IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Taglio dei parlamentari, ecco perché diciamo “No”

I territori perderebbero rappresentatività: l'eletto dovrebbe portare avanti le istanze di troppe persone e città, con esigenze talvolta diverse o addirittura contrastanti

Più informazioni su

Tra molte difficoltà politiche che hanno persino messo in dubbio la tenuta del governo, oggi è stato varato l’election day del 20 settembre. Si andrà alle urne per Regioni (anche in Liguria), Comuni, suppletive e per il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari, ed è su quest’ultimo che vorremmo soffermarci oggi, anche se l’esito favorevole al ridimensionamento di deputati e senatori è scontato.

Vediamo intanto di che si tratta. I deputati verrebbero ridotti da 630 a 400, i senatori da 315 a 200. Il numero di abitanti che eleggeranno il ‘loro’ deputato aumenteranno da 96006 a 151210. Per eleggere il senatore si passerà invece da 188424 cittadini a ben 302420. Occorrerà poi un’altra legge per ridisegnare i collegi.

La riduzione del numero dei parlamentari è uno dei principali cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle, ma il provvedimento è condiviso da larga parte dello schieramento politico, anche se non al completo. Chi se la sente di dire no al taglio delle ‘poltrone’, almeno pubblicamente?

Noi, ovviamente per quel poco che contiamo in questo contesto, ci aggiungiamo invece alle flebili voci contrarie. Rappresentare i cittadini è il più nobile compito che possa esserci in politica, intanto. Se poi un deputato o un senatore delude, non fa il suo lavoro o, peggio, ruba, gli elettori avranno modo di punirlo alla consultazione successiva. 

I risparmi sono certamente consistenti quando si snocciolano le cifre, ma in realtà non pesano in maniera considerevole come si vuol far credere se contestualizzati nel bilancio di uno Stato che spreca valanghe di denaro in maniera ben peggiore. Arriviamo così a quella che ci sembra la ragione principale a sostegno del nostro “no”. 

I territori perderebbero rappresentatività, non avrebbero più un riferimento certo perché l’eletto dovrebbe portare avanti le istanze di troppe persone, di troppe città, con esigenze talvolta ben diverse o addirittura contrastanti tra loro. Si allargherebbero i confini dei collegi, spingendosi ancor più di oggi a cavallo di una provincia e l’altra e di una regione e l’altra. 

La ‘vecchia’ figura del deputato o senatore che al venerdì torna nel suo collegio sa tanto di Prima Repubblica? Forse, ma conoscere da vicino i problemi di un territorio e farsene carico a Roma è un compito preciso di ogni rappresentante del popolo. Ma se il territorio è troppo vasto questo compito diventa difficile se non impossibile. 

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da stregatta

    Perfettamente d’accordo sul “NO”, è proprio come voterò al referendum.

Vuoi leggere IVG senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.