Sentenza

Atti di bullismo contro il compagno disabile, studente savonese condannato a 18 mesi

Era accusato di stalking e lesioni, più volte ha spento sigarette sulle mani di un ragazzo autistico

bullismo

Savona. Nel gennaio 2018 uno studente savonese (Edoardo Perrone, allora 18enne) era stato colpito da un divieto di avvicinamento ad un compagno di classe disabile (anche lui maggiorenne) nei confronti del quale avrebbe commesso una serie di gravi atti di bullismo. Una vicenda per la quale oggi è stato condannato dal giudice De Dominicis a 18 mesi di reclusione (con sospensione condizionale della pena) più una provvisionale di 5 mila euro a favore della vittima. Una pena inferiore a quella richiesta dal pubblico ministero Elisa Milocco (3 anni e mezzo). Le motivazioni della sentenza verranno rese note entro 90 giorni. La difesa ha preannunciato che ricorrerà in appello.

I fatti risalgono all’anno scolastico 2017/18. Il presunto autore delle “persecuzioni”, difeso dall’avvocato Paolo Nolasco, era accusato di stalking e lesioni nei confronti di un compagno di classe presso l’istituto Boselli Alberti. Secondo la contestazione del pubblico ministero Elisa Milocco, infatti, lo studente (che dopo il provvedimento cautelare aveva cambiato scuola), avrebbe sottoposto il compagno disabile – in concorso con un secondo compagno che però all’epoca dei fatti era minorenne, in seguito per lui dal Tribunale dei Minori è arrivata la “messa alla prova” – a continue prese in giro, umiliazioni, angherie, ma soprattutto una serie di maltrattamenti come quello di spegnergli le sigarette sulle mani.

Episodi gravissimi che, dopo essere stati denunciati alla polizia dai genitori dello studente disabile (ha una sindrome autistica), erano sfociati in una misura cautelare emessa dal gip Fiorenza Giorgi. Secondo la Procura gli atti di bullismo andavano avanti da diversi mesi, almeno da novembre 2017: lo studente disabile avrebbe subito continui scherzi (sarebbe stato preso a pallonate nelle ore di educazione fisica, ma gli avrebbero anche tirato addosso acqua e altri oggetti) e prese in giro che poi sarebbero degenerate nelle violenze fisiche dello spegnimento delle sigarette sulla mano (lesioni che gli sono state refertate in ospedale dove i medici le hanno ritenute compatibili con ustioni causate dalle sigarette).

In aula sono poi emersi i particolari su come è nata l’indagine. Il primo ad accorgersi dei segni sulle mani del figlio è stato il papà del ragazzo che durante la sua deposizione ha ricordato: “Era a cena da me e ho notato un segno sulla mano destra, chiaramente era quello di una bruciatura di sigaretta, tra pollice e indice. Allora gli ho chiesto di raccontarmi cosa fosse successo e lui mi ha detto ‘Papà mi hanno bruciato con la sigaretta’ e poi mi ha fatto nome e cognome del responsabile, spiegandomi che era accaduto nel tragitto tra stazione e scuola, in una galleria. Gli ho detto di stare tranquillo e ho cercato di minimizzare la cosa con lui”.

Poi i genitori del ragazzo si sono confrontati coi docenti e, a poche settimane di distanza dal primo episodio, ce ne sarebbe stato un secondo: a quel punto hanno deciso di andare in questura per raccontare quello che il figlio gli aveva riferito e sono partite le indagini.

“Dopo il secondo episodio – ha raccontato il padre del ragazzo disabile, che era parte civile nel processo con l’assistenza dell’avvocato Emanuele Tambuscio – mio figlio mi ha detto che uno dei suoi compagni (quello che all’epoca era minorenne) gli teneva la mano e l’altro (Perrone) lo bruciava con la sigaretta. Gli ho chiesto di farmi vedere dove era successo e mi ha portato nel sottopasso della stazione di Savona, sulla scalinata che porta ad un binario. Quando gli ho chiesto se gli aveva fatto male mi ha detto: ‘Papà ho sentito un milione di dolore'”.

A distanza di un mese, poi, ci sarebbe stato un terzo maltrattamento: “Dopo essere stato bruciato ancora mio figlio piangeva e diceva che non voleva più andare a scuola, era molto spaventato. Verso la fine dell’anno scolastico, quando i due compagni non erano più a scuola insieme a lui, è tornato ad essere sereno e mi ha detto: ‘Papà finalmente sono in pace e posso andare a scuola tranquillo'”.

Oltre che ai genitori, la vittima degli atti di bullismo ha raccontato le violenze subite anche al dirigente scolastico del suo istituto che, in aula, ha ricordato come è successo: “E’ stato un episodio stranissimo. Sono andata in laboratorio per parlare con l’educatrice del ragazzo di un’altra questione e lui si è alzato di colpo. Si è avvicinato e mi ha fatto vedere dei segni sulla mano e mi ha detto ‘mi hanno bruciato, mi aiuti’. Ho chiesto chi lo aveva bruciato e mi ha fatto i nomi dei due compagni aggiungendo che era successo in stazione, prima di venire a scuola. A quel punto mi ha abbracciata e poi si è rimesso al posto. Quel giorno mi dava l’impressione di volersi sfogare”.

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