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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Credi al destino?

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“[…] aveva saputo da Gaia e da Urano stellato/ che per lui era destino l’essere vinto da un figlio,/ per forte che fosse […]” Si tratta dei versi 463-465, come i lettori più attenti avranno già notato siamo passati ben oltre la fase preludiale della Teogonia, quella che è oggetto di questa nostra indagine, ma vi sono stato costretto poiché per la prima volta, più di 400 versi dall’incipit della narrazione teogonica, compare in modo esplicito il concetto di Fato. In realtà, però, la presenza del dio è evidentissima sin dai primi versi e recita un ruolo fondamentale nella costruzione del Pantheon greco e della fondazione del pensiero arcaico, ma non viene citato mai, come se fosse l’unico dio che non nasce ma che è: il fatto richiede una riflessione “altra”, proviamoci.

In autori più o meno coevi di Esiodo, come Omero, per esempio, il destino è presentato come necessità, come legge intrinseca ed immutabile dell’Essere, una sorta di ordine cosmico che lo determina e lo eterna. Una legge ineludibile che coincide con la realtà stessa. Nella cultura greca, in particolar modo nell’orfismo, si individua l’insorgere di tale energia dall’unione della madre terra, Gea o Gaia, con l’acqua che la avvolgeva come un serpente, o con un serpente che, in seguito, divenne il tempo. In Apollonio Rodio Ananke, questo il nome della divinità del destino, al femminile, è generata direttamente dal Caos; una diversa narrazione presenta il Destino come figlio del Caos e della Notte che è intesa dalla cultura greca come elemento pericoloso ed inquietante. Quando la civiltà latina prese possesso di quella greca, ecco che il termine divenne Fato che deriva da fatum, ciò che è detto e non può essere modificato. Una curiosità a margine, il plurale fata da cui “fate” indicava le dee del destino e da esse derivano le fate che abitano le fiabe. Ma torniamo alla radice greca: il Fato è la divinità in assoluto più potente, delibera senza dover dare ragione delle proprie scelte, non rispetta alcuna logica umana né divina, è assolutamente autoreferenziale ed a-razionale. Anche gli dei, lo afferma l’Oracolo di Delfi, sottostanno al Fato, non ne possono modificare le decisioni anche se è improprio e fuorviante definirle in questo modo. Lo stesso Zeus sarà costretto a non concepire con Teti una volta saputo che nel destino era scritto che il primogenito della dea sarebbe stato più potente del padre, altra vicenda interessante che non approfondisco ma che cito qui solo a riprova della potenza del dio. Una notazione mi sembra necessaria e chiarificante: il Fato non è progettuale, pertanto le sue scelte non si muovono verso un fine, nella direzione di un suo desiderio, in lui non c’è volontà. È questa la sua vera forza, non è contrastabile poiché disinteressato, sa ciò che accadrà e tutto si compirà come nel suo pensiero che, però, non è voluto o deciso, è tale poiché così è; concetto complesso per la prospettiva escatologica con la quale l’uomo moderno osserva la realtà.

Nella cultura arcaica il demiurgo platonico come il dio cristiano sono inconcepibili, sono di molto successivi, figli di un’epoca che pretendeva, come arrogantemente esige l’odierna, di comprendere l’Essere in quanto strutturato secondo le possibilità logiche del nostro pensiero: nulla a che vedere con il Fato arcaico. Ed ora possiamo soffermarci su alcuni aspetti illuminanti: il nostro viaggio è cominciato con l’abisso oscuro e incomprensibile del Caos, è proseguito con la prima grande dicotomia, il femminile ed il maschile, Gaia ed Urano, un passaggio fondamentale dal tutto indistinto ad una precisa determinazione che fonda il sopravvenire del molteplice, è la transizione fondativa che determina nell’uno l’insorgere dell’altro dall’uno. Uno dei problemi fondamentali nella teologia di ogni monoteismo, ma nel pensiero greco antico è evidente che l’attenzione va spostata dall’ordine naturale di una generazione sessuata, alle forze oscure ed irriducibili all’intelletto umano, che nel Pantheon greco sono Eros ed il Fato. Sia Gaia che Urano, infatti, agiscono nell’inevitabile rispetto di quanto espresso dalle nature di Eros e Fato senza comprenderli proprio perché tale azione è impossibile. La prova di tali forze è espressa in diversi momenti della Teogonia, ci basti, per ora una sintetica narrazione del primo passaggio generazionale nella genealogia divina, la nascita dei figli di Gaia ed Urano. La mia convinzione è che già in questa prima fase siano chiari gli elementi fondazionali del sapere arcaico.

Una necessità che appare evidente nell’Essere che si esprime nel divenire, nel perenne fluire, nel cambiamento, è che tutto invecchia e si deteriora e, pertanto, viene sopravanzato dal giovane, dal nuovo che sopraggiunge. Anche e soprattutto il potere e chi lo detiene deve essere “nel tempo” esautorato da chi lo conquisterà e lo conserverà fino all’arrivo di un nuovo potere. È il caso di Urano e poi di Crono, non lo sarà per Zeus che, non casualmente, sarà l’ultimo dio greco, quello che razionalizzerà il divenire controllandolo, il dio della decadenza e della morte della grande stagione greca. Interessante notare che il dio giudaico cristiano non verrà mai esautorato dal figlio, la struttura di potere cristiana è conservativa, esige la staticità, vuole garanzie e certezze, è l’incipit del viaggio che conduce alla nuova religione, quella della scienza. Ma torniamo ai primi genitori, nel loro caso Esiodo non aveva ancora parlato del Fato, eppure, come necessario, la loro unione fu generativa, ne nacque numerosissima progenie, “Ma quanti da Gaia e da Urano nacquero/ed erano i più tremendi dei figli, furono presi in odio dal padre/fin dall’inizio, e appena uno di loro nasceva/tutti li nascondeva, e non li lasciava venire alla luce,/nel seno di Gaia” ( vv. 154-158). Ora: perché mai Urano prese in odio i suoi stessi figli? La risposta ci rimanda al ruolo di Eros e del Fato. Il primo è all’origine della generazione stessa da parte di Urano e Gaia, il secondo sapeva che un figlio avrebbe esautorato il padre, non si sa come né quando, ma necessariamente sarebbe accaduto. Certo, Urano avrebbe potuto accettare di essere sopravanzato da un figlio o avrebbe potuto evitare la procreazione, ma non sarebbe stato ciò che era, in particolare ciò che era secondo la natura e la sapienza di Eros e del Fato, cioè l’espressione di un potere al maschile costretto dalla sua stessa natura a distruggere qualunque cosa lo avesse potuto minacciare, anche i suoi stessi figli, un potere spaventato dalla propria fragilità che doveva essere rigorosamente occultata. È evidente che è già nella mente maschile l’urgenza di potere e di controllo, l’Hybris, la tracotanza, l’arroganza del potere che porta ai più efferati orrori: ma Gaia non rimase a guardare …

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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