenendo conto del danno biologico terminale e danno catastrofale patiti dal paziente deceduto, risarcibili iure hereditatis, e della sofferenza psicologica che la morte dell’uomo aveva causato nei figli, il Giudice ha stabilito per l’Asl 2 Savonese l’obbligo di corrispondere ai familiari del paziente un importante risarcimento, secondo quanto previsto dalle Tabelle del Tribunale di Milano, con onere complessivo a carico dell’azienda di quasi 450.000 euro, incluse spese, rivalutazione ed interessi. Non si esclude, tuttavia, un appello finalizzato a stigmatizzare ancor più duramente l’accaduto.

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