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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Ci pensa Gaia

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Figli miei e di un padre scellerato, se voi volete/obbedirmi potremo vendicare il malvagio oltraggio del padre/vostro, che per primo concepì opere infami” sono i versi 164-166. Come anticipavo in chiusura del nostro ultimo incontro Gaia, il femminile, l’archetipo del potere che non ha bisogno di controllare artificiosamente poiché è causa naturale di sé, ecco che Gaia, come recita la citazione, decide di passare all’azione. La grande Madre si rivolge ai figli che “un padre scellerato” le impedisce di generare, cancellando la peculiarità che la rende ciò che è e li esorta ad obbedirle per vendicarsi. Possiamo affermare di aver già messo sufficiente carne al fuoco, ma ancora non siamo al piatto di portata mentre è utile illuminare e specificare alcuni concetti già impliciti in queste prime righe e che saranno determinanti per la comprensione “altra” del prosieguo.

In che senso Gaia è archetipo del potere ma altro dallo stesso in senso convenzionale? Per chi segue questa rubrica con continuità rimando ad una argomentazione di carattere storico condotta ormai due anni or sono sulle civiltà gilaniche, per tutti riprendo il concetto centrale di quella argomentazione. Prima del costituirsi della struttura statale come la intendiamo oggi, non è che non esistesse la civiltà umana, semplicemente era profondamente diversa da quell’unica modalità con la quale circa tremila anni di storia, o meglio, di storiografia, ci hanno indotto a concepirla. Alle origini la comunità umana era un’aggregazione spontanea e naturale di esseri cooperativi, per natura o necessità al momento poco importa, nella quale non esisteva il concetto di proprietà sulla materia e, tanto meno, sui propri simili. Per intenderci, non aveva luogo il concetto di “mio terreno” ma nemmeno “mia donna”, “mio figlio”. La coppia era estremamente aperta, come in tutte le comunità poligamiche. (NB: non è incisa nell’essenza dell’essere umano la monogamia, è una sovrastruttura indotta da un preciso percorso della società) Anche in un simile contesto donna non aveva necessità di documentare il proprio legame con il figlio, ovviamente, lo aveva generato, non poteva avere dubbi al riguardo. Meno certi erano i collegamenti tra il nato ed il maschile, alla luce dell’assenza della monogamia come del peccato e dell’illegalità individuata in rapporti extra coniugali che, evidentemente, non potevano esistere. Ed ecco l’insorgere della peggiore delle depravazioni: l’invidia. Con buona pace dell’amico Sigmund, ma quale invidia penis? La prima invidia non fu nemmeno quella di Lucifero verso Dio, ma quella del maschile nei confronti del femminile. Dall’invidia, dalla frustrazione, dall’incapacità di accettarsi per quello che si è, ecco nascere il bisogno di controllo … il potere contro natura … lo Stato al maschile. Rimando ad un ulteriore appuntamento lo sviluppo di questa argomentazione e torno alla Teogonia senza, però, dimenticare che lo scontro tra Gaia ed Urano non può essere banalmente letto come un contrasto coniugale ma va collocato nel più ampio svolgersi della fenomenologia dello spirito, per dirla con le parole dell’ iper-statalista Hegel

Non abbiamo sufficiente spazio per presentare anche lo sviluppo della vicenda che analizzeremo nei prossimi appuntamenti, intanto è interessante sottolineare la strategia politica ed oratoria di Gaia che, se anche non è afflitta dall’urgenza del controllo, è indubbiamente abile nel pilotare l’intera vicenda. Intanto ottiene l’appoggio dei figli, evidentemente l’interesse della madre di vederli nascere coincide con l’istinto di sopravvivenza degli stessi; la responsabilità di un eventuale violenza è già sulle spalle di chi la subirà, il padre infame. L’obbedienza alla madre è indispensabile quanto inevitabile! L’altro aspetto interessante è che l’azione progettata da Gaia rappresenta l’archetipo della rivolta dei più deboli nei confronti di un potere all’apparenza invincibile: la rivoluzione! In realtà il potere posticcio e fragile di Urano presenta tutti i limiti della fallocrazia, tutte le paure del maschio che ha bisogno sia fisicamente che psicologicamente dell’esibizione di forza erettile: lo scettro, appunto. Il messaggio di Gaia è che la storia può essere cambiata, che chi comanda può essere sconfitto, solo non puntualizza il non trascurabile dettaglio che il vero potere, da sempre il suo, viene confermato, non sconvolto. La natura vince sull’invasività della logica dei veri più deboli, un apparente paradosso che rovescia l’ottica fino ad ora indicata: non amo le prospettive “definitive”, la realtà esiste solo nell’angolazione dell’osservatore, mai in valore assoluto, ma anche questo è un argomento troppo ampio per affrontarlo ora. Torniamo al progetto della Madre: Gaia è una rivoluzionaria professionale, nell’ottica leninista, guiderà fino alla vittoria chi, altrimenti, sarebbe votato inevitabilmente a soccombere. Ha comunque bisogno della manovalanza per la rivoluzione, non può essere certo lei ad agire, manifesterebbe un anelito al potere che non le si addice, ed ecco che, immancabile, troverà il suo braccio armato, ovviamente un altro maschio.

“[…] Crono dai torti pensieri/rispose con queste parole alla madre sua illustre:/”Madre, sarò io, lo prometto, che compirò questa/opera, che d’un padre esecrabile cura non ho, sia pur mio, che per primo compì opere infami” ( vv. 168-172). Crono coglie immediatamente la logica della madre e la giustificazione etica compresa, non agisce per avere il potere paterno, almeno così afferma, ma in nome della giustizia. Vedremo più oltre come si presenteranno gli avvenimenti a seguire e che ci offriranno un interessante scorcio interpretativo, per ora osserviamo il comportamento di Gaia: “[…] gioì grandemente nel cuore Gaia prodigiosa,/e lo pose nascosto in agguato; e gli diede in mano/la falce dai denti aguzzi e ordì tutto l’inganno” (vv. 173-175). La Madre ha scelto: tra il compagno di letto ed i figli nessun dubbio. Ne segue che l’inganno è lecito ed il fine benedetto. Bisogna solo aspettare il momento opportuno. Quale circostanza migliore se non quella nella quale il maschio, preso da desiderio sessuale, potente della sua erezione, tracotante nella sua ottusa virilità, si avvicina alla femmina oggetto delle sue brame? È indifeso, a guardia bassa, nel tutto ignaro di quanto la femmina possa essere letale, ingannevole, progettuale così come inconsapevole del male compiuto che vedeva come una necessità inevitabile: il potere al maschile è decisamente ottuso! Ed ecco che Urano si avvicina nella notte “e attorno a Gaia/desideroso d’amore incombette e si stese”.

Dobbiamo, per motivi di spazio, rinviare al prossimo incontro la conclusione del nostro argomentare, ma una settimana per sedimentare tanti eventi può essere utile

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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