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Sanzionato 8 volte durante il lockdown, 5.000 euro di multe: il ricorso di un agricoltore di Calizzano

Difeso dall'avvocato Bodda: "Verbali assurdi e ingiustificati, auspichiamo una completa archiviazione"

Calizzano. Un vero e proprio record in Liguria: 8 sanzioni per una serie di violazioni del Dpcm governativo legato al lockdown e all’emergenza Coronavirus che imponeva, tra l’altro, anche il divieto di spostamento tra i comuni. Protagonista della vicenda un agricoltore di Calizzano, G.N., 51 anni, che si è visto infliggere una serie di sanzioni da parte dei carabinieri in quanto sorpreso fuori dal comune di residenza, impegnato nelle sue attività agricole in alcuni terreni situati in differenti località del savonese. In tutto 5 mila euro di multe.

L’agricoltore è stato infatti sanzionato tra marzo, aprile e maggio, durante i suoi spostamenti. Per questo ha deciso di presentare ricorso formale alla Prefettura di Savona per chiedere l’annullamento dei provvedimenti a suo carico e si è così rivolto ad un legale.

L’avvocato Erik Stefano Carlo Bodda, del foro di Asti, ha così formalizzato il ricorso contro i verbali di accertamento degli illeciti amministrativi, spiegando passo dopo passo le ragioni del suo assistito, anche in relazione alla sua attività di agricoltore: “C’è stato un vero cortocircuito istituzionale e decine di sanzioni sono state elevate agli agricoltori: in realtà la stessa ministra Bellanova aveva rassicurato i produttori agricoli con partita Iva e non professionali riguardo alla possibilità di effettuare senza limitazioni la propria attività su tutto il territorio nazionale, ma così non è stato, almeno in Liguria” afferma.

“Ora la parola passa ai ricorsi, in quanto il Dpcm che imponeva la quarantena, ad esempio, è già stato ritenuto da diversi giuristi incostituzionale: in buona sostanza un atto amministrativo, un Decreto, sebbene proveniente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, a parere di autorevoli dottrine non poteva limitare e comprimere diritti fondamentali e di rango gerarchicamente superiore come quelli fondamentali della prima parte della Costituzione Italiana” spiega il legale nelle motivazioni del ricorso, presentando diverse citazioni giuridico-costituzionali sul tema.

Tra l’altro, stando a quanto riportato nel medesimo ricorso, il legale astigiano ricorda che la condotta penale relativa alla violazione del medesimo Dpcm è stata stralciata con il decreto legge 25 marzo 2020 n. 19 e quindi con la conseguente archiviazione dei procedimenti che erano stati aperti, ma resta l’ambito amministrativo e sanzionatorio. Il decreto in questione contempla espressamente una precisa ipotesi di condotta penalmente rilevante solo quando il soggetto risultato positivo al virus Covid-19 vìola il divieto di rimanere in casa in quarantena: in questo è punito con l’arresto da 3 mesi a 18 mesi e l’ammenda da 500 a 5.000 euro, ma non è certo il caso dell’agricoltore di Calizzano.

Inoltre, nell’ambito del dispositivo del ricorso è stata evidenziata la chiara motivazione di lavoro che giustificava lo spostamento dell’agricoltore, che in un caso era stato sorpreso dai militari ad attingere acqua per irrigare i suoi terreni.

In Italia si sono verificati altri casi di agricoltori professionali sanzionati, nonostante fossero una categoria considerata “essenziale” e garantita dal codice Ateco 01: “Si invitano tutti gli agricoltori sanzionati e le associazioni di categoria a presentare i ricorsi, in quanto è diritto degli agricoltori farlo” conclude il legale, che ha richiesto la formale archiviazione di tutti gli atti emessi nei confronti dell’agricoltore di Calizzano.

Ora, se non ci sarà un provvedimento di annullamento delle sanzioni da parte della Prefettura di Savona, all’agricoltore arriverà una ingiunzione di pagamento: a quel punto si dovrà ricorrere al Giudice di Pace.

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