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Lettere al direttore

Pierino Prati: se n’è andato un pezzo della nostra storia

di Luciano Angelini e Franco Astengo - dal blog: "Storia del calcio savonese"

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E’ capitato di sera, tanti anni fa, di capitare dalle parti del Prolungamento e nello spiazzo antistante il monumento Garibaldi con qualcuno che tirava fuori un pallone e allora si cominciava a giocare a ritmo indiavolato, con due pietre per porta e c’era chi tutto sudato reclamava per un presunto fallo subito.

E’ capitato di giocare partite tra Bagni Italia e Bagni Olimpia sulla vecchia Valletta, in piena estate, con in campo 5 0 6 giocatori di Serie A e di Serie B suddivisi tra le due squadre.

E’ capitato di trascinare Giovanni Trapattoni, in vacanza ad Arenzano (mica alle Maldive) per giocare una partita tra amici sempre alla Valletta e di trovare il campo chiuso perché Dodo Vacca aveva dimenticato di avvertire il custode Macciò: così tutti a casa.

Sono capitati tanti altri episodi e con noi, con il nostro gruppo di amici, c’era Pierino Prati, il braccio armato di Gianni Rivera, capocannoniere della Serie A, Nazionale, uno dei più forti giocatori italiani nei meravigliosi anni’60.

Pierino è morto questa sera, 22 giugno: leggere la notizia sul televideo e sobbalzare, pensare al passato e volerne scrivere è stato un solo pensiero, in un attimo.

Pierino è stato uno dei grandi protagonisti dell’avventura dell’ultimo Savona in Serie B, quello della stagione 66 – 67 terminata con la “fatal Catania” e l’inopinata retrocessione che nessuno voleva, nemmeno i cavallereschi avversari catanesi.

Era arrivato a Novembre, un colpo gobbo della gestione Dapelo così attenta agli attaccanti e così chiusa a rinforzare la difesa e soprattutto la porta.

In 29 partite aveva segnato 15 goal, come il suo compagno di linea Glauco Gilardoni, pervenuto in bianco blu anche lui come rinforzo novembrino ma con estrazione Genoa.

Una coppia micidiale.

Pierino poi tornò al Milan, diventò l’astro del calcio italiano che abbiamo descritto, giocò anche con Roma, Fiorentina e nel campionato americana con Toronto e poi tornò a Savona, chiamato da “Roccia” Persenda, a salvare la squadra in un difficile campionato di C2. Tra la stagione 1978 – 79 e quella 80 – 81 altre 79 presenze e 39 reti.

Abbiamo ricordato però un Prati precedente alla militanza nel Savona FBC: un Prati ragazzo, calciatore molto promettente nel vivaio del Milan che frequentava già Savona per motivi balneari.

E’ grande la commozione di questo momento, il ricordo di tempi lontani, di amicizie profonde e mai dimenticate.

Luciano Angelini, in un suo bel pezzo già pubblicato sul nostro blog ha ricordato la vicenda molto particolare del suo rientro al Milan, dopo la stagione savonese.

Ecco di seguito:

Pierino Prati a Nereo Rocco non piaceva. Era la stagione 1967-68. Il Milan era passato da Felice Riva, che, dopo averlo ereditato da Andrea Rizzoli era finito in bancarotta e aveva dovuto rifugiarsi a Beirut, all’epoca una specie di paradiso in terra, lo aveva ceduto a Luigi Carraro e al figlio Franco, ambizioni nello sport (è tutt’oggi membro del Cio) e nella politica (socialista con esperienze come sindaco di Roma e in Parlamento). A fargli cambiare idea fu Aldo Dapelo, deus ex machina del Savona Fbc in serie B e seguenti, con un’offerta da 200 milioni. Prati, dirottato in autunno al Savona dopo una breve quanto deludente esperienza alla Salernitana, era esploso in maglia biancoblu segnando segnando 15 gol (capocannoniere con Gilardoni e Francesconi della Samp). Dapelo, che di calcio ne masticava parecchio, fiutò l’affare e si presentò a Milano con 200 milioni sull’unghia. L’affare stava per andare in porto. Ma Rocco, consigliato da Gianni Brera (“Paron, guardi che Dapelo è uno che di calcio se ne intende”), cambiò idea. E fu ripagato.

Prati divenne l’uomo-gol dello scudetto 1967-68 e l’eroe di Madrid nella finale di Coppa dei Campioni con tre reti all’Ajax di un certo Cruijff (risultato finale 4-1, di Angelo Benedicto Sormani il quarto gol; di Vasovic su rigore la rete della bandiera degli olandesi). E’ il caso di ricordare che il “Paron” aveva impostato la squadra secondo un modulo che lui chiamò Maginot: Cudicini in porta, Anquilletti, Schnellinger, Rosato, Malatrasi difensori; Lodetti mediano di spinta; Trapattoni, che annullò Cruijff, interno arretrato; Rivera in regìa davanti alla Maginot; Hamrin ala di appoggio sull’out destro; Sormani e Prati di punta.

Addio Pierino.

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