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Ospedale di Cairo, i dipendenti incontrano i sindaci: “Ci siamo sentiti soli, pronti ad azioni forti”

I primi cittadini hanno garantito: "Non siamo disposti ad aspettare. Garanzie dalla Regione? Speriamo non siano solo promesse"

Cairo Montenotte. Distretto Socio Sanitario, dipendenti dell’Ospedale di Cairo Montenotte e Comitato Sanitario della Val Bormida ieri sera si sono riuniti a Teatro Chebello per discutere delle sorti del nosocomio. “Ci siamo sentiti soli, chiediamo ascolto e unione di intenti”, questo l’appello del personale sanitario del San Giuseppe, sempre più allarmato per una possibile chiusura. “A voi sindaci chiediamo un confronto in Regione, vogliamo sentire con le nostre orecchie le motivazioni che hanno portato a questa situazione non solo da operatori, ma anche e soprattutto da cittadini – proseguono – Il nostro territorio merita un ospedale vero, siamo pronti anche ad azioni forti”.

In attesa della privatizzazione, infatti, il nosocomio cairese ha subito continui depotenziamenti, che hanno causato la chiusura di reparti, la mancata manutenzione dei macchinari, la riduzione del personale e la tanto discussa trasformazione del Pronto Soccorso in Punto di Primo Intervento (quest’ultimo a causa del Covid-19 il 20 marzo scorso ha chiuso i battenti).  La data di riapertura dovrebbe essere il prossimo primo luglio, ma non mancano le perplessità. Anche per il PPI non è previsto l’accesso diretto, in caso di necessità il paziente non potrà recarsi spontaneamente presso l’Ospedale San Giuseppe, ma dovrà rivolgersi al 112 che lo devierà nella struttura più adatta ad occuparsi delle sue cure.

All’unisono i sindaci del Distretto Sanitario assicurano la loro volontà di collaborazione con un unico e primario intento: salvaguardare l’ospedale e i suoi dipendenti. “Non siamo disposti ancora ad aspettare – dichiara fermamente il primo cittadino di Cairo Paolo Lambertini – Attualmente sono tre i punti che intendiamo chiarire il prima possibile. Innanzitutto vogliamo sapere quando riavremo una riapertura dell’ospedale almeno nelle condizioni precedenti risalenti ai mesi scorsi. Poi quali sono i tempi per riavere un Pronto Soccorso e ovviamente nell’attesa della sua rinascita quali saranno le sorti del nosocomio”. “Non si tratta di risposte, ma di conferme – specificano all’unisono il sindaco di Cengio, Francesco Dotta, e di Pallare, Sergio ColomboLa Regione ci ha garantito che la chiusura del PPI sarebbe stata temporanea, speriamo non siano state solo promesse”.

Il Distretto Socio Sanitario lo scoprirà giovedì sera, quando durante la conference call programmata con l’assessore Sonia Viale potrà chiedere nuove delucidazioni e si farà portavoce delle difficoltà illustrate dal personale dell’ospedale, con cui si è dimostrato pronto a cooperare e sostenere. “Dobbiamo dare voce ai valori del nostro territorio e garantire la qualità della vita in Val Bormida – commenta il sindaco di Carcare De Vecchi – e l’ospedale è essenziale. Ci impegniamo a portare le vostre testimonianze nelle sedi istituzionali e nel caso servisse, siamo disposti a dare il nostro appoggio a future iniziative”.

Ultima richiesta degli operatori sanitari: rendere più accessibili le informazioni agli anziani. “In Val Bormida una buona percentuale di cittadini è anziana, in molti non hanno accesso ai social e a internet e molto spesso non riescono ad essere informati sugli orari e i giorni in cui possono accedere alle cure”. Confusionaria, infatti, è stata anche la comunicazione dei servizi svolti all’interno dell’ospedale, che ad oggi è così programmata. Le attività di diagnostica radiologica, di laboratorio, di fisioterapia sono aperte su prenotazione diretta da parte dei medici di famiglia per le prestazioni urgenti. Nelle mattine di lunedì, mercoledì e giovedì si può accedere agli ambulatori di diabetologia e dalle 10 alle 16 di lunedì e giovedì ai laboratori di pneumologia. Orario ridotto anche per la cardiologia, il day hospital e la dialisi sono aperti solo lunedì, mercoledì e venerdì (da sottolineare la mancanza di un rianimatore nel reparto dialisi). Sono garantiti il servizio di Guardia medica e quello dell’automedica in grado di intervenire sui casi di emergenza nel territorio valbormidese, in stretta collaborazione tra il servizio del 118 e le pubbliche assistenze.

Sulle sorti dell’Ospedale di Cairo, dunque, al momento aleggia ancora l’incertezza. Ma dopo l’incontro di ieri sera, l’argomento privatizzazione non è all’ordine del giorno: il primo obiettivo, ora, è riportare il San Giuseppe almeno alla sua normalità.

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