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Pesca sportiva nel lago di Osiglia, Enpa: “I pesci d’allevamento distruggono la biodiversità e la fauna ittica originaria”

Enpa attacca anche il Comune per "non aver organizzato il ricovero e la cura dei gatti liberi feriti e malati"

Osiglia. Ricomincia la pesca sportiva nel lago di Osiglia e la Protezione Animali savonese si chiede “come sia possibile permetterla in un Sic (sito d’importanza comunitaria) e liberarvi ogni anno quintali di poveri pesci d’allevamento che vanno a distruggere la biodiversità e la preziosa fauna ittica originaria”.

Enpa ricorda “sconsolata che l’anno scorso il comune rifiutò di sospendere l’attività, in presenza di una eccezionale siccità e teme che, primo o poi, venga autorizzato l’abbattimento di un numero prestabilito di cormorani, ‘colpevoli’ di mangiare i pesci liberati per gli ‘sportivi’; ma continua a sperare che il Comune di Osiglia e la Tirreno Power, gestore della diga, investano invece in attività ricreative ecosostenibili come il canottaggio, il ciclocross, l’escursionismo, il nuoto e le immersioni o le semplici passeggiate lungo il lago ad osservare ambiente ed animali, senza canne da pesca e fucili”.

Ma per l’Enpa “si è aggiunto nei giorni scorsi un’altra cocente delusione; una gatta di una colonia felina di Osiglia, gravemente malata, è stata recuperata dalle ambulanze veterinarie per conto del servizio veterinario dell’Asl2 e consegnata ad un ambulatorio veterinario privato ed è ora ospitata dall’Enpa per le cure”.

“Malgrado la legge imponga infatti ai comuni, da ben 25 anni, di organizzare il ricovero e la cura dei gatti liberi feriti e malati, Osiglia è tutt’ora inadempiente; e così alla povera gatta, con un tumore al viso non più operabile, Enpa garantirà comunque le cure palliative disponibili e, con la collaborazione della volontaria che accudisce la colonia, la migliore ospitalità per il poco tempo che le resta da vivere; ma ha richiamato il sindaco ai suoi obblighi di legge ed al pagamento delle spese, anche se le richieste inviate per altri sette gatti ai colleghi succedutisi dal 2009 al 2014 sono sempre rimaste inevase: troppo indaffarati nella pesca a pagamento”.

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