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Sanac di Vado Ligure, Benveduti: “Nececessario un nuovo incontro al Mise per salvaguardare la filiera dell’acciaio”

"Finora dal Governo abbiamo ricevuto solamente vaghe dichiarazioni"

Savona. “Il territorio savonese, negli ultimi decenni, ha sofferto pesantemente la de-industrializzazione e il conseguente decremento occupazionale, venendo riconosciuto quale di ‘area di crisi complessa’. Per rilanciare queste zone, ma, più in generale, un comparto industriale, da sempre determinante nell’economia della nostra Nazione, servono chiare strategie e visioni manageriali a medio-lungo termine“.

A comunicarlo Andrea Benveduti, assessore regionale allo sviluppo economico di Regione Liguria, che specifica: “L’imbarazzante braccio di ferro tra Arcelor Mittal e Governo, a cui stiamo assistendo oramai da mesi, rischia di costare caro anche a Sanac di Vado Ligure, azienda che produce materiali refrattari e strutturata per lavorare quasi in esclusiva per il gruppo siderurgico franco-indiano (che ne copre oltre il 70% del fatturato)”.

“Da metà gennaio Mittal pare abbia anche sospeso i pagamenti correnti, costringendo di fatto l’azienda a interrompere la produzione e attivare la cassa integrazione per buona parte del personale – afferma Benveduti – Abbiamo più volte ribadito al competente ministero dello sviluppo economico la necessità di salvaguardare il ciclo dell’acciaio, indispensabile per lo sviluppo industriale del Paese, e di conseguenza anche tutto il relativo sistema occupazionale collegato, fino ai 78 lavoratori di Sanac“.

“Richiederemo, assieme al sindaco di Vado Ligure Monica Giuliano, di convocare una nuova sessione dell’esistente tavolo di confronto per focalizzare nuovamente l’assoluta esigenza di un piano industriale nazionale a medio-lungo termine per tutta la filiera dell’acciaio” ci tiene a dire l’assessore regionale.

Poi conclude: “Finora dal Governo abbiamo ricevuto solamente vaghe dichiarazioni, più ideologiche che sostanziali, scevre di una visione che deve avere come stella polare l’interesse nazionale e l’efficienza industriale piuttosto che banale propaganda politica. L’ex Ilva (così come il suo indotto) è, e deve rimanere, un valore della nostra Nazione, della nostra cultura operaia, industriale e imprenditoriale”.

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