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Liguria, un fondo da 10 mila euro per i neo maggiorenni: la proposta di legge del PD

Garibaldi: "Il fondo per ragazzi in difficoltà punta a ridurre le disuguaglianze con aiuti per la casa, lo studio e l'avvio di un'attività economica"

Liguria. “Un contributo economico di 10 mila euro per i neo maggiorenni liguri provenienti da famiglie in difficoltà, in modo da ridurre progressivamente le disuguaglianze sociali”. È questo il cuore della proposta di legge del consigliere regionale del Partito Democratico Luca Garibaldi, sottoscritta da tutto il gruppo del Pd, dal Movimento 5 Stelle, da Linea Condivisa e da Italia Viva.

“L’obiettivo della legge – spiega Garibaldi – è introdurre, in maniera sperimentale, una serie di nuovi strumenti regionali che favoriscano l’autonomia delle nuove generazioni, riducendo le disuguaglianze d’accesso ai percorsi di autonomia, che in Italia e nella nostra regione sono purtroppo molto forti”.

“Le risorse – continua il consigliere regionale del PD – saranno progressivamente accantonate all’interno di un fondo, definito ‘Futura Umanità‘, che sarà anche uno strumento di garanzia e di investimento per alcuni tipi di azioni ‘di cornice’ e integrate all’autonomia delle nuove generazione, come il tema della casa (con un fondo di garanzia per l’acquisto della prima abitazione per le nuove generazioni e il rafforzamento degli strumenti per l’affitto e la morosità incolpevole), il diritto allo studio (borse di studio o meccanismi per calmierare gli affitti universitari sul libero mercato), sostegno alle attività economiche, forme di microcredito o recupero del patrimonio pubblico a fini associativi, culturali e aggregativi delle nuove generazione e continuità al finanziamento del recupero dei beni confiscati alla mafia”.

La proposta, elaborata assieme a Genova che Osa, si ispira ai lavori del Forum Disuguaglianza Diversità, che da tempo sollecita l’introduzione di una forma di eredità di autonomia per i neo maggiorenni, come base economica in grado di costituire uno spazio di autonomia rispetto ai percorsi di vita e ai condizionamenti sociali, culturali, relazionali che possono limitare l’autonomia delle nuove generazione.

“Un tema che oggi assume un’importanza fondamentale – continua Garibaldi – visto che stiamo affrontando la peggiore crisi economica e sociale dal dopoguerra. Una crisi che rischiano di pagare ancora una volta, molto di più le nuove generazione, amplificando le differenze già presenti in Liguria”.

L’idea del Piano di Autonomia dei giovani parte proprio da qui: “Da una regione – precisa il consigliere del PD – caratterizzata da profonde differenze basate sulla provenienza economica e sociale che disegna, evidentemente, due tipi di liguri, chi riesce ad avere opportunità di crescita e chi invece quelle opportunità non le ha. Tra chi avrà sicuramente più facilità ad arrivare a un pieno e soddisfacente sviluppo della propria persona e chi, forse, dovrà rinunciare ai propri progetti e adeguarsi alle necessità”.

“Gli elementi di maggiore differenziazione vanno dal tipo di scuola che un ragazzo o una ragazza frequentano, dalle amicizie di cui sono circondati, dalle realtà in cui crescono e dalle situazioni economiche, sociali ed educativi delle famiglie di provenienza. Queste differenze, presenti specialmente tra i giovani – prosegue Garibaldi – devono convincere la politica a fare uno sforzo maggiore, mettendo in campo interveniti nuovi come questo fondo che assegna fino a 10 mila euro a ciascun maggiorenne”.

Un ruolo centrale nella definizione di questa strategia sarà rappresentato dal Patto per l’Autonomia, un documento di indirizzo politico-programmatico che il Consiglio Regionale delibererà all’inizio della legislatura, con il parere, obbligatorio e non vincolante del Forum Regionale dei Giovani.

“Per incentivare l’utilizzo di questo fondo – spiega Garibaldi – la legge propone l’introduzione di specifiche agevolazioni fiscali sotto forma di credito di imposta IRAP, per i soggetti che vogliano aderire ai progetti di garanzia e autonomia, con l’istituzione quindi di un ‘Bonus futuro’, che possa anche contare su contributi privati”.

“In sede di prima applicazione – conclude il consigliere regionale del PD – si prevede l’adozione di una sperimentazione del reddito di autonomia, a partire dalle zone a più alta marginalità sociale. Inoltre si definisce un percorso che consenta ai soggetti che beneficiano del contributo, di presentare un Piano Individuale di Azione, che permetta di conoscere gli utilizzi ipotizzati del fondo (risparmio, educazione, attività impresa, acquisto di beni)”.

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