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I Magazine di IVG.it - Nera-Mente

Doretta Graneris: storia di una mattanza

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

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Siamo a Vercelli, è una sera fredda del novembre 1975. In periferia, precisamente in via Caduti dei Lager numero 9, c’è una bella villetta in cui vive la famiglia Graneris: Sergio Graneris, quarantacinque anni, e la moglie Itala Zambon, di quarantuno. I figli Doretta e Paolo Graneris (diciotto e tredici anni) e i nonni materni Romolo Zambon e Margherita Baucero , settantanove e settantasei anni.

Doretta, la figlia maggiore, più cresce e più si dimostra ribelle: la vita di provincia le sta stretta ed il tenore di vita che le offre il papà Sergio per lei non è abbastanza.

In famiglia gli screzi sono all’ordine del giorno. Si diploma al liceo artistico, nonostante a scuola non eccella in nessuna materia, a parte educazione artistica: dipinge abbastanza bene, pur non essendo un’eccellenza. La ragazza, inoltre, è fidanzata da tre anni con Guido Badini. Ma il ragazzo non piace ai suoi genitori: è un ventenne senza lavoro, pur avendo un diploma in ragioneria, che sembra avere in testa solamente con Doretta e il tiro a segno.

Viste le rimostranze dei suoi, in particolare di papà Sergio, al desiderio della figlia di sposarsi con Guido, i due decidono i scappare insieme: vanno a vivere a Novara, in un appartamento della zia di lui, dove però si rendono conto di non avere futuro. Non ci sono soldi.

A questo punto il padre di Doretta fa un passo indietro e decide, nonostante lui continui a non piacergli, di appoggiare la figlia nella sua decisione, pur di saperla felice.

Acconsente al matrimonio, e non solo: regala alla coppia l’intero mobilio per la casa di Novara.

Papà Sergio non sa, però, che quel matrimonio era così sognato dai due ragazzi perché lo interpretavano idealmente come il distacco, finalmente definitivo, dalla famiglia di lei, che tanto li aveva ostacolati.

Ma soprattutto, papà Sergio e gli altri familiari di Doretta non possono sapere che, in realtà, la rabbia ed il risentimento dei due fidanzati non si è attenuato nonostante il tempo ed i compromessi. Anzi.

In questo tipo di coppie (in cui, in questo caso, lei è la personalità dominante) succede che nasce un’idea, si sviluppa con il tempo, e nessuno la accetta fino in fondo ma non ha neanche le forze per zittire l’altro.

L’idea poi diventa un piano, con i dettagli che diventano la realtà di quei due individui: una realtà liberatoria.

La stessa dinamica la vedremo anni dopo con un’altra coppia maledetta di giovani, tristemente famosa: Erika e Omar. Anche loro annoiati dalla vita di provincia, anche loro a vivere in una famiglia in cui si sentono stretti.

Arriviamo così al 13 novembre 1975. Sono circa le 20.30. Una Simca 1300 parcheggia nel vialetto fuori dalla villa dei Graneris, in cui la televisione trasmette ad alto volume un programma di varietà. Dal veicolo, che risulterà rubato, scendono Doretta e Guido. Antonio D’Elia, un amico dei giovani con precedenti penali, resta alla guida dell’auto. La coppia entra in casa, dove tutta la famiglia di Doretta sta cenando, appunto, davanti alla televisione. Nessuna perplessità sui volti dei familiari: Doretta è venuta a cenare con il futuro marito.

Passano alcuni minuti e dal vialetto si sentono forti e continui rumori: sono colpi di arma da fuoco. Nella casa accade una vera e propria mattanza: vengono uccisi tutti i familiari. Compreso il cane, con la colpa di aver abbaiato troppo, spaventato dai rumori.

Pochi istanti dopo ricompaiono Doretta e Guido, entrano in auto e spariscono nella nebbia di quella sera.

Sergio Graneris è una persona ligia e puntuale, non fa mai tardi al lavoro e, quando la mattina dopo i dipendenti della sua azienda non lo vedono arrivare, avvertono sua madre. Stranita anche quest’ultima, si reca alla villa.

Qui la porta è aperta, non risponde nessuno. Poi, i cadaveri. Attorno al tavolo ci sono i corpi di Sergio e Itala, degli anziani Romolo e Margherita Zambon e del piccolo Paolo. Trucidati a colpi di pistola: saranno diciassette quelli contati dai carabinieri.

Le forze dell’ordine rintracciano la figlia dei Graneris. Doretta è con il fidanzato a far colazione in un bar, ma, quando i carabinieri le danno la tremenda notizia, la giovane non pare scomporsi più di tanto. Il comportamento insospettisce subito gli ufficiali. Nella macchina di Guido, poi, viene trovato un bossolo compatibile con i colpi sparati la sera precedente. Doretta e Guido vengono portati in caserma.

Ci vorranno otto ore di interrogatorio (che per una ragazza di diciott’anni non sono poche) perché Doretta confessi l’accaduto, assumendosene tutte le responsabilità.

L’impatto mediatico è enorme, l’opinione pubblica è sconvolta, non solo per lo scandalo contro la morale della giovane che uccide a sangue freddo la propria famiglia, ma anche per i tanti particolari che emergono sul ménage della coppia: dalle indagini viene, infatti, a galla, quanto il Badini sia plagiato dalla Graneris. Il ragazzo è stato convinto dalla fidanzata a compiere il delitto multiplo, stuzzicato dalla prospettiva di una vita agiata con l’eredità dei genitori. In realtà è Doretta Graneris a essere fortemente risentita nei confronti della famiglia, nonostante l’avvicinamento dimostrato con il sì al matrimonio: la giovane si sente costretta a una vita di provincia, senza alcuna possibilità di spiccare il volo. Vive come un intralcio alla propria vita la stessa esistenza dei genitori.

Questa versione viene confermata per mesi dalla ragazza, finchè qualcosa non si incrina, altra costante nelle coppie criminali.

Precedentemente isolati nel loro mondo, a progettare una vita insieme ed un efferato omicidio, adesso, dopo un po’ di tempo separati, i due scoprono di non essere una cosa sola, di avere due anime diverse. Prima c’è la paura che il partner tradisca, poi partono direttamente le accuse reciproche, lo scarico sull’altro della propria responsabilità.

Vista l’efferatezza del delitto, per i due viene disposta una perizia psichiatrica. L’esito evidenzia una certa tendenza a mentire da parte di Guido e una pronunciata immaturità per Doretta. Ma sono entrambi, indubbiamente, capaci di intendere e di volere.

Vengono condannati all’ergastolo. D’Elia, invece, a venticinque anni di detenzione.
In carcere Doretta Graneris ricomincia a studiare, laureandosi in architettura.

Nel 1993, a suon di polemiche, ottiene la semilibertà, mentre nel 2000, in alternativa al carcere, le vengono concessi cinque anni di libertà vigilata. “Voglio essere dimenticata” dirà la donna, una volta uscita. E così sarà.

Sono passati quarantacinque anni dalla strage. Oggi Doretta Graneris è una donna sulla sessantina, di cui si sono perse le tracce.
Dimenticata. Proprio come voleva lei.

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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